Le «reti» francescane di Madame Acarie

Le «reti» francescane di Madame Acarie

Madame Acarie, francescana : sotto questo titolo, a prima vista sorprendente, padre Godefroy di Parigi (1886-1950) ha pubblicato durante la Seconda Guerra Mondiale uno studio sui legami intrattenuti dalla beata carmelitana – principale introduttrice del Carmelo riformato in Francia – con i frati e le suore del Poverello. «Sorprendente Beata», ha scritto il dotto cappuccino, nella quale si incontrano, senza mescolanza o confusione, due serafismi: quello di San Francesco e quello di S. Teresa».
In linea con questo studio, ma con ampliamenti, è la comunicazione di M. Pierre Moracchini.
La presentazione delle numerose relazioni francescane della Beata ci porta a scoprire senza sorpresa come avesse fatta sua la famosa frase di San Francesco: «Noi siamo ciò che siamo davanti a Dio», assimilando dunque un punto fondamentale del messaggio francescano.

LE « RETI » FRANCESCANE DI MADAME ACARIE

Conferenza di monsieur Pierre Moracchini

Madame Acarie francescana  : con questo titolo, a prima vista sorprendente, padre Godefroy de Paris (1886-1950) pubblicò durante la seconda guerra mondiale, uno studio sul rapporto mantenuto dalla beata carmelitana – e principale introduttrice del Carmelo riformato in Francia – con i frati e le suore del Poverello Annali francescani , t. 76, 1940, p. 131-134, 168-172, 202-207, Eco degli Annali Francescani, 1945, p. 9-13, Annali francescani, t. 77, 1945, p. 25-28, 46-51, 100-102.. « Sorprendente beata », scriveva il dotto cappuccino, nella quale si incontrano, senza miscela o fusione, due serafismi : quello di San Francesco e quello di S. Teresa. Facciamo nostra la linea di questo lavoroUn grazie a suor Anne Thérèse del Carmelo di Pontoise e al padre Luc Mathieu, OFM, per il loro prezioso aiuto.. Padre Godefroy di Parigi aveva messo l’accento sull’adolescenza di Barbe Avrillot nel monastero delle clarisse di Longchamp, e sui suoi legami con i Frati Minori Cappuccini. Noi amplieremo l’argomento e dimostreremo che Madame Acarie è stata a contatto con i vari componenti della famiglia francescana, ma con una predilezione per i più riformati. A tale scopo, si procederà a una reinterpretazione delle fonti più attendibili su Madame Acarie (la biografia di André Duval, la cui prima edizione risale al 1621, e alcune prove del processo di beatificazione), per segnalare le tracce dei suoi molteplici legami francescani.

Longchamp e la famiglia francescana di Madame Acarie

« All’età di undici anni o poco più, fu messa a scuola nel monastero di Longchamp, detto dell’Umiltà di Nostra Signora, dell’Ordine di S. Chiara nei pressi di Parigi, dove si trovava una zia da parte di madre che si chiamava Suor Ysabel Lhuillier : Fu là che cominciò (…) a gustare lo spirito di devozione, che non l’ha mai lasciata (…). Durante la sua permanenza a Longchamp ebbe un buon incontro che ha sempre ritenuto un favore speciale della bontà di Dio, cioè fu istruita da un padre saggio dell’Ordine di S. Francesco, confessore di monache, il quale, considerando la sua docilità e il suo fervore, le parlò più che alle sue compagne, e le diede buonissime istruzioni. Ma la persona che le fu molto utile, fu la maestra delle novizie, che si chiamava suor Jeanne Mailli, che per la sua virtù eminente e il gran fervore fu eletta badessa del monastero, in modo che per consiglio dell’uno e dell’altra, ricevette la sua prima comunione a dodici anni (…). All’età di quattordici anni dopo aver vissuto a Longchamp poco più di tre anni, i parenti la richiamarono a casa, dove tornò; tuttavia, e benché avesse dimorato così poco tempo nel monastero, rimase profondamente impressa nel suo cuore la condizione religiosa, e la felicità che è quella di servire Dio senza posa e la certezza di essere di stare lontano dai grandi pericoli che si corrono nel mondo La vita ammirabile di suor Maria dell’Incarnazione, religiosa conversa dell’Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo, e fondatrice dello stesso in Francia, nota al mondo come la Damigella Acarie, di André Du Val, dottore in teologia, uno dei superiori di detto Ordine in Francia , Parigi, A. Taupinart, 1621, p. 3-9. ».

