Il lavoro nella vita della Signora Acarie

Il lavoro nella vita della Signora Acarie

Quando, all’età di 22 anni, Barbe Acarie fu colpita dalla frase: “troppo avaro è a chi Dio non basta”, la prese alla lettera e cambiò radicalmente la propria vita: Dio mi basta, quindi, ormai, ignoro tutto ciò che non è Dio, ignoro il mondo, tutto è superfluo. Si sforzò sin da subito, con gioia, di vivere alla sola presenza di Dio. Ma non era ciò che Dio si aspettava da lei e le mostrò che doveva, quando si presentava l’occasione, di distaccarsi da Lui e servirLo nel prossimo.
Allo stesso modo, la giovane donna cominciò a praticare sistematicamente il suo amore di Dio, non solo nella preghiera, ma anche nel e con il servizio al prossimo. Era l’inizio di un’attività straordinariamente intensa, di un lavoro estremamente fecondo, di impegno costante, di un lavoro personale o di squadra, in comunità, eccellente e in più ambiti, perché restava in grazia di Dio, passando, senza distogliersi, dall’azione alla preghiera, e in questo modo vivere le valeva tutte le grazie necessarie.

IL LAVORO NELLA VITA DELLA SIGNORA ACARIE

Conferenza di MICHEL PICARD

Trattare il rapporto della signora Acarie sul lavoro è un piacere per tre ragioni fondamentali :

  • prima di tutto, tutti sanno cos’è il lavoro e ne hanno una propria e maturata esperienza; dunque non è necessario spiegare il concetto.
  • In secondo luogo, le testimonianze al processo di beatificazione-canonizzazione di Suor Maria dell’Incarnazione abbondano di indicazioni molto concrete sul lavoro, di quello della signora Acarie e di quello della sua cerchia, posto sotto la sua autorità.
  • Infine, Madame Acarie ha eccelso in quest’ambito lavorativo, è un modello, in gran parte comprensibile, e in qualche modo, imitabile; ognuno può trarne qualcosa dal suo esempio.

La signora Acarie è di certo conosciuta prima come mistica, ma anche per la sua carità e quest’ultima lei l’ha esercitata per molto tempo con i suoi domestici. Mi è sembrato anche più semplice studiare il rapporto della signora Acarie sul lavoro spiegando dapprima il suo comportamento di datrice di lavoro. In seguito citerò brevemente come si comportava con i lavoratori a giornata, da una parte, e dall’altra con gli operai specializzati e con gli artigiani. Poi mostrerò come ha svolto le sue funzioni di direttrice, in un certo senso, come si dice oggiQuando la chiarezza del proposito lo esigerà, utilizzerò il linguaggio attuale al quale siamo abituati, anche se si tratta di termini o nozioni allora sconosciuti; mi si perdoni questo anacronismo volontario. D’altra parte, per evitare al lettore di rifarsi a delle semplici citazioni, io abbinerò queste ad un asterisco quando una precisazione o un commento è aggiunto. Infine, i riferimenti non sono annotati, quando più di una citazione è fatta da più testimoni.. Vedremo poi cosa la animava nel suo lavoro personale : a titolo di esempio, descriverò la sua prima giornata al Carmelo di Amiens. Infine terminerò raffrontando il lavoro della signora Acarie al/ai lavoro/i dello/degli stato/i e alla sua missione primaria.

1. La signora Acarie, datrice di lavoro

Quando il Papa Urbano VIII ordinò l’apertura del processo apostolico, fissò il testo dei 23 “articoli sui quali bisogna esaminare i testimoni riguardo alla beatificazione di Suor Maria dell’Incarnazione”. Il quinto articolo era così formulato : “Essi (i testimoni) vogliono provare che lei ha avuto una grande cura della salute dei domestici, servitori e serve, e che furono un esempio di virtù e pietà a ognuno, ciò che è vero, pubblico”. Le dichiarazioni dei testimoni al riguardo non sono molto lunghe; esse rappresentano comunque il 7,5% dell’insieme, e costituiscono una documentazione preziosa per conoscere le relazioni tra Madame Acarie e il suo personale.

Per apprezzare queste relazioni, cerchiamo di dimenticare la nostra formazione di spirito molto segnata dal diritto del lavoro, influenzata dalle considerazioni molto più giuridiche che morali. Ricordiamoci d’altronde che le prime disposizioni legali in quest’ambito sono relativamente recenti (pensiamo ad esempio alla legge del 1841, sul lavoro infantile, e mettiamoci circa 240 anni prima). Invece, la Chiesa ordinò senza molto ritardo delle prescrizioni in ambito sociale. Così, gli statuti sinodali di Avignon del 1593 stipulavano che : “I preti devono … ricordare … ai padri di famiglia e ai maestri di accompagnare a Messa i loro bambini e i loro domestici” nei giorni di festa.

Era per Madame Acarie una ragione in più di prendersi cura dei suoi servitori e delle sue serve “quasi come dei suoi figliMadre Maria del SS Sacramento (di St Leu), 2236-173.”, e in primo luogo delle loro anime.

Ella favoriva la pietà dei suoi domestici in diversi modi. Così i testimoni assicurano che :

nonostante l’importanza delle sue occupazioni, trovava sempre il tempo per intrattenersi con loro su Dio e insegnare loro la pratica delle virtùM. Maria di Gesù (di Bréauté), 2235-607..
Quando le sue serve l’aiutavano a vestirsi, parlava loro delle virtù di cui avevano bisogno, e quando le andava a trovare o rendeva loro qualche servizio, lasciava scorrere sempre un breve discorso su Dio e la virtùJ.B. Truchot, 2235-287..
Ella stava sempre attenta a ciò che i suoi domestici non capivano mai “la perniciosa dottrina e i cattivi discorsi degli ereticiM. Maria del  SS. Sacramento (di St Leu), 2236-178.”.

In maniera più generale, ella vegliava con grande rigore affinchè i suoi domestici assolvessero il proprio dovere verso Dio : esercizi di devozione e dell’orazione mentaleD°, 2236-173., frequenza della Messa tutti i giorni, confessione e comunione nelle grandi feste, la prima domenica di ogni mese e anche più spesso, frequenza del catechismo a San Luigi in modo che non ignorassero nulla di ciò che è necessario alla fede, assistere, quando è possibile, alle litanie recitate nella cappella della casaJ. L’Espervier, 2235-576., lettura della vita dei santi in libri che dava loroA. Duval, libro p. 53 e 2236-317 e M. Maria del SS. Sacramento (di St Leu), 2236-173., comportamento adeguato per ottenere le indulgenzeM. Jeanne di Gesù (Séguier), 2235-814 e M. Maria di Gesù (Acarie), 2236-503..

