Il vissuto mistico della Signora Acarie e il suo irraggiamento
Église St Gervais

Il vissuto mistico della Signora Acarie e il suo irraggiamento

I contemporanei della Signora Acarie sottolineano quanto la sua vita fu totalmente unita in Dio. Ella visse completamente immersa nella realtà divina, nell’oblio di sé, in un andirivieni tra orazione e azione. Poiché, secondo Don Sans, generale dei Feuillants (i “Folietani”): “quand’anche impegnarsi con Dio sia un’azione più divina, nobile e dolce per l’anima che impegnarsi per Dio; tuttavia quando è necessario bisogna scendere e divertirsi di Dio per le cose di questa vita per lo stesso servizio di Dio, ciò che si chiama lasciare Dio per Dio”. Mistica perfetta, ella irradiava l’amore divino intorno a lei “disingannava le anime e ne cambiava l’interiorità, a tal punto che non vi era nessuno che andando a renderle visita non ne uscisse toccato in modo straordinario”.

Il vissuto mistico della Signora Acarie e il suo irraggiamento

Conferenza di Dominique Tronc

Conoscevo Madame Acarie solo per il suo ruolo di introduttrice del Carmelo in Francia. Sono contento che l’Associazione mi abbia affidato questa conferenza che mi ha permesso di conoscere una personalità per la quale oggi nutro una grande ammirazione e la ringrazio per avermi trasmesso le testimonianze del processo informativo; e tutti coloro che hanno avuto il pesante compito di trascrivere tutte le dichiarazioni portando a termine un grande lavoro così prezioso per tutti1 Gli estratti delle parti trascritte, di cui l’integrale comprende un milione e mezzo di caratteri, sono citati qui col nome del testimone (seguito dal numero del foglio o della pagina relativa al manoscritto corrispondente; la ricerca contestuale è tra l’altro semplice, in un allegato che raccoglie tutte le parti, chiamato qui “Testimonianze Acarie.doc”). Noi rispettiamo la forma di una volta, limitandoci a modernizzare talvolta l’ortografia  e ad introdurre la punteggiatura.Si può consultare d’altronde altre fonti facilmente accessibili : “Comunicazioni” all’Associazione Amici di Madame Acarie [AAA]; P. Bonnichon, Madame Acarie. Una piccola via all’alba del grande secolo, Carmelo vivente, Toulouse 2002; Madame Acarie, Scritti Spirituali, presentazione di Bernard Sesé, Arfuyen, 2004; ecc..

Per prima cosa voglio ripercorrere brevemente la vita di Madame Acarie focalizzandomi più sugli aspetti personali che sul suo ruolo storico. In seguito tratterò qualche tema cercando di inquadrare il suo vissuto, che è il mio centro d’interesse e tentare uno studio dell’esperienza propria del mistico senza ridurla, senza ricorrere a schemi di analisi psicologica, ossia rispettandola.

Barbe Avrillot è nata nel 1566 a Parigi, durante le guerre di religione- ella ha sei anni nella notte di San Bartolomeo. Voleva essere religiosa all’ospedale, ma la si sposò a 16 anni e mezzo con Pierre Acarie, di 22 o 23 anni. La sua vita è serena : sono innamorati l’uno dell’altra e la suocera ama la nuora. Ha avuto dei figli tra i diciotto e i ventisei anni, di cui si occupò benissimo con l’aiuto della serva Andrée Levoix, poiché tutti rimasero in vita. Essi furono cresciuti molto rigidamente, impararono sin dalla più tenera età a donare e ad odiare la menzogna. La bella Acarie amava le feste, leggeva l’Amadis de Gaula, e se ne risentiva molto se si incontrava qualche donna più bella di lei.

A venti o ventidue anni, legge questa massima : “è troppo avaro a chi Dio non basta”, e ciò provoca in lei uno shock che la fa precipitare verso l’interiorità. Fino alla sua morte, sarà soggetta a degli stati mistici profondi, nei quali pensa di “morire di dolcezza”. Sebbene abbia vergogna di mostrare questi stati, non può nasconderli e resta senza parole, “fuori dai sensi”. I medici non sanno cosa pensare e prescrivono dei salassi che l’annientano. Teme molto di sbagliarsi, tanto più che a quell’epoca la paura del diavolo era molto diffusa. Le crisi e le conversioni, non prive di paura dei contemporanei, lo testimoniano : il giovane Francesco di Sales, i mistici Benedetto di Canfield, Agostino Baker, Maria des Vallées. Per fortuna, il padre Benedetto di Canfield  riconosce in lei la presenza della grazia.

All’epoca dell’assedio di Enrico IV a Parigi , Madame Acarie si dedica alla cura dei feriti e dei malati e a sfamare gli affamati.