L’evocazione di soggiorno a Longchamp (1577-1580) può dapprima permettere di entrare nella cerchia familiare francescana della beata. Le genealogie conservate nel Carmelo di Pontoise dimostrano che questo rapporto non si limitò alla suora francescana Isabelle Lhuillier, sua zia clarissa da parte di madre. Nella famiglia Lhuillier, si conosce un’altra suora nota a Longchamp, la prozia Renée, ma soprattutto un certo Philibert, di cui ci è stato detto che fu « provinciale dei francescani in Borgogna ». Ora siamo rimasti sorpresi di scoprire che Philibert Lhuillier fu eletto Definitore generale al capitolo generale di Assisi nel 1517 (un capitolo in cui l’Ordine di San Francesco si divise tra conventuali e osservanti) e fu anche presente nel capitolo generale seguente (Lione, 1518) come ministro provinciale della provincia di Borgogna (San Bonaventura). Certo, è probabile che Barbe Avrillot non abbia mai conosciuto il suo prozio, ma il fatto che quest’ultimo abbia raggiunto dei gradi molto elevati nell’Ordine di San Francesco può aver avuto un impatto reale sul suo ambiente familiare. Se ora consideriamo la famiglia paterna della beata, si scopre che annoverava un cappuccino cugino germano (o zioUna difficoltà da risolvere : il nome di Raoul Avrillot, cappuccino, citato da Godefroy di Parigi, non compare nelle genealogie di Pontoise. Vi è, tuttavia, uno zio di Madame Acarie di nome Raoul Avrillot, ma morì nel 1585. Tra i suoi figli, figurerebbe forse il futuro cappuccino Raoul.)
di Barbe : Raoul Avrillot vestì l’abito nel 1588 sotto il nome di Nicolas di Parigi, e morì a Saint-Honoré nel 1595, « dopo aver trascorso sette anni in santità », dice il miglior necrologio dei cappuccinidetto « du Titre », il cui microfilm è conservato presso la Biblioteca francescana dei Cappuccini..

Ricordiamo anche che, tra i parenti più lontani delle famiglie alleate, figurano due eminenti padri cappuccini, il padre Giuseppe di Parigi (François Leclerc du Tremblay) e Honoré de Champigny (Charles Bochard), e che Marguerite Lottin, madre di Pierre Acarie, era la nipote di Maria Lottin, badessa di Longchamp tra il 1560 e il 1566.

Ora torniamo al testo di André Duval. Ciò che ci rivela del soggiorno della ragazza presso le clarisse urbaniste ha di che sorprendere lo storico francescano. Longchamp è l’opposto del monastero decadente che tanto spesso si ama ritrarre. Qui Barbe comincia a gustare « blo spirito di preghiera ». Lei ritiene « un favore speciale della bontà di Dio » l’essere stata diretta dal confessore delle monache – un frate della Provincia di Francia di nome Pierre Villette; e la sua maestra delle novizie appare come una religiosa di eminente virtù. Inoltre, durante l’esilio di Pierre Acarie è ancora a Longchamp, che affida due sue figlieA. Du Val, La vita ammirabile di suor Maria dell’Incarnazione, op. cit., p. 107., e, molto più tardi, prima di entrare come novizia nel Carmelo di Amiens, « andò solo a Lon-champ, dove era stata nutrita bene da piccola, per prendere congedo delle monache, e ringraziarle per l’onore e il bene che lì aveva ricevuti, disse loro che se entrava nella religione era per essere una serva delle serve di Dio, secondo l’inclinazione che aveva avuto dalla prima giovinezza Ibid., p. 320. ». André Du Val ci da un’immagine estremamente positiva del monastero di Longchamp.

Tuttavia, la vita regolare ebbe degli autentici soprassalti. Durante il processo di beatificazione, suor Maria di Gesù (de Tudert), una cugina di Madame Acarie, riconobbe che « il monastero di Longchamp dove questa serva di Dio aveva preso le prime impressioni di pietà, era stato distratto dalla stretta Osservanza della Regola dalle rivoluzioni del tempo e dal caos della guerra », ma aggiunge subito la testimone : « lei, vedendo una certa apertura per la riforma e la disposizione delle anime delle monache a riceverla, contribuì con tutto il suo potere e tutta la sua diligenza a questa santa opera. Dio ha portato ciò a una felicissima conclusione. Di modo che da allora questo monastero vive nel pieno rispetto della sua regolaRITI 2235, f.° 556 v °. ».