Con la nostra mentalità moderna, siamo scioccati dalle esigenze del padrone : in un ambito prettamente personale, la padrona imponeva il suo Credo e la sua pratica religiosa. Una spiegazione è data da Santa Teresa d’Avila stessa quando apparve a Barbe nel 1601 per affidarle la missione di introdurre in Francia il Carmelo riformato; ella le disse : “Tu che ristabilisci la pietà in Francia…”. Questa riforma, ella la realizzava prima in casa sua, a tal punto che gli ospiti ne erano stupiti : “Ella aveva la propria casa così ben regolata che sembrava una famiglia di religiosiJ.B. Truchot, 2235-287. e ancora “ era una vera casa di Fede poiché coloro che vi vivevano si comunicavano così spesso, anche l’ultimo lacchè”J. L’Espervier, 2235-577..

Si sa, la signora Acarie si preoccupava anche del benessere del corpo e degli interessi altrui, in questo caso dei suoi domestici. Dapprima, e bisogna sottolinearlo perché non era usuale, ella “aveva una così grande cura di pagare tutti i suoi servitori e serve [che] mai nessuno se n’è lamentatoMichel de Marillac, 2236-811.”. Se qualche servitore era malato, “ ella aveva cura che nulla gli mancassse e che tutti fossero puliti. Dava l’incarico di curarli a coloro che lei sapeva in casa più portati alla caritàA. Duval, p. 54.”- li visitava spesso e talvolta lei stessa portava loro da mangiare. E faceva tutto ciò “con tale attenzione come se fossero stati i suoi figliJ. L’Espervier, 2235-577.”, “dicendo sempre qualche parola su Dio ai malati per incoraggiarli a sopportare il loro male con pazienza ed esortandoli anche a prendere tutto ciò che dava loro il medico. Se capitava che un servitore fosse per molto tempo malato, ella raccomandava con determinazione che non glielo facessero pesareA. Duval, p. 55.”.

Tra i servitori e le serve degli Acarie, bisognerebbe citare per prima Andrée Levoix, ma ciò domanderebbe tutta una conferenza e si studierebbe una sorta di caso particolare, visti i legami stretti con la sua padrona. Il comportamento di Barbe Acarie con i lacchè Etienne e Vincent è al contrario più superficiale e tuttavia esemplare.

Etienne, che sapeva leggere, come molti all’epoca, e anche scrivere ciò che era invece piuttosto raro, era molto devoto e coraggioso, “mai ozioso […], un grande esempio per gli altri servitori della casa2236-505., dice Marie Acarie, la maggiore delle figlie di Barbe. La sua padrona lo mise a lavoro presso un tappezziere di via Santa CroceN. Pinette de Charmoy, 2235-487. (Santa Croce della Bretonnerie, probabilmente, nel 4° arrondissement di Parigi). Quando ebbe finito il suo apprendistato, si ammalò e la signora Acarie lo ritirò dal suo lavoro. Egli ritornò poi a trovarla e le disse che aveva fatto voto di consacrarsi al servizio di Dio. Su consiglio della padrona, decise di servire da sacrestano ai confessori e ai preti del monastero dell’IncarnazioneA. Duval, p. 55 et 56.. Notiamo quindi riguardo a Etienne : il disinteresse di Barbe di privarsi di un ottimo lavoratore, la sua preoccupazione è assicurare il suo avvenire professionale, il mantenimento delle loro relazioni malgrado la differenza di condizione, l’attenzione di Barbe per la sua salute, il suo aiuto affinchè egli si liberi dagli obblighi verso il suo datore di lavoro in tappezzeria, i suoi buoni consigli per dirigere la sua vita verso il monastero.

Un giorno, il lacchè Vincenzo fu colto da peste bubbonica in casa Acarie. Barbe, non disse nulla agli altri servitori per non spaventarli, lo mise in un luogo appartato della casa, in una stanza dove entrava solo lei. L’assistette, servendolo, portandogli da mangiare, rifacendo il letto, curando il suo male, avendo cura che non gli mancasse niente fino alla sua guarigione. Sottolineamo l’immensa fiducia di Vincenzo verso la sua padrona e quindi il merito di questa fiducia alla signora Acarie, l’organizzazione che adotta : non il trasferimento immediato all’ospedale civile ma metterlo nella sua casa, la cura che si prende del malato e il rischio che corre personalmente per il benessere di Vincenzo e per la pace e la salute degli altri domestici. 

Molto attiva per il bene spirituale e fisico dei suoi servi, Barbe Acarie non era meno la loro padrona, la loro datrice di lavoro; ella li impiegava perché ne aveva bisogno. Come agiva, e in primo luogo come “selezionava” il suo personale ?

Ella accettava al suo servizio solo persone pie e irreprensibiliJ.B. Truchot, 2235-287., oneste e servizievolM. de Marillac, 2236-759.. Non tollerava la dissimulazione, le imprecazioni, i giochi a carte o d’azzardo, la pigrizia.A. Duval, p. 52 e 2236-316 e M. Maria di Gesù (Acarie), 2236-503.

Dal punto di vista del loro comportamento sociale, li voleva modesti nell’abbigliamento, onesti e riservati nelle parole, umili e composti nelle loro azioniS. Maria di Gesù (di Tudert), 2235-541 e M. Maria di Gesù (Acarie), 2236-506., caritatevoli gli uni verso gli altri; esigeva che parlassero dolcemente tra di loro e che vivessero come fratelli e sorelleA. Duval, p. 52 e M. Maria di Gesù (Acarie), 2236-504., che si aiutassero nelle necessità e ancor più nelle infermitàJ. B. Truchot, 2235-287.. Non tollerava né le discordie, né le urla, né le parole dissolute delle quali il prossimo può scandalizzarsiJ. L’Espervier, 2235-576., né la mancanza di carità e le acrediniJ.B. Truchot, 2235-287., a tal punto che una volta rimproverò una cameriera dell’aggressività che aveva avuto verso una compagnaA. Duval, p. 52.. Ma non amava nemmeno gli eccessi di rigoreA. Duval, 2236-317..

