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Marie di Gesù Acarie

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La maggiore delle tre figlie della signora Acarie è una testimone privilegiata della vita della madre. Nel secolo, ha vissuto quasi 22 anni al suo fianco, e in religione, due anni al Carmelo di Amiens.
Attraverso i suoi scritti, lunga testimonianza su sua madre e i ricordi sul Cardinale Bérulle, o gli scritti a lei inviati: le lettere della madre e le lettere di san Francesco di Sales ci descrivono una forte personalità affermata con modestia, piena di sensibilità e di grande delicatezza verso il prossimo, accattivante nella sua sincerità, i suoi problemi di gioventù e le lotte interne che ha affrontato prima di trovare la sua vocazione.
Sembra aver ereditato il dono della madre di guidare le anime, quello di governare con saggezza e il gusto per la bellezza.
Vetrata raffigurante il cardinale de Bérulle che consegna le costituzioni del Carmelo alle tre figlie di Madame Acarie.

Marie di Gesù Acarie(1585-1641)

Conferencia di monsieur Bernard Yon

Marie fu la prima figlia della signora Acarie e la secondogenita della famiglia che comprese sei figli. Marie visse per lunghi periodi con la madre nella vita civile come in un convento, il che ci permette di comprendere meglio il rapporto profondo che univa questi due esseri cari l’una all’altra. Ma questo limiterebbe Marie se si evocano i suoi ricordi solo nell’ombra della beata madre, perché anch’essa fu eccezionale. In effetti, Marie è più di una testimone fedele : è animata, lei stessa, dal desiderio di santità, in maniera tale che penetra in modo eccezionale la vita spirituale vissuta nel contesto del suo tempo.

Anche se limitate per lo studioso che ne desidererebbe sempre di più, le fonti disponibili sulla vita di Marie non sono insufficienti perché sono profonde e vanno ben oltre le notizie biografiche ordinarie. Esse consentono importanti divagazioni sulla Francia del secolo XVI e XVII, per il quale Marie sembra aver avuto più interesse che la persona comune del suo tempo.

Una prima fonte di grande importanza è la testimonianza di Marie nel processo di beatificazione di sua madre (processo in specie o apostolico 1630-1633). Questa testimonianza, lunga cinquantaquattro pagine (nella versione dattiloscritta), mostra quanto Marie comprese sua madre, anche nella vita spirituale. Così riporta quello di cui è testimone diretta in modo chiaro e dettagliato e anche adesso siamo in grado di entrare pienamente nello spirito delle sue risposte. Fra tutti quelli che Marie ha detto agli investigatori del processo, due temi saranno selezionati in questa esposizione : l’istruzione fornita dalla madre e ricevuta dai bambini Acarie (e soprattutto da Marie) e la vita nel Carmelo di Amiens, dove Marie e sua madre sono state insieme per circa due anni, una religiosa e sottopriora nel corso degli ultimi sei mesi della loro vita in comunità e l’altra suora laica, con il nome di Marie dell’Incarnazione. Questi due temi sono di interesse del tutto eccezionale, perché sono di un’insigne rarità : il primo perché è la testimonianza della santità di una madre nell’allevare i suoi figli e il secondo, una rarità ancora più grande, perché è la testimonianza di una ragazza nello stesso convento di sua madre!

Una seconda fonte indiscutibile consiste in quattro lettere di Maria dell’incarnazione a sua figlia Marie, dopo aver lasciato il Carmelo di Amiens per quello di Pontoise. Il legame di affetto tra due persone non è stato, però, sciolto. Diverse lettere, delle quali ce ne sono oggi note quattro, sono state scritte da Amiens a Pontoise dal 1616 al 1618. Tra le più alte elevazioni spirituali ivi contenute, si possono leggere dei dettagli interessanti della vita della famiglia Acarie, delle richieste di preghiera e degli scambi di immagini religiose, che erano comuni all’epoca come aiuto alla vera devozione.

Una terza fonte è la relazione che Marie, allora priora del Carmelo di Orleans, fece "della vita di questo grande servo di Dio, il cardinale de Bérulle". Il viaggio in Spagna nel 1604 del giovane Bérulle, a cercare le sei carmelitane che si stabiliranno nel Carmelo riformato in Francia, è evocato in alcuni particolari che hanno sicuramente catturato l’attenzione di Marie. Poi, nel corso del suo testo, Marie evoca presso questi personaggi di Chiesa la "grazia della condotta delle anime". Lei precisa che, questa grazia "ha cominciato a manifestarsi all’età di 20 anni" e dà, con precisione eccezionale, il caso di una ragazza che il giovane Pierre de Bérulle condusse fino alla sua entrata in convento. Tra l’altro menziona il rifiuto di Bérulle di aderire alla richiesta di re Enrico IV, che lo avrebbe voluto nominare tutore del giovane delfino (il futuro Luigi XIII), nonostante le ripetute richieste tra cui quelle del R.P. Coton. Si apprende infine che il giovane Bérulle si era posto la questione di diventare gesuita, mentre era un giovane prete.