Questa preziosa testimonianza suggerisce che Madame Acarie abbia contribuito a una riforma di Longchamp, allo stesso modo in cui ha avuto successo in altre comunità femminili. Di che cosa si tratta esattamente? Per lo storico francescano, è un invito a riconsiderare la storia del monastero delle Clarisse in epoca moderna.

I Cappuccini

Benedetto da Canfield, Angelo de Joyeuse, Raffaello d’Orleans, Pacifico de Souzy Angelo-Raffaello de Raconis, tutti questi religiosi cappuccini hanno partecipato in un modo o nell’altro, al famoso « Cenacolo » presso Palazzo Acarie. Si tratta di un punto noto su cui c’è poca necessità di insistereVedi Godefroy di Parigi, « La scuola di Saint-Honoré », Quaderni di spiritualità Cappuccina, n. 2, Parigi, 1995, 138 p. (ripresa di una serie di articoli apparsi nella Revue Sacerdotale del Terzo Ordine tra il 1947 e 1949)..
Tuttavia, notiamo nel lavoro di André Du Val passaggi significativi di questa influenza cappuccina. Benedetto da Canfield (1562-1610) svolge un ruolo nella vita della Beata, poiché riesce a liberarla dalle sue ansie seguite ai fenomeni mistici e che la sommergevano. L’episodio si svolge durante il breve periodo (estate 1592) in cui il cappuccino inglese la dirigeBenedetto da Canfield risiede nel convento di Meudon fino a settembre 1592, poi fu nominato a Orleans. Fu allora che Madame Acarie prende un certosino parigino, Dom Beaucousin, come padre spirituale. A. Du Val, La vita ammirabile di suor Maria dell’Incarnazione, op. cit., p. 117.  :

« Infine, per mezzo di un padre dell’Ordine dei Cappuccini, con cui lei comunicava in casa della dama Billard, una vedova che era molto devota, si sentì molto sollevata, perché tra gli insegnamenti che le dette, le assicurò che tutto veniva da Dio, perché fino a quel momento, anche se aveva provato tanti forti cambiamenti (come abbiamo visto), tuttavia non osava rassicurarsene, non sapendo che dire di fronte a tante estasi e rapimenti che le arrivavano, e mi disse (…) che il buon padre le levò sensibilmente un sasso da dentro il cuore, perché prima il suo cuore era chiuso e serrato di paura e apprensione Ibid., p. 34. ».

Pacifico di Souzy (1555-1625), uno dei cappuccini direttori spirituali più apprezzati del tempo, « ha spesso e particolarmente comunicato » Ibid., p. 85. con Madame Acarie. Mistico egli stesso, padre Pacifico conosceva nel profondo l’anima della Beata, come si evince dalla lettura della sua testimonianza per il processo, in data 2 giugno 1618  :  

« Mi sembra che fosse molta attenta a sentire parlare di Dio per obbedirgli e occuparsi di lui o di essere occupata da lui con un vero spirito di santa orazione e devozione solida. E praticava una vera vita attiva purgativa per lei e verso gli altri, e praticava una vera vita illuminativa, contemplativa per lei e per la salute degli altri, e praticava anche una vera vita unitiva aderente a Dio per essere fatta spirito o volontà e non volontà con Dio; lei praticava tutte e tre le vite insieme in buon accordo per lei e per gli altri; mi sembrava che non respirasse ed aspirasse in tutti i suoi movimenti intenzioni e azioni interiori ed esteriori e in tutte le sue circostanze, unicamente per conformarsi al nostro caro Signore Gesù Cristo, che lei avvisava e riguardava in lui stesso e tutto il suo prossimo per amare Dio e il prossimo di un amore veramente puroRiti 2233, folio 75 recto-verso. ».