In seguito molte difficoltà la provano, ma lei le affronta con coraggio : il suo amato marito sceglie la Lega, viene imprigionato nel 1594, quando Enrico IV entra a Parigi. La loro casa è confiscata, Barbe e i suoi sei figli si ritrovano senza alcun sostentamento. Si vede allora la sua estrema pazienza nelle avversità. La carmelitana Maria di Gesù racconta come sua madre fu obbligata a chiedere del denaro ad un parente Maria di Gesù, 539. :

Si mette in ginocchio e lo supplica di farle il favore di prestarle almeno cinque soldi per comprare del pane, mostrandogli la necessità e l’incarico dei figli, pensando così di intenerirgli il cuore; al contrario con parole pungenti e egli rifiuta e le dice che doveva mandare a lavorare i figli presso qualche calzolaio- il maggiore dei figli aveva circa otto o nove anni- e la manda via senza darle una moneta.

La stessa Maria testimonia della calma della madre nella prova Id., 538. :

E un giorno mentre rassettava, la polizia entra in casa e presero tutto, dai piatti che erano sulla tavola fino al piatto che aveva davanti, senza che ella mostrò la minima emozione. Ci disse che era contentissima di ritrovarsi ridotta ad un tale stato di povertà.

Ha poi un grave incidente : al ritorno da una visita al marito, autorizzato a riavvicinarsi a Parigi, è disarcionata e trascinata per un buon tratto dal suo cavallo, ciò che provoca la rottura del femore in tre punti : da quel momento camminerà con le stampelle. In seguito altre due cadute la renderanno per sempre inferma.

Nel 1599 ottiene da Enrico IV la grazia per il marito e la casa in via dei giudei le viene restituita. Diventa così un centro della spiritualità cattolica frequentato in particolare da Bérulle e da Francesco di Sales. Quest’ultimo confida poi a Padre Giovanni di San Francesco :

…Quando si avvicinava a quest’anima santa (si tratta di Barbe) ella imprimeva nella sua un così grande rispetto della virtù [nel senso latino del termine virtus], che egli non ebbe mai la sfrontatezza di chiederle cosa avveniva in lei…

A trentadue anni Madame Acarie è sempre bella, allegra e piacevole. Sempre indaffarata verso il prossimo, ad esempio in favore delle prostitute.

Il suo primo contatto, a trentacique anni, con l’opera tradotta nel 1601 di Santa Teresa non l’entusiasma : troppe visioni! Ma la santa si manifesta interiormente attraverso due visioni in sette-otto mesi- Barbe non usa questo termine, ma dice “viste dello spirito” Suor Anna-Teresa, “L’amicizia spirituale con Francesco di Sales”, conferenza del 14 aprile 2002 all’AAA, cita il P. Duval : “Per ciò che riguarda le visioni e le rivelazioni che ha durante le estasi, non si è riusciti a sapere nulla, sebbene ne abbia avute di grandi che ella chiamava <visioni dello spirito> piuttosto che <visioni>…”. – ed il progetto di introdurre il Carmelo riformato femminile in Francia prende forma : le future giovani carmelitane francesi si mettono sotto la sua direzione, riunite nella casa di via dei giudei. I lavori del primo monastero di Parigi cominciano nel 1603, diretti e finanziati da Barbe con l’aiuto di Marillac. Le sorelle spagnole arrivano infine il 15 ottobre 1604, dopo il gruppo celebre di Madrid a Parigi. Il secondo monastero è aperto a Pontoise dal gennaio del 1605. Barbe è legata alle successive fondazioni.

Pierre muore nel novembre del 1613. Barbe entra al Carmelo di Amiens all’età di quarantotto anni come conversa seguendo il voto espresso da Teresa nel febbraio 1614. Aiuta in cucina. Si paragonerà Maria dell’Incarnazione a frate Lorenzo della Resurrezione : “tutti e due sono associati a lavori abietti a quell’epoca, […] con un handicap fisico pesante : Lorenzo aveva una gamba di legno e Madame Acarie dei sostegni per supplire all’infermità delle sue gambeR. Coté, Vivere in presenza di Dio, conferenza del 27 aprile 2003 all’AAA.. Ella non può essere priora come desideravano le carmelitane e la nuova priora imposta, che governa <alla turca>, le vieta di guidare le altre sorelle senza informare loro di questo divieto. Poi finalmente è trasferita a Pontoise nel dicembre del 1616, dove può consigliare le novizie sul tema : tutto è pace. Ma è del tutto contraria ad ogni idea di servitù e il conflitto nato dal voto fatto a Gesù e Maria, chiesto da Bérulle, le è particolarmente doloroso.