Ovviamente, Barbe doveva prendere talvolta delle risoluzioni; li puniva con grande attenzione di carità. “Se le sue serve avevano commesso qualche sbaglio in ciò che lei aveva richiesto loro, le riprendeva con una tale dolcezza e carità che sembrava più una madre che una padronaA. Duval , p. 54 e M. Maria di Gesù (Acarie), 2236-504.”. “Se uno dei suoi servitori si perdeva nel peccato, lo riprendeva subito con una punizione giusta e lo recuperava dall’errore, astenendosi sempre da parole ingiuriose o eccessiveA. Duval, 2236-317. ” e “quando, malgrado i suoi rimproveri ripetuti, dei dometici si ostinavano nei loro incresciosi comportamenti, li cacciava dalla sua casaJ. L’Espervier, 2235-576.”. Ma ci dice A. Duval : “La più grande pena che sentiva era quando bisognava rimproverare qualcuno; […] ella si sforzava per amore di Dio, e per non mancare all’obbligo verso chi era sotto la sua custodiaP. 54.”.

Le esigenze della signora Acarie non erano esagerate ? Bisogna prima notare che all’epoca l’impiego di domestici era riservato ad un’élite del popolo; dunque alcune sue rimostranze erano comuni a tutti i padroni. Al di là di ogni considerazione generale, “l’azienda Acarie” aveva uno scopo preciso : l’accoglienza, l’accoglienza dei prelati, priori, teologi così come poveri, prostitute, donne alla ricerca della congregazione religiosa che più si addiceva loro e anche, fino all’esilio di Pierre Acarie, nel 1594, ricevere le parti in causa e tante altre persone. Il clima della casa era quindi estremamente importante : la pace, la riservatezza, il rispetto, la benevolenza erano rigorosamente necessarie. E come c’era di solito molto lavoro, tutto il micromondo della signora (e del signor) Acarie doveva aiutarsi a vicenda senza recalcitrare all’occorrenza. Ricordiamo ciò che dichiara Nicolas Pinette de Charmoy : “ ho visto preparare in un giorno sette o otto volte la cena2235-489.”, e ciò che riporta Suor Anna di San Lorenzo, che aveva fatto delle sostituzioni di domestici in casa Acarie : “venuta la sera, esse [le solite serve] erano così stanche che non ne potevano più2236-59.”. Madre Maria del SS. Sacramento (di St Leu) conferma quest’abbondanza di lavoro e  la stanchezza delle serve, ma ricorda anche la ricompensa di queste : “c’era molto lavoro nella loro casa a causa di ospiti improvvisi e esse [le serve] non avrebbero saputo soddisfarvi se non per la contentezza di avere dopo, la sera, la loro padrona con loro. Dal momento che ella parlava loro, guardandole, ella le rasserenava tutte e rinnovava in loro il coraggio di fare bene2236-188.”.

2. La signora Acarie e i lavoratori a giornata

Nel 1603 la signora Acarie è stata colpita dalla precarietà della situazione dei giornalieri, all’epoca della costruzione del primo Carmelo. Ogni mattina andava al cantiere, e “passava per una piazza […] dove c’erano le persone che andavano per guadagnarsi la giornata, e le vedeva alcuni con un attrezzo, altri con un altro. […] Queste persone uscivano di casa senza sapere chi li impiegava né per cosa sarebbero stati impiegati. E quando li si  prende non si dice loro se avranno poca o molta fatica da fare; essi vanno, lavorano e sopportano la faticaM. Maria di S. Giuseppe (Fournier), 2236-101. La signora Acarie continuava la sua riflessione in uno slancio di riconoscenza verso la Provvidenza : “Così tutto dipendeva dalla Provvidenza”.”. Madame Acarie ha di certo impiegato persone di tale categoria. Il signor de Marillac ci informa al riguardo : “Tutti i giornalieri e operai che lavoravano per lei erano prontamente e ben soddisfatti e li trattava con tale amore, dolcezza e equità che avevano una particolare amicizia e devozione per lei2236-811.”.

Ella spesso ha agito per pura carità : “aveva così a cuore di impiegare [a proprie spese] questa povera gente per guadagnare la loro vita, quando non sapeva neanche cosa metterli a fare. Li impiegava in tempo di crisi per fare dei lavori a Monbrault dei quali si era dimenticata. […] li faceva lavorare quando non c’era lavoroM. Maria di S. Giuseppe (Fournier), 2236-101.”.

Si riconosce facilmente la situazione descritta nel Vangelo … e l’attualissima piaga della disoccupazione, non solo di operai ma anche di tutti gli altri lavoratori.

3. La signora Acarie e gli artigiani

Il tagliatore di pietre Marguerin Goubelet ha lavorato sotto la guida di Barbe al monastero Notre Dame des Champs a Parigi, poi a quello di Pontoise, sicuro dal 1616, quando suor Maria dell’Incarnazione vi ha vissuto.  Egli dichiara2236-573., a proposito dell’ultimo periodo : “ero molto contento di poterle parlare perché, sebbene ella parlasse di costruzioni e cose simili, condiva a tal punto ogni cosa di spirito di devozione che tutto ciò che diceva serviva per edificarsi”. Ma questo professionista non dice nulla sulle sue condizioni di lavoro con Barbe.

M. Maria del SS. Sacramento (di St Leu) dà un’informazione precisa sui suoi rapporti con ogni persona : “la Beata dava consigli adatti alla vocazione di ognuno […]. Con  la stessa prudenza, si adattava ad ogni tipo di persona, le aiutava e consigliava […] secondo le sue capacità2236-209.”. Così, “sul cantiere, parlava agli operai con rispetto e molto dolcementeS. Anna di S. Lorenzo (di St Lieu), 2236-73.”. “ella parlava ai capomastri con grande prudenza e rispetto […ed essi] si stupivano spesso di sentirla parlare meglio del loro mestiere quasi più di loro stessiM. Agnese di Gesù (des Lyons), 2236-26”. “ella parlava agli operai con i loro termini e suggeriva loro delle ideeS. Maria del SS. Sacramento (de Marillac), 2235-719.. È in questo modo che si è comportata con “qualcosa più di cento operai impegnati nella costruzione del monastero e di tutti si prendeva curaM.Luisa di Gesù (Jourdain). 2236-725. A. Duval precisa nel suo libro, p. 134 : « questo le era un lavoro incredibile, vedersi tra queste officine e fra tanti operai […] per uno spirito che era estremamente portata al ritiro e alla solitudine”..