Tra il prossimo di Madame Acarie si includono i membri della sua famiglia e i suoi servi. E tutto un mondo che lei mette in contatto con i cappuccini. André Du Val racconta la tragica storia di Stefano, il piccolo lacché della famiglia Acarie : « Andò un giorno alla preghiera delle quarantoreUna devozione particolarmente sviluppata dai Cappuccini. dei padri cappuccini, dove il venerabile padre Angelo, della nobile casa di Joyeuse predicava, e ricevette tanta pressione dal « vertugale » di una giovane donna che gli venne uno ascesso al costato : seguì la febbre e morì pochi giorni dopo in una stanza degli Ecclesiastici, nei pressi del monastero La vita ammirabile di suor Maria dell’Incarnazione, op. cit., p. 75. ».

Florent Boulenger, i Francescani Recolletti e le Clarisse di Verdun

Una riforma francescana può portarne un’altra! Fondati a Parigi nel quarto secolo dopo i Cappuccini, meno ricchi di figure carismatiche di questi ultimi, i padri Recolletti, tuttavia, non sono estranei al mondo di Madame Acarie. Consideriamo uno di questi francescani riformati, Florent Boulenger, che « aveva una bella opinione e stima nella santità di questa giovane donna per avere parlato con lei molte volte delle imprese che tendono al progresso della gloria di DioRiti 2236, f.° 419 r°-v ° . » (testimonianza di Nicolas Le Febvre di Lezeau). Florent Boulenger aveva professato presso i Cordeliers di Beauvais nel 1575 all’età di 16 anni. Desiderando di « riformarsi » (lo slogan del tempo), si recò a Roma, fece uno soggiorno nei primi conventi dei Recolletti di Aquitania, e raggiunse infine Verdun, luogo di raggruppamento dei Cordeliers della Provincia di Francia che volevano adottare la riforma. Il 13 gennaio 1602, rinnovò la sua professione. Ma il movimento di riforma conquistò le donne, e anche allora, Florent Boulenger svolse un ruolo fondamentale nella riforma delle Clarisse Urbaniste di Verdun, quelle che sono spesso chiamate « Recollette », perché dirette dai Recolletti.

Le rotte del nostro padre recolletto e di Madame Acarie si intersecano. Florent Boulenger si occupa attivamente del reclutamento del monastero. Con l’aiuto dei gesuiti a Verdun, egli cerca di farvi entrare Alix Le Clerc (la fondatrice, insieme con Pierre Fourier, della Congregazione di Nostra Signora), ma non riesce nel suo tentativo. Florent Boulenger instancabilmente persegue la sua ricerca di reclute a tutto campo. Senza che si sappia esattamente come avviene il contatto (ma probabilmente attraverso i gesuiti) è per soddisfare questa domanda che Judith Florence Abra de Raconis prende l’abito a Verdun, con il nome di suor Florence di San GiuseppeCuriosamente, al posto del monastero di Clarisse si trova oggi … il Carmelo di Verdun !.

Madame Acarie, ha scritto André Du Val, « si impegnò a portare in Lorena Madamigella Florence Abra della famiglia de Raconis per essere recolletta nella città di Verdun, in cui le ragazze di santa Chiara si erano da poco tempo riformate sotto la conduzione dei padri recolletti. M. Acarie suo marito e padre de Berules l’accompagnarono in questo viaggio, e dopo aver ben sistemato questa giovane nella religione, si recarono a S. Nicolas di LorenaA. Du Val, La vita ammirabile di suor Maria dell’Incarnazione, op. cit., p. 174-175. ».

Questo viaggio in Lorena (luglio 1602), così determinante nel cammino spirituale della Beata, segna il suo primo incontro con il riformatore recolletto. Altri seguiranno, se dobbiamo credere alla testimonianza di Nicolas Le Febvre di Lezeau. Nel 1603, Florent Boulenger è eletto il primo « custode » della « custodia »Un gruppo di monasteri all’interno di una provincia. dei recolletti della provincia dei francescani in Francia, e risiede spesso a Parigi. Negli anni 1603-1605, partecipa alla fondazione del grande convento del Faubourg Saint-Laurent (gli edifici, vicino all’odierna Gare de l’Est, sono stati appena restaurati), ma a causa di dissensi interni, i recolletti della la custodia della provincia di Francia non sono autorizzati a risiedere in questa nuova struttura. Florent Boulenger va in cerca di un nuovo insediamento per i suoi fratelli, ed egli opta per Saint-Denis – la prima sede dove, vivente San Francesco, i primi frati minori s’erano stabiliti, avanti di iniziare a Parigi. Questo progetto, di difficile applicazione, è citato da André Du Val in un capitolo dedicato al « dono della profezia » di Madame Acarie  :