Madame Acarie è molto malata e ancora si può notare la sua immensa pazienza. Sua figlia racconta :

…durante le sue malattie la virtù in lei emergeva al di sopra di ogni cosa. Non l’ho mai sentita lamentarsi con un atteggiamento d’impazienza e poiché ero sempre nella sua camera dove dormivo anch’io, la sentivo la notte alzarsi e cantare inni a Dio per non abbandonarsi ai lamenti per i grandi dolori che soffriva a causa della gamba rotta6 Marguerita del SS. Sacramento, 426..

Durante la sua ultima malattia, Agnese di Gesù-des Lyons disse che

Suor Maria dell’Incarnazione rimase per ventidue giorni e ventidue notti senza riposare un secondo e ciononostante rimase molto tranquilla e unita a Dio, che qualche volta durante la notte diceva : “ Mio Dio non ne posso più, potete per me”.Agnese di Gesù- des Lyons, 52- (riti 2233).

Barbe Acarie, diventata la conversa Maria dell’Incarnazione, muore il mercoledì di Pasqua 1618.

Avrebbe distrutto i suoi scritti, si possiedono solo quindici lettere o estratti di lettere, un opuscoletto dei Veri esercizi …, infine dei detti riportati nelle varie testimonianze, in particolare dal Padre Coton, André Duval, ecc. Da qui l’importanza delle testimonianze dalle quali traggo qualche tematica. Sul suo vissuto mistico non pretendo di certo essere esaustivo!

In primis Dio : Madame Acarie conosceva sia il Castello interiore di S. Teresa, la cui traduzione era recente C. Renoux, Madame Acarie legge Teresa d’Avila, Atti del Convegno di Lione (25-26 settembre 1997) ed. Cerf., sia la tradizione renofiamminga. Si sa che il suo consigliere spirituale don Beaucousin e i suoi compagni certosini hanno tradotto Ruusbroec e la Perla evangelica. Madame Acarie riceveva anche il frate minore Antonio Stefano che traduceva Tauler. Si è quindi in una tradizione di completa spoliazione di sé, di abbandono a Dio. Madre Maria del SS. Sacramento racconta :

io chiesi una volta alla Beata il modo e l’esercizio per la costante presenza di Dio. Mi rispose che non sapeva suggerirmi una pratica precisa, ma  bisogna applicarsi ad una continua visione e conversione a Dio e oblio di sé. Inoltre ella sosteneva che alla costante presenza di Dio c’erano solo i beati in cielo che possono stare sempre uniti e in una continua conversione a Dio senza troppi giri di parole, così come era l’uomo nel suo stato primario di giustizia originale, aveva questa rettitudine […] quindi il rimedio è anche per  noi una continua conversione a Dio e dimenticarsi di sé praticando l’umiltà e oblio.Madre Maria del SS. Sacramento- di St Leu, 217.

Ma solo Dio ha l’iniziativa :

Oh Mio Amato, se volete che vi guardi, guardatemi per primo. A. Duval, La vita ammirabile…, Parigi 1893, p. 353.

…racconta Padre Duval. Madame Acarie non ha lasciato nessuna descrizione dei suoi stati e ciò che sappiamo è grazie ai testimoni che l’hanno vista pregare :

{tooltipil suo viso era luminoso e così bello che suscitava allo stesso tempo devozione e rispetto.}{end-text} Maria di San Giuseppe- Castellet, 398, diverse testimonianze parallele.{end-tooltip}

Il posto che occupava al coro durante l’ufficio e la preghiera era molto vicino al suo; confesso che il suo semplice aspetto metteva in raccoglimento. Era sempre come immobile e questo per ore intere. Molto spesso aveva il volto bello e in fiamme.Seguier -, 830.

Ella diventava completamente incosciente di chi le stava intorno.

Un giorno dopo la Santa Comunione ero in preghiera alla grata dell’infermeria davanti al Preziosissimo Corpo di Nostro Signore e la chiamai due volte e poiché non mi rispondeva, cominciai a tirarla per farle prendere qualcosa a causa della sua infermità. Lei continuava a non ascoltarmi come se fosse morta, e vedendola in quello stato iniziai ad osservarla. Suor Maria dell’Incarnazione era in uno stato così modesto e umile, gli occhi e le labbra serrate, le mani giunte sotto lo scapolare. E così restò per più di un’ora senza fiatare né muoversi.Maria di Sant’Orsola- Amiens, 447.

molto spesso è accaduto che la testimone aiutando a svestirsi e a mettere a letto la citata Sr. Maria dell’Incarnazione che cadeva in estasi e in rapimento che durava spesso fino a mezzanotte. Ora erano le dieci quando andava a letto e la testimone aveva difficoltà a toglierle il velo e spegnere il fuoco, fino a quando Sr Maria non era rinvenuta in se stessa. Durante le estasi la testimone ha notato che Suor Maria dell’Incarnazione aveva il viso molto più bello del solito ed era tutto infuocato …Margherita di San Giuseppe, 59.