Le lettere che Francesco di Sales, ha scritto a Marie costituiscono la quarta fonte in ordine d’importanza, superando le precedenti fonti di testi nello stile (e per l’ortografia), ma non nella sostanza. Queste lettere sono le risposte a delle lettere di Marie, che purtroppo non sono giunte fino a noi. Naturalmente, le cronache delle Carmelitane e le biografie di Madame Acarie (quella di André Duval e J.B.A. Boucher in particolare) raccontano parti della vita di Marie e danno informazioni utili sulla sua opera e soprattutto sulla speranza di Anna d’Austria di dar vita ad un delfino, desiderio che sarà soddisfatto dalla venuta, il 29 settembre 1638, di un bellissimo ragazzo (il futuro Luigi XIV).

Tutto q uesto ci permette di gettare luce sull’infanzia, la gioventù e l’educazione di Maria, ed evocare la ragazza fino alla scelta del Carmelo, la sua vita carmelitana in Amiens, in parte con la madre, come sottopriora, il suo trasferimento al Carmelo d’Orleans come priora, il lavoro che ha fatto e la sua corrispondenza con Francesco di Sales.

1 – L’infanzia, la gioventù e l’educazione.

Probabilmente pochi giorni dopo la sua nascita nel 1585, Marie fu battezzata il 5 luglio a Parigi in Saint-Gervais, la parrocchia di famiglia, non ancora completata (il primo periodo di costruzione della chiesa attuale terminò nel 1578, poi, dopo una pausa di venticinque anni durante le guerre di religione, continuò nel 1600 e terminò nel 1657). Sua madre, Madame Acarie non aveva ancora 20 anni (Barbe Acarie era nata il 1 febbraio 1566)! Diede alla luce il secondo figlio sedici mesi dopo il primo figlio, Nicolas, che fu battezzato il 22 marzo 1584. I nati in seguito, Pierre, 14 marzo 1587, Jean, 6 febbraio 1589, Marguerite 11 aprile 1590 e Geneviève 22 febbraio 1592, fecero di Marie una primogenita esercente, dopo la madre, una responsabilità nella formazione di questo piccolo bellissimo mondo.

I registri della parrocchia di Saint-Gervais conservano i battesimi dei sei piccoli Acarie. Quello di Marie è scritto in questo modo : "… la quale (Marie), è stato tenuta al fonte dal nobiluomo Messere Jean Suiller (Lhuiller), consigliere del re e maestro ordinario della Camera dei Conti a Parigi, padrino, e dalla nobile damigella Ambroise Brulart, vedova di Messere Raoul Avrillot, consigliere del re, nella sua corte del parlamento, e dalla nobile signora Jeanne Bouchart, vedova di Messere Guillaume Sotin (Lotin), durante la sua vita, consigliere del re e maestro ordinario nella Camera dei ContiJ.B.A. Boucher, La vita della beata Maria dell’Incarnazione, Parigi 1873, p. 541".

Così la tradizione che le ragazze ricevessero il battesimo con un padrino e due madrine (i ragazzi, due padrini e madrina) fu osservata. Il padrino è un Lhuiller, prozio di parte materna della bambina, e le madrine delle mogli Avrillot e Lotin, prozie paterne per ciascun lato (il padrino è il fratello della nonna materna Lhuiller, la prima madrina è la moglie, vedova del fratello del nonno paterno Avrillot e la seconda madrina è la vedova di fratello della nonna paterna Lotin). In breve, è davvero facile se ci si pensa un po’.

Sotto la protezione della Madonna del Buon Parto, onorata a Saint-Gervais (vedi nota A), i sei figli Acarie godettero di buona salute, il che è notevole in un tempo in cui la mortalità dei bambini piccoli era molto elevata. Così Marie è una ragazza che ha conosciuto solo le malattie dell’infanzia che potremmo dire normali. Sua madre e non i domestici, anche i più stimati come Andrée Levoix, la accudisce in questo caso, come ha fatto per i suoi fratelli e sorelle. Si nota l’attenzione e la costanza di sua madre : "Quando eravamo malati, ci assisteva con dolcezza e amore, non si spostava da noi e faceva ciò di cui avevamo bisogno, a volte anche le cose più vili e basseProcesso in specie o apostolico 1630-1633, testimonianza 155 – R. M. Marie di Gesù Acarie, versione dattiloscritta. Riti 2236, f. 503r.Maria, nel suo tempo senza dubbio, chiama "basso e vile" tutto ciò che le sembra indegno che la madre faccia per lei a causa del profondo rispetto che le porta. "Una volta si mise in ginocchio in un tempo così lungo a fare qualcosa che il dottore aveva ordinato, che ciò che ritenni più doloroso del mio male, fu che per ogni supplica che le feci, non permise mai che una delle cameriere si occupasse di meop. cit. f. 503r". Marie soffre nel vedere sua madre abbassarsi per lei, ma sua madre le dice che : "Non era bello avere così tanta pena, il che ci confonde fino a un punto che non si può esprimere"op. cit. f° 503r. Ma da ragazza delicata, obbedisce : "Vedendo la mia pena gentilmente mi diceva che dovevo sopportare questo perché lei lo voleva e le era di consolazione… Non occorreva più dire una parolaop. cit. f° 503r".