Tuttavia, c’erano delle tensioni. Allora, “bastava il suo sguardo che metteva tutti in riga, a rispettare e fare il proprio dovereM. Maria del SS. Sacramento (di St Leu), 2236-209.” e “sebbene qualche volta essi fossero in collera, lei rispondeva loro sempre con la stessa dolcezzaS. Maria del SS. Sacramento (de Marillac), 2235-719.”. Veniamo all’elenco degli artigiani. Il signor de Marillac ci informa in modo generico : “[agli imprenditori] lei manteneva in modo fermo la rettitudine che era una pura virtù […]. Diceva che bisognava rendere giustizia a Dio come agli operai e agiva rettamente in questa prospettiva […]. I commercianti e gli operai erano soddisfatti di lei più di chiunque altro, perché faceva loro conoscere la giustizia, con tale benevolenza e logica e con la benedizione di Dio, che restavano soddisfatti2236-810 et 811.”. Il signor de Marilllac continua le sue spiegazioni descrivendo il comportamento della signora  Acarie con i commercianti, ma si può comprendere bene attraverso gli imprenditori : “ella aveva una perfetta conoscenza del valore [delle materie e materiali impiegati], conosceva i loro prezzi, vedeva i loro documenti e diceva loro con franchezza : “ciò vi costa tanto, dovete guadagnare tanto, ecco il prezzo che vi è necessario, regolava le cose in modo così giusto che sia il commerciante che l’imprenditore non potevano contraddire”.

Quest’organizzazione molto razionale comportò lo stesso degli strappi, in un senso o nell’altro :

al monastero di Notre Dame des Champs, “quando vedeva che tutto era buono e che gli operai avevano ben lavorato, dava loro qualcosa in più della loro giornataA. Duval, p. 134.”.
Ma spesso si è rimproverata della sua durezza in affari, come racconta Madre Maria del SS. Sacramento (di St Leu) : “ [Quando era conversa a Pontoise], lei fece comprare qualche piccola cosa per le opere che faceva per i piccoli oratori del convento; disse il prezzo che poteva valere. Il povero operaio ne richiedeva di più : “ebbene sorella mia, quest’uomo che non ebbe nulla da mangiare ieri sera, bisogna pur dargli ciò che chiede”. Sentendo ciò, la beata si mise a piangere così accoratamente che le lacrime colavano sul suo viso; e battendosi sul petto si accusava e diceva : “oh quanto sono dura. Non ho carità; no! Non ho carità”. Così poi pregò la nostra reverenda Madre Priora di offrire il suo pranzo a quel pover’uomo2236-192. M. Agnese di Gesù (des Lyons) precisa (2236-10) che si trattava di supposizioni e avanza l’ipotesi secondo il quale il digiuno dell’artigiano della sera prima non era che un argomento fallace per ottenere un’aggiunta alla remunerazione. Che questa ipotesi di privazione della cena sia credibile dà tuttavia un’idea della precarietà nella quale vivevano alcuni artigiani.”.
Al contrario : “ho saputo di un sarto onesto, che era il suo, assicura Madre Jeanne di Gesù (Séguier), che era diventato ricco, dal povero che era, a forza di lavorare per lei in ornamenti per la Chiesa quando era secolare2235-819.” (cioè nel mondo).

La signora Acarie si comportava quindi in modo molto diverso con il personale, con chi richiedeva lavoro (lavoratori a giornata o disoccupati) e con gli operai qualificati o artigiani. Nel primo caso, la salvezza delle anime degli interessati e la qualità dell’accoglienza degli altri primeggiava; le sue esigenze di condotta e di impiego del tempo erano adattate a questo doppio scopo; lei e suo marito si incaricavano del costo. In presenza di persone senza lavoro, era animata da compassione e dava loro delle opere in misura dei propri mezzi in una doppia prospettiva : procurava loro un ritorno e evitava loro l’ozio. Anche se li “condiva” di parole di devozione, i suoi rapporti con gli operai qualificati e gli artigiani erano segnati dalla vicinanza, la pazienza e soprattutto giustizia, versando il prezzo conveniente, né più né meno, perché non tollerava personalmente il carico finanziario del loro lavoro.

Gli elementi di riflessione che precedono riguardano innanzitutto più i rapporti della signora Acarie con i lavoratori che il lavoro; è il momento di studiare il suo comportamento sul lavoro.

4. La signora Acarie, direttrice

Curiosamente, soprattutto a quell’epoca, verso la signora Acarie convergevano un folto numero di persone desiderose di beneficiare delle sue illuminazioni spirituali. Si possono dividere in due categorie : i superiori religiosi e le donne preoccupate della loro vocazione, così come secolari di ogni ceto hanno consultato la beata.

Don Beaucousin spiega molto semplicemente perché lui come molti altri teologi e prelati prendeva i suoi consigli : “egli imparava più lui da lei che lei da luiS. Maria di Gesù (de Tudert), 2235-558 ha dichiarato : « Ella è stata considerata una santa nella sua vita dai più illuminati sulle cose di Dio, […] il RP Beaucousin […] sebbene fosse molto illuminato, assicurava che imparasse più lui da lei che lei da lui, il P. Pacifique […] di una vita santa riconosciuta, il RP Coton […] che non poteva abbastanza lodare e ammirare le rare virtù di questa serva di Dio, don Sans  che […] ne ha scritto abbondantemente nelle memorie che ha scritto sulla sua vita».”. A. Duval precisa che in effetti lei “era molto saggia (perché diceva solo ciò che Dio per sua illuminazione le metteva nell’animaP. 344 et 364.”. In quest’ambito della direzione spirituale, la signora Acarie ascoltava quindi una persona, d’altronde reputata saggia nell’ambito specifico, e le dava le risposte che Dio le ispirava. Si può ben pensare che ogni ascolto era per lei una sofferenza, da una parte perché la sua umiltà si opponeva a queste consultazioni, d’altra parte perché la minima evocazione di Dio la portava al rapimento e che doveva sforzarsi per impedirlo. Si sa che sono stati tantissimi i suoi colloqui, per non dire sistematici, poiché assicura Suor Maria di Gesù (di Tudert) “non si facevano riforme, né istituzioni, né imprese per la gloria di Dio senza che la si chiamasse2235-556.”. La signora Acarie si comportava nella Chiesa di Francia come i profeti dell’Antica Alleanza che trasmettevano i comandamenti di Dio al popolo giudaico; era il suo “lavoro”.

Per accennare al comportamento di Barbe Acarie verso le donne che desideravano discernere la propria vocazione e la congregazione che confaceva loro, bisogna dapprima lasciare la parola a S. Anna di San Lorenzo (di St Lieu) : “la prima volta che andai da lei per parlarle del mio desiderio di consacrarmi, io ero una povera ragazza di umili condizioni, lei mi ricevette con tale amore e carità come se fossi stata qualcosa, dandomi tutto il tempo di cui avevo bisogno, con una tale tranquillità come se non avesse altro da fare che occuparsi di me2236-59.”. Questa testimonianza mette in risalto la disponibilità della signora Acarie, la sua straordinaria volontà di essere disponibile per tutte, nonostante le sue molteplici occupazioni.