Tuttavia ella aveva vergogna che i suoi stati si vedessero e li dissimulava il più possibile :

si sfregava le mani e le braccia per impedire i suoi rapimenti e le sue astrazioni in cui ella sarebbe stata immersa continuamente se non avesse usato questi artifici.Maria del SS. Sacramento- di St Leu, 184- numerose testimonianze parallele tra cui maria di San Giuseppe- Fournier,103.

Ella …. Era così presa dalle visite e dagli assalti di Dio, che gettava delle urla come se il cuore le avesse voluto scoppiare, poi per coprire tutto ciò afferava una gamba e diceva che era la sua gamba che ogni tanto le faceva sentire dei dolori così forti e acuti.Padre Etienne Binet, 65.

In effetti queste “immersioni” diventano un’unità vissuta in cui la contemplazione e l’azione sono indissociabili :

in quello stesso periodo e per lunghi anni ella vedeva senza vedere, ascoltava senza sentire e rispondeva senza accorgersi delle sue risposte, facendo tutto talmente in Dio e con Dio che non seppe in seguito rendere conto che faceva tutto ciò senza riflettere, né distogliere la vista e l’azione da Dio. E ciononostante non si seppe sottolineare alcuna disaffezione, né quasi scorgere la differenza della sua conversazione con gli altri, se non nella dolcezza di spirito, nella modestia del viso che respirava santità e nella forza e segreta energia delle sue parole che attraversavano i cuori e illuminavano i pensieri di coloro che le parlavano in modo ammirevole. Questa disposizione interiore dell’anima con Dio faceva che era in estasi senza esserci.Padre Pierre Coton, 62.

Lo slancio nelle sue parole come le assenze che toccano la memoria sono altri segni di uno stato continuo di contemplazione :

… ella mi diceva spesso che era molto sorpresa di quanto peso davano alle sue parole sebbene molto spesso ella non sapeva neanche ciò che diceva, almeno di certo non ci aveva pensato. (Padre Etienne Binet Da ora in poi diamo il nome dei testimoni alla fine delle loro testimonianze.).

Una volta ella mi disse che quando Dio le dava tali illuminazioni, dopo che le aveva riferite alle persone a cui erano destinate, ne perdeva del tutto ogni ricordo. (Padre Pierre Coton).

La ragione era che voleva parlare o agire solo sotto l’impulso della grazia :

io l’ho vista in diverse occasioni o affari che non incominciava nulla, neanche a parole non diceva nulla, se non si sentiva mossa da Dio. Le posi diverse domande su varie questioni importanti e la pregai di dirmi che cosa ne pensava e giudicava. Ella mi rispose : “ madre mia, in questo e quello che mi chiedete, non posso dirvi niente; Dio non mi suggerisce niente per tutto ciò, non ne dico nulla da parte mia” (deposizione di Maria di San Giusepe-Fournier).

In comunità, restava quindi molto silenziosa :

non parlava mai, in comunità, delle cose di Dio, ma ascoltava solamente senza proferire parola. E qualche volta che nostra Madre chiedeva una sua opinione, rispondeva : “noi abbiamo sentito dire questo o quello a tal riguardo”, non lasciando mai emergere se stessa, e ancora lo diceva in tre o quattro parole che noi eravamo estasiate, il suo umile silenzio ci istruiva molto di più che le sue parole e non potevamo conversare con lei senza interrogarci su noi stesse” (Maria di San Giuseppe-Castellet Testimonianza parallela che illustra gli “scambi d’ispirazione” frequenti allora dalle testimonianze in certe comunità : ella non parlava mai in comunità di compiacersi enormemente delle cose di Dio, ma ascoltava senza aggiungere altro. E se qualche volta nostra Madre le domandava la sua opinione sugli argomenti trattati, non lasciava mai capire che proveniva da lei, e diceva : “ noi abbiamo sentito dire questo o quello e tutto ciò in tre o quattro parole”. Ciò serviv a come grande esempio alle sorelle che l’ascoltavano e il suo umile silenzio ci istruiva più di qualsiasi altra parola e non potevamo conversare con lei senza interrogarci su noi stesse” e riconoscere quanto eravanmo lontane dalla sua umiltà.” Maria di Sant’Orsola-Amiens.)