« Padre Florent dell’ordine dei padri recolletti avendo lavorato a lungo per lo stabilimento di una casa del suo ordine nella città di S. Denys in Francia, visto che non progrediva in nulla, e i monaci della grande abbazia, da cui il luogo dipendeva, non volevano dare il loro consenso, una continua preghiera che a loro avrebbero fatto tante persone buone, deliberò di lasciare tutto, e di tornare alla sua provincia. Suor Maria dell’Incarnazione, avendo saputo della sua risoluzione, l’avvertì di non andarsene, e che i religiosi avrebbero dato a breve il loro consenso, ed è ciò che fecero quando abbiamo pensato che la questione fosse del tutto senza speranzaA. Du Val, La vita ammirabile di suor Maria dell’Incarnazione, op. cit., p. 462. ».

Di fatto, i recolletti riusciranno a stabilirsi a Saint-Denis e la prima pietra della loro chiesa fu posata l’11 febbraio 1607.

Le clarisse dell’Ave Maria di Parigi

Se Madame Acarie accompagnò la giovane d’Abra de Raconis al monastero di Verdun, orientò anche le vocazioni all’Ave Maria di Parigi. « Ha dato loro delle brave ragazze », ha scritto André Du Val, che « vi si aggirano con coraggio ». La beata infatti provava una forte predilezione per il monastero parigino. I legami potrebbero essere stati facilitati dalla vicinanza geografica tra Palazzo Acarie e l’Ave Maria (nel Marais), ma sono dovuti soprattutto alla vitalità spirituale del monastero – una vitalità attestata da tutti gli osservatori. Il biografo di Madame Acarie fornisce una testimonianza eccezionale che possiamo datare negli anni 1598-1601  :

« Lei amò e apprezzò molto il monastero dell’Ave Maria del santo Ordine di Chiara, e li esortò così tanto sin dal loro inizio che sono rimaste nella loro primitiva semplicità, austerità, la clausura, e povertà esattamente e mi disse una volta (Dio, credo, non le aveva ancora rivelato nulla sull’Ordine delle carmelitane) che se fosse stata libera, non avrebbe esitato a entrarviIbid., p. 142. ».

Agli inizi del 1600, Madame Acarie si sarebbe chiaramente vista suora dell’Ave Maria … E ovviamente, considerando l’introduzione delle carmelitane, continua a essere influenzata dal modello proposto dalle clarisse parigine. In un capitolo intitolato « Come stimò la povertà », André Du Val ha detto che « dall’inizio da quando si parlava delle carmelitane in Francia, insistette sul fatto che il Monastero dell’Incarnazione non fosse per nulla in affitto : ma ci fossero delle persone che dovessero andare a questuare per la città in nome delle religiose, così come fanno le cappuccine, e le ragazze dell’Ave Maria. E se non fosse stato per la Corte di Parlamento, che controllando le letterePatenti…, ordinò tramite il suo arresto che questo monastero fosse affittato, lei avrebbe fortemente insistito per la mendicità, che (come ha spesso ripetuto) era una grande ricchezza per una religioneA. Du Val, La vita ammirabile di suor Maria dell’Incarnazione, op. cit., p. 603. ».
(Precisiamo che le clarisse cappuccine qui menzionate sono state fondate nel 1606, e che hanno fatto ricorso a dei frati questuanti, a imitazione dell’Ave Maria di Parigi).

Madame Acarie quindi frequenta l’Ave Maria e vi conduce la sua famiglia. Al Giubileo del 1601, fa venire a Parigi Jacques Gallemant (uno dei futuri superiori delle carmelitane), lo alloggia in casa sua, e lo manda a confessare all’Ave Maria. Placide Gallemant, recolletto e parente di Jacques, disse : « Là, tutti i bambini, i servi, i parenti e gli amici di questa santa damigella, prendendo occasione da una felicità inaspettata, fecero la confessione generale. Là innumerevoli persone di tutte le condizioni venivano a lui per essere riprodotte a Dio tramite gli sforzi del suo zelo e l’energia del Sacramento di cui aveva il sacro ministero. Si diceva comunemente a Parigi che tutti coloro che facevano la loro confessione al signor generale Gallemant sembrava avessero vinto un pegno tutto straordinario di salute. Questo impegno lo ha tenuto legato sei settimane a un confessionale La vita del venerabile Sacerdote di G. C. M. Jacques Gallemant, dottore in teologia presso la Facoltà di Parigi, superiore delle Carmelitane in Francia etc. per p. Placide Gallemant, recolletto , Parigi, Edme Couterot, 1653, p. 51-52. ».