Ma certamente un ricordo speciale s’impone riguardo alle ragazze riunite nella “Congregazione di santa Genoveffa”; la stessa  testimone ci dice che Barbe “si occupava del temporale e dello spirituale2236-60.” Madre Luisa di Gesù (Jourdain) mostra che non era un’attività riposante : “essendo stanca  [per la sorveglianza del cantiere della costruzione del Carmelo dell’Incarnazione], lei ritornava dalle sue figlie, che chiamava pietre vive; era a volte di sera molto tardi; chiedeva un pezzo di pane, senza permettere che le preparassero altro. Così parlava loro di cose spirituali come se non avesse altro da fare. A volte le mandava tutte in una casa che aveva [a Ivry]In particolare quando la peste imperversava su Parigi (A. Duval, p. 136).. Poi andava a trovarle per parlare loro e guidarle nell’orazione e nelle cose spirituali, insegnava loro le vie dello Spirito secondo il cammino di ciascuna, parlando con ognuna in particolare e altre volte a tutte in generale2236-724.”.

Su tutt’altro piano, e in due occasioni, la signora Acarie ha saputo comportarsi come un vero presidente del consiglio di amministrazione delle nostre attuali società aziendali : si trattava di introdurre in Francia il Carmelo riformato, poi le Orsoline. Nei due casi, ella ricevette direttamente da Dio la missione, ne rese conto al suo confessore, questi riunì un areopago (il consiglio d’amministrazione, in un certo senso) che decise sul progetto che gli presentava; si sottomise alla sua decisione prima negativa. Ella deliberò finalmente con quei consiglieri e Monsignor Francesco di Sales afferma (a proposito del Carmelo) che “ciò che lei diceva era seguito e serviva come conclusioneM. Maria di S. Giuseppe (Fournier), 2236-109.”. Ella fu espressamente incaricata della realizzazione del progetto e si circondò dei collaboratori necessari (spinti da Dio verso lei), mostrando d’altronde una reale autoritàSignor de Marillac scrive (2236-766) che dopo aver inviato in Spagna il signor de Brétigny per portare delle carmelitane, poiché “avanzava poco, ella vi inviò anche i signori de Bérulle e Gauthier”. ; diede loro le indicazioni che erano necessarie per loro, proprio come un amministratore delegato d’azienda che guida i suoi quadri, ciò dando loro delle direttive, ma lasciando comunque ad ognuno una larga iniziativa in un clima di totale fiducia. Così :

Aveva preso con la signorina di Sainte Beuve delle decisioni generali affinchè potesse essere lei la fondatrice delle Orsoline. Il progetto era molto avanzato, doveva informarla di ciò che le sarebbe costato. “ella mi pregò, spiega il signor de Marillac,2236-769. di rendere visita all signorina menzionata […] e di farle comprendere a cosa si impegnava accettando quest’azione. Io feci un po’di resistenza temendo di guastare l’affare e che una parola mal posta, con poca efficacia non facesse breccia e che dopo potesse essere difficile da riparare. […] lei mi disse che non demordessi e che dovevo continuare fiducioso che era Dio a guidarla”.
Lo stesso signor de Marillac riporta come era organizzata la straordinaria impresa d’introduzione del Carmelo in Francia : “le cose necessarie si svolgevano tutte secondo gli ordini e la direzione della signorina nominata, la quale tuttavia non faceva niente senza averne dapprima parlato con i seguenti signori Gallement, Duval e de Bérulle [divenuti i tre direttori del Carmelo e formando quindi insieme, faccia a faccia alla signora Acarie una sorta di consiglio di amministrazione] […]. E questi signori le portavano una grande stima, la riverivano molto, seguivano tutte le prospettive e, spesso, le chiedevano qual era la volontà di Dio2236-764..

Sebbene abbia avuto sempre la testa salda sulla spalle, Padre de Bérulle era molto sensibile alle manifestazioni mistiche straordinarie che osservava; la signora Acarie lo sapeva; temendo che la sua scelta di carmelitane spagnole sia troppo influenzata dai rapimenti di alcune, ella gli diede dei compiti molto fermi : “è necessario che le anime che sceglierete siano accompagnate da solide virtù. […]scegliete spiriti nei quali splende in particolare la virtù della carità […], perché senza quella, non ci possono essere le altreLettera del 18 marzo 1604.”.

È tuttavia  sul lavoro della semplice esecuzione della signora Acarie che le informazioni sono più numerose.

5. La signora Acarie, semplice esecutrice di lavoro

In primo luogo è utile ricordare della gioventù di Barbe. Ragazza, nata in una famiglia agiata, la piccola Barbe Avrillot non era spinta dalla necessità di lavorare per guadagnarsi da vivere. Raggiunta l’età dell’adolescenza, doveva seguire unicamente la volontà dei genitori, preoccupati di trovarle un buon partito. Si sa che lei aveva tutta un’altra visione del suo futuro : aspirava ad essere religiosa per curare i poveri nell’Ospedale civile. Il suo desiderio era quindi di lavorare ? Probabilmente no. Ciò che voleva, era darsi al contempo a Dio e al prossimo. Poichè si considerava dotata di talenti per curare i malati, combatteva per servire Dio e i malati. E sapeva bene che non era una semplice occupazione del tempo libero ma un lavoro, un lavoro gravoso.

Si sa poi, finalmente sposata, nel 1582, a Pierre Acarie. Sotto le ali della suocera, diventa una donna di mondo, molto più orientata verso le mondanità che verso un qualsiasi lavoro : brilla alle feste, si prende cura dei bambini, legge …piamente. Così devotamente che è molto ricettiva alla frase : “è troppo avaro a chi Dio non basta”, vero il 1588. La sua vita è trasformata e dall’anno seguente, nel 1589, consacra le sue giornate all’ospedale a curare i feriti. Notiamo così che Barbe Acarie compie esattamente ciò che, otto anni prima, l’indomabile Barbe Avrillot voleva fare assolutamente : servire allo stesso tempo Dio e i malati o i feriti. In effetti, poco tempo dopo che si consacra a Dio in rispetto alla decisione, Dio aveva già modificato il suo orientamento giudicata troppo assoluta per una donna nel mondo e le aveva fatto vedere che “quando è necessario, bisogna scendere e divertirsi di Dio per le cose di questa vita per il servizio di Dio stessoDon Sans di Santa Caterina, 2233-69.”. È appunto per servire Dio che serve i feriti all’Ospedale. E questo duplice obiettivo sarà una costante fondamentale nella vita di Barbe : servire Dio servendo il prossimo.