In risposta alla grandezza di Dio e dei Suoi doni, l’umiltà è il segno proprio di Madame Acarie. D’altronde è il tema carmelitano per eccellenza, parallelo a quello della povertà nei francescani. E’ ciò che volle sottolineare Anna di Gesù, quando mise in primo piano, il giorno della presa del velo delle prime francesi, due figure : la signora Acarie accanto all’umile Andrée Levoix, fermando da qualche buona ispirazione le altre coppie di postulanti accompagnate, che le precedevano all’ingresso solenne della cerimonia. I mistici del Carmelo sono spesso delle converse o conversi : Anna di San Bartolomeo, Madame Acarie; in seguito Lorenzo della Risurrezione; dall’alto della riforma denominata di Touraine, Jean di San Sansone.

In Madame Acarie, l’umiltà non è una semplice virtù morale, è una conseguenza dell’esperienza mistica : la natura umana è nuda davanti al Volto divino, e l’unico desiderio del mistico è che essa scompaia per lasciare spazio a Dio :

ho sentito dire che per quanto poco vi sia dell’impuro nell’unione dell’anima con Dio, essa dimora velata come il vetro di uno specchio dal soffio e ciò si sentiva bene da subito. (Padre Pierre Coton).

Un’immagine forte inquadra la situazione :

Suor Maria dell’Incarnazione diceva che se un Re metteva in un paiolo forza, ricchezze e gemme e che poi le faceva togliere, il paiolo non sarebbe stato per questo più o meno ricco. E così eravamo noi (Maria del SS. Sacramento-de St. Leu).

Ella richiamava le sue compagne all’umiltà in risposta alla grandezza divina, ma radicalmente diverso da una pusillanimità che renderebbe vigliacchi o timorosi : J.-H. Houdret, Madame Acarie, un abisso di umiltà, conferenza del 5 novembre 2000 all’AAA. 

Una volta, noi eravamo nella sua cella con lei. Inziò a parlare dell’umiltà : poiché tiene sempre l’anima immersa nel suo dovere, essa le fa sentire il suo niente, la sua piccolezza (che ella non può nulla, non è niente e cose del genere). Sr Maria dell’Incarnazione era così immersa nel sentimento di ciò che diceva che, parlando di quest’abbassamento profondo in cui l’anima si riconosce nella verità, ella si abbassava anche esteriormente e il suo viso era molto pallido. Io la guardavo attentamente, stando davanti a lei, senza dirle neanche una parola. Pensavo tra me e me, con un certo sentimento di disgusto per ciò che ci diceva : “ ma colui che stesse sempre in tale stato non avrebbe neanche un po’ di coraggio, non intraprenderebbe nulla!” nel momento stesso in cui terminai questo pensiero, […] Suor Maria si alzò di soprassalto dalla sua sedia e all’in piedi con un viso bello e infuocato, disse, con grande trasporto, guardandomi : “ Oh! L’anima umile è sempre vigorosa, sempre coraggiosa, sempre pronta ad intraprendere grandi cose, ma nella visione di Dio e non di se stessa, perché da se stessa non si aspetta niente, ma tutto da Dio. La fiducia che ha di Dio le fa fare grandi cose.21 Suor Maria del SS. Sacramento, di Marillac (Pontoise) P. A. testimone n° 102, f° 727.

Per lei, la grazia trascinava automaticamente l’umiltà attraverso una lucidità implacabile su se stessi :

un giorno c’era una persona religiosa che […] le parlò di ciò che accadeva in se stessa, delle disposizioni della sua anima, delle sue preghiere; quando la nostra beata ebbe ascoltato ogni cosa che questa persona aveva da dire, in termini che la nostra beata non amava affatto, le disse che non capiva nulla di ciò che questa persona le diceva, che non aveva la capacità di capire le sue parole e disse : “ora non parliamo dell’interiore perché voi volete che ne parliamo. Per me il mio interiore è di vedere nel profondo il mio orgoglio e le passioni non mortificate che sono in me” (Maria di San Giuseppe- Fournier).

… soprattutto ella aveva una pratica d’umiltà ammirabile che sembrava che vedendo qualche anima che aveva ricevuto delle grandi grazie e che però non corrispondeva con fedeltà a praticare quest’umiltà, Suor Maria dell’Incarnazione non riusciva a sopportare che si dicesse che queste anime avevano ricevuto queste grazie e su questo si poteva dire qualche dettaglio” (Jacques Gallement).

Ovviamente questa chiaroveggenza portò a un giusto realismo : 

un giorno le parlavo di un’anima che di solito parte delle sue colpe erano dovute a qualche tentazione e faceva più chiacchiere che opere […] e mi disse solamente : “che volete, madre mia […]a loro per avere un briciolo d’amore di Dio, ce ne vogliono otto del loro amore” (Maria di San Giuseppe- Fournier).