E San Francesco ?

Abbiamo evocato i legami di madame Acarie con il mondo francescano. Potremmo precisare e persino trovarne degli altri. Così, un certo Vincent Mussart, nella ricerca di vocazione, trova un commentario della regola del Terz’Ordine in biblioteca « di M. Acarie, marito di Suor Maria dell’Incarnazione prima di entrare nell’Ordine delle carmelitane » Storia generale e particolare del Terz’Ordine di San Francesco d’Assisi , Parigi, G. Josse, 1667, p. 121-122..
Il riformatore dei terziari regolari francescani (i celebri penitenti de Picupus o Tiercelins) è stato quindi trovato, anche lui, in relazione con la Beata.

Ma oltre a queste reti francescane, ci si chiede fino a che punto Madame Acarie avesse una conoscenza reale di San Francesco. Ancora una volta, stiamo andando a utilizzare le preziose informazioni fornite da André du Val, in un capitolo dedicato a « Il suo zelo e la sua devozione »  :

« Ho nelle mani un piccolo memoriale dove è scritto che un giorno lei riferì a qualcuno, che due cose le erano molto servite per consegnarla al servizio di Dio. La prima è che nella lettura della vita di S. Francesco lei rimarcò che noi siamo in effetti ciò che siamo agli occhi di Dio, e rimase così forte nella sua anima, che per molti giorni lei non poté avere altro pensiero. In secondo luogo, nella lettura di un altro libro (quello di M. Roussel) ha notato questa verità : è troppo avaro colui al quale Dio non bastaA. Du Val, La vita ammirabile di suor Maria dell’Incarnazione, op. cit., p. 626. ».

Vediamo la prima di queste « due cose ». Quello che impressiona Madame Acarie si troverebbe in una vita di San Francesco. Dovrebbe essere verificato. Infatti, nel sesto capitolo della Legenda Major di San Bonaventura (l’unica biografia di Francesco nota e stampata al tempo di Madame Acarie), si posssono leggere dei discorsi molto simili a quelli riportati da André Du Val. Francesco era « solito dire  : l’uomo vale quello che vale agli occhi di Dio e nulla più Legenda Major , 6.1., San Francesco. Documenti, Parigi, 1981, p. 611. » (Sed et verbum hoc dicere solitus erat : Quantum homo est in oculis Dei, tantum est et non plus). Madame Acarie ha trattenuto quello che poteva leggere nella Legenda Major. È già molto importante, ma possiamo andare oltre. Dopo l’edizione a cura di Luca Wadingo dei Trattati di San Francesco nel 1623 (un’edizione sconosciuta a Madame Acarie, e per una buona ragione), sappiamo che Bonaventura non fa che prendere parola per parola un monito, vale a dire un breve insegnamento del Poverello : « Beato il servo che non si ritiene migliore, fintanto che è amplificato ed esaltato dagli uomini, di quando ritenuto è vile, semplice e disprezzato, perché quanto vale l’uomo davanti a Dio, tanto vale e non piùAmmonizione 19, Francesco d’Assisi, Scritti, 1981 (« Fonti cristiane » 285), p. 108-109.  » (Quia quantum est homo coram Deum, tantum est et non plus).

Con questo motto « rimasto così fortemente nell’anima » della beata, che per molti giorni non poté avere altro pensiero, ci troviamo di fronte al pensiero di Francesco d’Assisi, e quasi, al di là della lingua latina, alle sue proprie parole. Questo risultato appare essenziale : se Madame Acarie ha frequentato la grande famiglia francescana del suo tempo, ha accettato e assimilato un punto particolarmente importante del messaggio francescano, un punto che le era « molto servito per incamminarsi al servizio Dio ».

« Madame Acarie francescana… » Alla fine, il titolo del lavoro di padre Godefroy di Parigi, è ideale per la nostra Beata.