Come è stato detto, la signora Acarie si sentiva (ed era) dotata per curare i malati e i feriti. Era anche un’artista; oltre alla musica (spinetta e canto), praticava con piacere il disegno; così, poco prima della sua morte, ha disegnato il pulpito che fu installato nella cappella del Carmelo di Pontoise.  Ma eccelleva anche nella creazione e cucito degli ornamenti di chiesa. Poiché era nemica acerrima della pigrizia – ed è questo un altro aspetto fondamentale della sua vita – consacrava i suoi istanti di tempo libero a quest’attività. Era così un buon modo di evitare ogni ozio in casa : le sue figlie, le sue serve, le prostitute senza lavoro, ma anche numerose grandi dame che le rendevano visita ricamavano degli ornamenti, in modo che, “quando qualche povero prete aveva bisogno di ornamenti di chiesa, lei gliene dava subito, in modo che questi non rinunciasse a dire Messa  ogni giornoA. Duval, p. 74.”. Entrata al Carmelo, ha sicuramente continuato quest’attività e ha trascinato le sue sorelle con entusiasmo : ella ci diceva : “eh, sorelle mie, lavoriamo per Dio”. Ci suggeriva mille iniziativeM. Jeanne di Gesù (Séguier), 2235-819.”.

Ritorniamo un istante sull’orrore che Barbe aveva per l’ozio. Il signor de Marillac ricorda al riguardo i suoi affanni notturni, la sua fatica del mattino, il suo risveglio coraggioso all’ora voluta e  ciò che la motivava anche quando, durante i tre anni d’assenza del marito, soffriva dolori forti e continui tutte le notti tanto che non pensava di riuscire a superare la notte e non dormiva. Ciò nonostante, riporta, “essendo giunta l’ora solita del risveglio, ella si alzava e si vestiva per riprendere le sue [occupazioni] ordinarie; mi disse la ragione : “temevo, disse lei, che il diavolo mi causasse i dolori per perdere il tempo del sonno in modo che dormissi il giorno e perdessi tempo. Quando pensai ad addormentarmi al mattino, sentii dentro di me come se obbedissi al diavolo, ciò che mi convinse ad alzarmi alla solita ora2236-799. Si riconosce il pensiero di San Benedetto : “l’ozio è nemica dell’anima”, e lo stesso proverbio latino : “L’ozio è la madre di tutti i vizi”.”.

Ella non si accontentava di esigere che le sue domestiche si aiutassero a vicenda nelle loro mansioni, ma partecipava attivamente ai loro lavori : Madre Luisa di Gesù (Jourdain) racconta a tal proposito : “c’era sempre molto da fare da lei. Ero presente un giorno in cui disse alle sue domestiche : “lasciate fare a me, mi occuperò io di tutto2236-722.”. Agiva allo stesso modo al Carmelo, con ancora più devozione : “quando le fu permesso di aiutarci in cucina, lo ritenne un grande onore. Cercava sempre di svolgere la mansione più umileS. Margherita di S. Giuseppe (Langlois), 2235-775.”. E il suo ardore nel lavoro stupiva : “ lavorava […] come se tutto il monastero dovesse essere sostenuto dal suo lavoro e per questo si sentiva obbligataS. Maria del SS. Sacramento (de Marillac) 2235-679.”. “la sua più grande gioia era liberare le consorelle compiendo la loro parte di lavoro per permettere loro di andare prima alla ricreazioneS. Maria di Sant’ Ursula (Thoine), 2235-453.”. “e quando le sembrava di non aver lavorato abbastanza durante il giorno, trovava il tempo di lavorare la sera, ancora più che le fece male agli occhiS. Maria di S. Giuseppe (Fournier), 2235-769.”.

Ella metteva molto impegno nello svolgimento delle proprie mansioni e sottolineava sempre che, anche le azioni più banali, prendono un grande valore quando le si compie con raccoglimento di spiritoStesso testimone, 776 et 764. : “Il fervore delle sue parole e del suo spirito non le impedivano di occuparsi direttamente di pulirle per bene [le scodelle] : ella le sfregava su ogni lato dicendoci che quell’azione non era affatto irrilevante, che non c’era nulla di banale in religione, ma che tutto era grande”. È per questo che consigliava : “di compiere ogni nostra azione con raccogliemento di spirito [poiché] quando le si fa per abitudine, ci si annoia presto, ma quando le si fa con devozione, sembra che le azioni siano sempre nuove”. 

Ad esempio e con tutto ciò importante, aggiungiamo che preferiva riferirsi direttamente al lavoro di Gesù Bambino, come lo riportano :

M. Maria di Gesù (Acarie)2236-511., sua figlia e sottopriora a Amiens : “ella parlava spesso lavando le scodelle, come Nostro Signore, quando era sulla terra, per grande umiltà, lavava quelle della Santissima Vergine e di San Giuseppe, e dello spirito con il quale faceva  ciò e tutte le altre azioni umili e di lavoro”.
S. Margherita di San Giuseppe (Langlois)2235-768., sua collega nella cucina del Carmelo di Pontoise “aveva nella sua cella, proprio davanti a lei, un’immagine in cui ci sono il Bambin Gesù, la Vergine Santa e S. Giuseppe che lavorano. Ella li guardava spesso, molto innamorata. Mi mostrava l’immagine dicendo : “guardate il buon Gesù, come lavora! E noi resteremmo senza far nulla ? Vedete con quale amore e quanta umiltà spazza”.

Ella citava anche un altro episodio della vita di Gesù direttamente tratta dal VangeloS. Margherita di S. Giuseppe (Langlois), 2235-764. : “quando le dicevo : “sorella, riposatevi, vi stancate troppo”, mi ricordava l’affetto con il quale Marta serviva Nostro Signore e il grande amore con il quale preparava da mangiare. Raccogliendosi, diceva : “se Nostro Signore fosse sulla terra e dovessimo preparargli la cena, con quale amore e fervore lo faremmo! Così bisogna vederlo nelle nostre sorelle e servirle come se fosse Egli stesso con una grande carità e senza mai stancarci”.

Servire Dio con amore, direttamente e attraverso il prossimo, fuggire l’ozio, aiutare sempre gli altri, impegnarsi con raccoglimento, imitando semplicemente Gesù o Marta, ecco i grandi principi che inquadrano il lavoro personale di Barbe Acarie, nel mondo come al Carmelo. La ricostruzione del suo programma il sabato 15 febbraio 1614, giorno della sua entrata al Carmelo di Amiens riassume molto concretamente il suo comportamento sul lavoro.