Questa lucidità andava di pari passo con una ferma rettitudine :

la beata aveva una tale purezza e rettitudine verso Dio che non voleva fare una minima azione senza una particolare vista di Dio (Maria del SS. Sacramento-di St Leu).

Ella non tollerava il più piccolo pensiero su se stessa :

una volta che un suo servitore si ammalò, ella pensò che bisognava prendersene molta cura perché le era molto utile in casa; dandogli un po’ di brodo sentì interiormente un rimprovero di aver prestato fede a quel pensiero e di aver voluto mescolare gli interessi della casa agli esercizi di carità dei quali si spogliava completamente. Ciò la toccò così profondamente che pianse amaramente…( Maria di San Giuseppe- Castellet).

Questa rettitudine si applicò aceh all’educazione data ai suoi figli,

… non parlando mai di religione. Tra gli errori che maggiormente non sopportava, c’era la bugia, anche leggera e non ce ne perdonava neanche una, fosse pure per una banalità; ella diceva spesso a tutti noi, suoi figli : “quando avreste pur perso e messo a soqquadro tutta la casa confessandolo quando ve lo si chiederà, vi perdonerò volentieri. Ma non vi perdonerò mai la più piccola bugia”… (Maria di Gesù-Acarie).

Questa costante immersine nella grazia unita a una lucidità perfetta le permisero di assicurare la direzione delle sue sorelle. Le consorelle parlano molto della sua chiaroveggenza :

Suor Maria dell’Incarnazione aveva una spiccata capacità di vedere l’interiorità delle persone e discernere lo spirito per il quale  agivamo e che spesso restavamo senza poterle rispondere altro che : “è vero” e confessare tutto ciò che lei diceva. Una volta, ella era entrata in questo convento prima di essere religiosa e poiché ero io a parlare in  privato con lei, ella mi disse : “io parlai una volta con una persona e le dissi questo e quest’altro”, e in questo modo mi fece capire quanti errori che non conoscevo e sebbene lei continuava a parlarmi sempre di un’altra persona, io rispondevo sinceramente  : “è vero, è vero….” (Anna di San Lorenzo-di St Lieu).

Così come praticava Giovanni della Croce,

ella scriveva dei passaggi dei Vangeli e le Lettere di San Paolo su dei piccoli foglietti che dava come rimedio e istruzioni per le necessità che vedeva nelle anime. (Seguier).

Ella rispondeva così ai bisogni spirituali in un modo che sembrava quasi miracoloso :

una volta successe che nostra sorella Suor Maddalena della Croce, ormai morta e che è stata la prima professa di questo monastero, che non si sopportava neanche più lei stessa a causa di un totale abbandono interiore, nel quale le sembrava che la sua coscienza fosse morta, e che Dio l’avesse abbandonata, ed esclusa da ogni grazia, ella credette che la nostra beata sorella poteva alleviare le sue pene e andandola a cercare nella sua cella, la trovò intenta a scrivere e quando ebbe finito senza aspettare che la nostra suor Maddalena della Croce aprisse bocca per parlarle, lei le mise nelle mani il biglietto che aveva appena terminato di scrivere nel qaule la nostra suor Maddalena trovò spiegato in modo ineccepile il suo stato interiore, e ciò che doveva fare per uscirne di cui lei e noi altre che avevamo visto questo biglietto restammo molto stupite… (Maria di Sant’Ursula-Amiens).

Ovunque andava assicurava la direzione delle anime, ma senza volerlo, e praticando sempre la più stretta obbedienza verso i suoi superiori. A Amiens, Suor Maria di Sant’Orsola racconta che all’infermeria, la sera in cui Madame Acarie era in estasi,

arrivò nostra Madre la Priora, che allora era Madre Isabella di Gesù Cristo che la rimproverò aspramente perché non aveva mangiato il brodo, la forza dell’obbedienza la fece ritornare immediatamente in sé dal rapimento e alzandosi di corsa dalla sua sedia, facendosi forza e venendo davanti a nostra Madre, in modo così umile che sembrò una povera criminale, chiese perdono e prese in quest’atteggiamento il suo brodo e poiché nostra Madre le domandava cosa le era successo interiormente, ella le rispose : “ ahimè, Madre mia sono una povera creatura”. Nostra Madre le replicò : “come dite voi, ma la vostra consorella vi ha vista, vi ha chiamata e vi ha tirato e voi non avete mai risposto” (Maria di Sant’Orsola- Amiens).

Era una direzione gioiosa e ben ancorata alla realtà :

Suor Maria dell’Incarnazione si occupava molto delle novizie e diceva alle altre sorelle di fare qualcosa perfettamente nel proprio tempo e ben disporsi a cantare in coro quando vi erano e di essere ferventi nelle preghiere, mangiare bene quando erano al refettorio, di essere allegre e gioire …quando ne vedeva qualcuna che non sembrava abbastanza contenta durante la ricreazione, la guardava dolcemente e si rivolgeva a lei dicendole qualche parola dolce. (Maria di San Giuseppe- Fournier).