6. La prima giornata di lavoro di Barbe Acarie al Carmelo

Alla morte del marito, la signora Acarie era molto malata. Ha potuto sollecitare la sua ammissione al Carmelo solo dopo essersi ristabilita. Per velocizzare il suo ingresso, ha fatto il viaggio da Parigi ad Amiens attraverso Pontoise in lettiga, perché non avrebbe “potuto sopportare il movimento della carrozza senza cadereDuval, p. 237.”. Arriva a destinazione verso le 11 del mattino. Dopo umilissime manifestazioni di sottomissione alla priora, e delle stesse sorelle, chiede e ottiene il permesso di andare ad aiutare in cucinaS. Maria di Sant’ Ursula (Thoine), 2235-450 e S. Maria della Misericordia (Talissier), 2235-470, converse..

Di per sé, lo sforzo è sorprendente : Barbe sceglie il suo posto di lavoro. Ma sa meglio di chiunque altro che il suo handicap fisico la rende praticamente inadatta a molti lavori domestici quando, soddisfacendo qualche compromesso, può preparare bene il pasto e lavare i piatti, o più precisamente le scodelle, pentole e paioli. D’altronde, poiché sono circa le 11, bisogna terminare presto la cottura e la preparazione del pranzo.

Poi chiede ed ottiene l’autorizzazione di servire a tavola« servire a tavola » è proprio la frase usata da entrambe le converse che raccontano l’accaduto. Ma come lo sottolinea Madre Marie Jeanne, attuale priora del Carmelo di Pontoise, il servizio a tavola si è suddiviso in due parti fino al Concilio Vaticano II : prima che tutte le suore, coriste e converse, arrivassero al refettorio, le converse servivano delle pietanze fredde (talvolta calde), poi, durante il pasto, una suora del coro, designata per la settimana, serviva le altre pietanze a tutte le altre sorelle. Con questo chiarimento, bisogna capire che, quel 15 febbraio 1614, Barbe è stata autorizzata dalla sua priora a servire le pietanze pronte al posto di ogni sorella, prima del pranzo.. Nuova sorpresa poiché, di solito, si appoggia sulle stampelle per camminare. Ecco una spiegazione : le stampelle non le sono ancora indispensabili per percorrere una breve distanza. In questo caso, si tratta di tragitti relativamente brevi e Barbe pagherà caro i suoi eccessi di sforzo di quei giorni, come lo sottolinea S. Maria del SS. Sacramento (de Marillac) : “ella si poggiò a tal punto [sulla sua gamba malata] che, ferendosi, non potette più camminare senza le stampelle o bastone, tranne due volte, una volta all’occasione della sua presa d’abito, l’altra alla cerimonia della presa del velo2235-666.”. Quindi, imprevidenza, illogicità, incapacità di gestire la situazione, come si dice oggi ? Sì, secondo i nostri criteri, sicuramente, ma è una santa, e  la sua priora di Pontoise spiega più in generale : “altro non si può dire che la carità che aveva, […]In questo passaggio, la carità di Suor Maria dell’Incarnazione si riferisce ad una carmelitana malata, ma la vita che conduce il giorno del suo ingresso al Carmelo permette di dedurre. verso tutti non si risparmiava e non badava alla propria salute o indisposizione, ma come una persona infaticabile, faceva tutto ciò che le era possibile per accontentare gli altriM. Maria di  S. Giuseppe (Fournier), 2236-111.. Quel giorno, voleva evidentemente alleggerire i compiti delle sue sorelle converse. Forse pensava anche, come dirà in seguito Edith Stein : “Dio sa ciò che farà di me. io non ho bisogno di preoccuparmeneLettera a suor Adelgundis, il 28 aprile 1931, citata da Benard Sesé, nella Piccola Vita di Édith Stein, Desclée de Brouwer, Paris, 2003, p. 23..

Infine, Barbe chiede di lavare le scodelle e la priora le concede il permesso, ma S. Maria della Misericordia, che è conversa e quindi chiamata a questo compito, si oppone : “il giorno che ci si consacra, non si lavano più le scodelle2235-470.”. Barbe non conosceva questa usanza ed è un dramma per lei; così “ritornò tutta confusa dalla nostra Madre Priora dicendole con le lacrime agli occhi : “non sono degna di lavare le scodelle, mi hanno mandata via”.  

Curiosa conclusione di Barbe : non degna di lavare le scodelle, quando lei non si è mai preoccupata della sua dignità, anzi il contrario. Ci vedo due spiegazioni possibili su quest’osservazione demoralizzata :

degna significa talvolta capaci, come ad esempio “un degno rappresentante” che vuol dire una persona che è capace di ben rappresentare il suo mandato. Si capisce allora il momento di abbattimento di Barbe : ella non si sente capace di lavare le scodelle e di compiere dei compiti simili e le si contesta questa funzione per un motivo futile, e perfino fallace. Quindi lei sarà per le sue sorelle un carico ancora più pesante che non pensava, sarà davvero inutile, lei che deve al contrario essere la serva di tutti.
Ma Barbe impiega più probabilmente la parola degna nel senso consueto : è degna di svolgere quell’incarico colui che merita essere chiamato a compierlo. Questa interpretazione è spesso quella dei disoccupati attuali di lunga data : nessun datore di lavoro mi dà fiducia. Barbe ha tenuto spesso questo linguaggio al Carmelo : i miei peccati mi impediscono di essere giudicata degna da Dio di essere ripresa dalla mia priora, di beneficiare dei complimenti delle mie consorelle, in questo caso essere un po’ utile lavando le scodelle.

In quel sabato 15 febbraio 1614, la signora Acarie si dimostra quindi fedele al suo comportamento nel mondo : il servizio, l’aiuto al prossimo, la passione nel lavoro, ad un livello che rende sublime il suo comportamento. Ma è il momento di concludere.

Conclusione

Dopo aver riassunto ciò che ho appena descritto, riterrei tre punti di riflession e :

  • la signora Acarie e l’adempimento dei doveri del suo stato ;
  • l’unica eccezione conosciuta a questa regola di vita ;
  • la missione fondamentale della signora Acarie.

RIASSUNTO

La signora Acarie non sopportava l’ozio : le sue figlie dovevano essere sempre occupate e Andrée Levoix era incaricata di vigilare; le sue domestiche dovevano riempire il loro tempo libero e a tal scopo dava loro dei libri. Il lavoro era, ai suoi occhi, una giusta soluzione per evitare l’ozio nella sua cerchia. Ma non si può dire tuttavia che Barbe riconosceva un altro valore intrinseco al lavoro.

Invece, era animata da un grande rispetto per i domestici, gli operai, i collaboratori. Questo rispetto si manifestava innanzitutto da una giustizia pecunaria senza sbagli, ma anche da un’esigenza di lavoro ben fatto, per il quale ognuno si realizza e da un’attenzione tutta particolare alle loro anime : la pietà di tutte queste persone doveva crescere; ci si ricorda a tal proposito la testimonianza del tagliatore di pietre Goubelet.

Non ricercava nemmeno personalmente il lavoro in se stesso. Da quando Dio l’aveva invitata, nel 1588-89, a riscendere in terra per servirlo nel prossimo, la parte principale del suo tempo era consacrata al servizio degli altri. E questo servizio esigeva molto lavoro, un’enorme attività. Tranne  quando era costretta a letto, non si concedeva alcuna tregua, non adduceva mai la sua cattiva salute o i suoi dolori di ogni sorta per giustificare un rifiuto d’aiuto che avrebbe potuto negare.

L’ADEMPIMENTO DEI DOVERI DEI SUOI STATI

Di fatto, lei era, allo stesso tempo o successivamente, volontariamente o no, in più stati. Giovanissima, si vedeva in un duplice stato di religiosa e infermiera. Un po’ più tardi, si è ritrovata nello stato molteplice di donna sposata, di madre, di nuora, di donna mondana, di datrice di lavoro. Nel 1589 ha vissuto le conseguenze della guerra civile ed è stata anche infermiera e assistente ai moribondi. Quando suo marito è stato esiliato, si è ritrovata nello stato di donna quasi sola di fronte alle avversità. Aspettando il beneplacito dei giudici, guidava allora qualche brava ragazza sul piano spirituale. Sono venuti a consultarla perché era riconosciuta come persona in grazia di Dio. Diventata collaboratrice diretta di Teresa d’Avila, fu incaricata d’introdurre il Carmelo riformato in Francia, ecc, ecc. Alla fine è diventata carmelitana, carmelitana conversa e perfino chiamata a parlare alle novizie e a consigliare la sua priora.

Non ricercava neanche personalmente il lavoro in se stesso. Da quando Dio l’aveva invitata, nel 1588-89, a riscendere in terra per servirlo nel prossimo, la parte principale del suo tempo era consacrata al servizio degli altri. E questo servizio esigeva molto lavoro, un’enorme attività. Tranne  quando era costretta a letto, non si concedeva alcuna tregua, non adduceva mai la sua cattiva salute o i suoi dolori di ogni sorta per giustificare un rifiuto d’aiuto che avrebbe potuto negare. In ogni caso, ha semplicemente adempiuto i doveri del suo stato, ma con, tenendo sempre presente, il motore del suo amore per Dio, in modo che passava senza transizione dalla preghiera all’azione e viceversaM. Maria di S. Giuseppe (Fournier), 2236-100..

UNICO STRAPPO NOTO AL SUO DOVERE DI STATO

Geneviève Acarie, l’ultima figlia di Barbe, nacque il 22 febbraio 1592. André Duval relaziona l’evento nel suo libro in qualche riga e traccia un parallelo tra la SS. Vergine e Barbe. Jeanne L’Espervier ne testimonia anche nell’articolo 14 relativo proprio alle estasi della beata. Nessun altro testimone, sembra, ricorda i fatti tanto che l’episodio resta poco conosciuto.

A. Duval scrive : “Ella [Barbe] fu allora talmente trasportata in Dio che i medici e le donne che le erano intorno pensavano che era tutto perduto, sia il bambino che la madre. Ella non si aiutava, aveva le mani giunte, gli occhi levati al Cielo, era priva di sensi e aveva dei movimenti così violenti che si pensava fossero convulsioni precursori della morte. Il bambino venne comunque fortunatamente al mondo”.

In un momento cruciale, la signora Acarie, non ha dunque compiuto i doveri indispensabili che la natura le imponeva, mettendo in questo modo in pericolo la vita della figlia e la sua. Tuttavia, tutto andò bene… perché Dio è intervenuto quando non c’era più speranza.

Oggi, parecchie persone chiedono l’intercessione della Beata e alcuni tra essi lo confidano alle sorelle del Carmelo. Così si sa, in particolare, che dal 1955 al 2004, 76 persone hanno pregato la signora Acarie a favore di un bambino che doveva nascere e si pensa che esse siano state esaudite perché il bambino è, di fatto, nato e non presenta le malformazioni annunciate.

400 anni dopo l’intervento di Dio nel parto disperato di Barbe, delle donne preoccupate per il bambino che desiderano o che portano in grembo (e qualche volta i padri con loro) ripongono tutta la loro fiducia in Dio, attraverso la signora Acarie. Si potrebbe quasi dire che la patrona delle future mamme. Monsignor Richard, cardinale-arcivescovo di Parigi, nel 1893, ha anche desiderato che sia la patrona delle famiglie cristianeLa lettera pastorale del 1 aprile 1893 il cui testo è inserito nell’ultima edizione del libro di André Duval..

MISSIONE FONDAMENTALE DELLA SIGNORA ACARIE

Patrona delle future mamme, patrona delle famiglie! È allettante, ma bisogna anche ricordarsi ciò che Teresa d’Avila disse nel 1601 alla giovane signora Acarie da parte di Dio : “ Tu che restauri la pietà in Francia”. Tenuto conto della qualità dell’autore, Dio, questo messaggio è fondamentale.

Ora, si impara, consultando il Dizionario di Teologia, che la pietà era una volta l’amore di Dio e del prossimo, che l’amore del prossimo è stato poi in qualche modo attenuato e che si è tornati alla defnizione primitiva del 16°-17° secolo, cioè intorno al 1601. Si può quindi dire, nel totale rispetto del senso del messaggio divino, che la signora Acarie era un artigiano del ritorno all’amore di Dio e del prossimo.

Allora, perché lo è ancora ? Perché non è la patrona dei manchevoli nell’amore di Dio e del prossimo che siamo tutti noi più o meno ? Invocata con questo titolo, ella ci porterebbe forse e in primis, con Benedetto XVI, ad amare e a servire bene il prossimo verso l’amore di Dio, come lei, in ogni dettaglio dei nostri molteplici stati di vita. È in ogni caso ciò che ella mi ha ispirato quando preparavo questa conferenza.