Ella combatteva ogni sorta di malinconia (direttrice, si opponeva in mancanza di speranza) :

mi ricordo che una volta la beata incontrandomi nella sacrestia del monastero dell’Incarnazione a Parigi e vedendomi triste e molto abbattuta, mi prese in disparte e mi disse : “mi sembra di vedervi in un modo che è del tutto contrario alla vita delle anime consacrate a Dio, come voi desiderate esserlo” … mi disse parecchie cose a questo proposito con una tale grazia e con una tale maestria che da quel momento quella tristezza scomparve. E da allora non penso di essere più stata così malinconica” (Jean-Baptiste).

Gioia, libertà :

ella diceva che non le piaceva quando si mette tutta la propria attenzione a non commettere colpe esteriori perchè ciò spesso procede dall’orgoglio, ed è meglio camminare in una sana libertà, gioia, apertura di cuore e schiettezza perché se qualche volta si commettono degli errori esteriori, in seguito ciò serve molto a umiliare l’anima e la rende più docile e affabile (Maria di San Giuseppe- Fournier).

Ella è ottimista e  dinamica :

Suor Maria dell’incarnazione dice a più riprese che gli sbagli che facciamo devono servire molto a risvegliare l’anima, e che ciò deve essere come un colpo di spada per farla avanzare più velocemente… ella ci diceva che gli errori devono servire all’anima come il letame serve alla terra che la concima e la rende più feconda. (Giovanna di Gesù- Seguier).

Ella era molto sensibile alla bellezza della natura come segno di Dio :

io dirò che ogni cosa portava la beata a Dio : quando andava al giardino, i fiori, le foglie tutto cò che vedeva le serviva a questo scopo, prendeva una foglia e la mostrava ammirandone la potenza di Dio, qualche volta rimaneva anche tutto il tempo della ricreazione su quella foglia e tutte le altre l’ascoltavano come se fosse stato un angelo a parlare, ella aveva di solito delle foglie, dei fiori e delle foglie degli alberi nei suoi libri e le prendeva in considerazione di tanto in tanto… (Maria di San Giuseppe- Fournier).

L’ultimo giorno del nostro viaggio, verso le nove del mattino, sorse un magnifico sole che ci sembrò essere in primavera; quando la beata cominciò ad arrossire così tanto e si mise a parlare in modo così fervoroso del sole di giustizia che illumina gli uomini e dei grandi effetti che provoca nelle anime che sono in grazia e che illumina. (Maria del SS.Sacramento- di St Leu).

Ciò che colpisce i contemporanei è il suo continuo andirivieni tra la preghiera e la carità perché in realtà le due non sono che una :

…in chiesa era così rapita e assorbita in Dio con solo il suo rosario tra le mani, non facendo alcuna preghiera a voce, stando quasi sempre e ovunque immersa nella sua interiorità e aveva solo la carità che le faceva rinvenire in sé, virtù molto eminente in lei che ha convertito durante questo tempo più di diecimila anime. Rendendosi debitrice a tutti coloro che la impiegavano, la sua porta non era mai chiusa a nessuno e disponibile a tutte le ore, ella toccava così profondamente i cuori con il suo esempio e le sue dimostrazioni che ammiravo i suoi cocchieri e lacchè, insomma tutta la sua famiglia che era più convertita che se non avessero vissuto dieci anni in religione…” (René Gaultier).

La sua bontà verso gli umili si vedeva nel trattarli come eguali :

la prima volta che andai da lei per parlarle del desiderio che avevo di essere religiosa, ancor più che ero una povera ragazza di umili condizioni, mi ricevette con tale amore e carità come se fossi stata altri; mi concesse più tempo di quanto ne avessi bisogno con tanta tranquillità come se fossi stata l’unica da ascoltare. Mi sembrò che vi fossero allora persone di alto rango ma lei non le fece passare prima di me. (Anna di San Lorenzo-di St Leu).

Mi chiamo Marguerin Goubelet, tagliatore di pietre…. Suor Maria dell’Incarnazione allora molto indisposta e camminava sulle stampelle con molta difficoltà, ma era così serena in viso che sembrava che il male che aveva fosse un bene prezioso. Ero allora infinitamente consolato quando potevo parlarle perché sebbene lei parlasse di costruzioni e altre cose simili, però abbelliva ogni cosa di uno spirito di devozione che tutto ciò che diceva era motivo di edificazione” (Goubelet).

I poveri sono l’immagine di ciò che noi dobbiamo essere per Dio :

quando lei visitava gli operai, qualche volta smetteva di parlare e diceva : “io guardo queste povere persone che sono attenti alle loro opere. Eccole tremanti davanti al loro maestro. Essi sono diligenti ad obbedirgli e a piacergli per ciò che essi dipendono da lui per guadagnare la loro vita. Ella ci ha detto che ciò le è servito molto nel momento che hanno costruito Nostra Signore dei Campi di Parigi, dove qualche volta ci andava al mattino con una persona raccomandata che passava in una piazza dove andavano tute le persone che vanno a guadagnare la loro giornata, e che ella vedeva alcuni con un attrzzo, gli altri con un altro, e che tutte queste persone uscivano di casa senza sapere chi le avrebbe prese a lavorare né quale lavoro avrebbero svolto. (Maria di San Giuseppe- Fournier).

Ella si metterà a paragone con i poveri :

Nella sua ultima malattia, beveva in un biberon di vetro, qualcuna disse che uno di terra sarebbe stato più pratico. Io le dissi che non era molto pulito, che non li amavo e ne avevo visti di simili  all’ospedale civile in mano ai poveri. Quando ella sentì che i poveri ne avevano di simili, mi pregò insistentemente che che avesse quello lì e che lei era povera. Se ne servì durante tutta la sua malattia perché era da poveri. (Maria di San Giuseppe- Fournier)

La sua carità è attiva sull’esempio del buon Brétigny di Quintadanavoine a Siviglia : “al posto di un monastero di povere pentite che lo chiamavano loro padre, come gli rimproverava la cugina [la cugina l’aveva chiamato <padre de putas!> ] e di cinquanta monasteri che gli augurava la zia, Dio aveva voluto che le religiose di più di cinquanta monasteri lo chiamassero proprio padre…” Compagnot, La vita del Ven. Jean de Quintanadoine…, manoscritto (copia XVIII sec), Clamart, p. 45.

ella si impegnava molto felicemente per la conversione delle ragazze sbandate e le assisteva fino a prenderle in casa sua e le educava a tal punto che in seguito le ragazze conducevano una vita virtuosa esemplare… (Padre Jean Sublet de la Guichonnière).

E con i malati, la sua esigenza di perfezione nell’amore degli altri ha colpito la sua cerchia di conoscenti di ammirazione :

una volta in cucina ella faceva il brodo per una persona malata con un tale trasporto e si preoccupava così tanto che suscitava devozione a guardarla. E dopo che lo preprarò per bene, ne dovette farne un altro perché, sebbene l’avesse assaggiato più volte, le sembrava sempre insipido. … si rimise subito a farne un altro con la stessa carità … (Anna di San Lorenzo- di St Leu).

Ella cura un malato che disgusta tutti :

Appena Suor Maria dell’Incarnazione scoprì questo disprezzo, chiamò il malato in disparte, in una camera separata del suo appartamento, vietando a chiunque vivesse in casa di non avvicinarsi senza dirle il motivo per non spaventarli. Così si occupò da sola di prenderse cura. Faceva il suo letto, medicava le sue piaghe che suppuravano e gettavano pus così puzzolente che lo stesso malato non riusciva a sopportare l’infezione. Ella gli dava da mangiare e lo serviva con una tale cura e carità fino a quando non fu del tutto guarito. (Madre Francesca, 322).

Ella esprime così l’unione richiesta tra la grazia e l’attività :

…bisogna lasciare alla Provvidenza divina, come se non vi fossero mezzi umani e lavorare e aver cura come se non vi fosse la Provvidenza divina… (Maria di San Giuseppe- Fournier, 99).

Concluderò dicendo quanto Madame Acarie fu una mistica completa : la sua vita è totalemente unita in Dio. Ella vive immersa nella realtà divina, nell’oblio di sé,  in un continuo andirivieni tra preghiera e azione, ma in effetti sempre in vista dell’azione. Come diceva don Sans, Generale dei Feuillants :

quand’anche impegnarsi con Dio sia un’azione più divina, nobile e dolce per l’anima che impegnarsi per Dio; tuttavia quando è necessario bisogna scendere e divertirsi di Dio per le cose di questa vita per lo stesso servizio di Dio, ciò che si chiama lasciare Dio per Dio (Don Sans di Santa Caterina, 69).

Costantemente immersa in Dio, ella irradiava l’amore divino intorno a sé, come lo testimonia Padre Sans : 

ella accendeva i cuori, disingannava le anime e cambiava gli animi, a tal punto che non c’era nessuno che andava a trovarla e che non se ne tornasse toccata da Dio in modo straordinario…" Sœur Anne-Thérèse, op. cit.