Nel raccontare questa piccola scena in cui si immagina una madre inginocchiata per curare la sua bambina, Marie esprime sentimenti profondi e fini in cui si mescolano armoniosamente i sensi di ciò che deve accettare nonostante il rispetto affettuoso che porta a sua madre : "Queste testimonianze del suo affetto materno in questi atti di umiltà, ci obbligavano ad un maggiore amore, rispetto e sottomissione verso di lei, sia nella salute che in malattia e a soffrirla con pazienza e fare tutto ciò che il medico ordinava senza discutere e anche prendere le medicine che si dava la pena di farci e portarci con il suo amore veramente materno e abbiamo davvero avuto tutto più facile tramite leiop. cit. f° 503rv". Con l’amore di una madre così paziente e devota, diventa ancora più facile prendere le pozioni orribili ordinate dai medici del tempo. Ma è necessario per questo, avere l’anima di Marie, che vuole rendere alla madre l’amore datole, "senza contrattare" su ogni cosa, anche se spiacevole.

Marie fu messa a pensione presso l’Abbazia di Longchamp a nove anniJ.B.A. Boucher, La vita della beata Maria dell’Incarnazione, Parigi 1873, Libro III, p. 335., esattamente dove sua madre, allora la piccola Barbe Avrillot, lo fu un poco più avanti con l’età (marzo 1576 a 10 anni). Longchamp è un monastero delle Clarisse (si chiamava San Damiano all’epoca), fondato dalla sorella di San Luigi, Isabella (1225-1270), recentemente beatificata (1521), abbazia, che dal suo completamento nel 1259, manteneva quasi intatta la tradizione delle sue originiJ. Le Goff, San Luigi, Gallimard ed. 1996, p 271. Fin dal Medioevo, i genitori affidavano le loro figlie alle suore famose per la loro educazione : per esempio, a Longchamp, Barbe era stata posta sotto la tutela di suor Jeanne de Mailly, che ormai era vecchia. Francine Potter, badessa in carica dal 10 maggio 1587 (e resterà tale fino al 31 luglio 1606)Archivio de l’abbé Courage, archivio del Carmelo di Pontoise. non ha introdotto cambiamenti significativi nel programma di formazione dispensata in maniera flessibile ma ferma nei suoi obiettivi fin dalle origini dell’abbazia. Ecco quello che dovrebbe essere il programma di formazione nel XIII secolo, probabilmente ancora in vigore all’epoca di Marie : "All’epoca …"imparare a leggere" si dice allora "imparare il Salterio". È probabile che ci si applicasse a ritrovare … i testi dei salmi, che erano stati memorizzati : una sorta di metodo globale in quanto le parole stesse erano già note e leggere e scrivere consistevano nel tornare poi a riprodurre i vocaboli che la memoria aveva registrato … (L’allievo) non studiava l’interpretazione delle parole o la divisione in sillabe o la conoscenza dei casi e dei tempi. (L’insegnante) un po’ trascurava l’istruzione della grammatica, focalizzando l’attenzione sui testi stessiR.Pernoud, Hildegarde di Bingen, Parigi, Editions du Rocher 1994, p. 17-18.".

Certo, il periodo di Longchamp influì nella formazione di Marie, ma in modo molto minore di come si potrebbe immaginare a prima vista. Infatti la madre di Marie, Madame Acarie, teneva le sue figlie con lei. "Le figlie hanno sempre vissuto con lei e non hanno avuto condotta diversa dalla sua fino al loro ingresso nella religione, se non quando, dopo l’assedio di Parigi (M. Acarie era stato messo fuori di casa sua a Parigi con così tanto dolore, perché i creditori avevano preso tutti i suoi beni e non aveva nulla per mantenere la famiglia né il tempo di prendersi cura del cibo dei figli) lei li lasciò, mettendo le due figlie maggiori nel monastero di Longchamp e gli altri figli in varie parti fino a quando con il suo lavoro e buona condotta non rimise gli affari di casa sua in buone condizioniMarie Tudert, Testimonianza al processo, Riti 2235, f. 541" testimonia Marie Tudert, cugina di Madame Acarie al Processo di beatificazione. In effetti, l’esilio di Pierre Acarie cominciò il 5 aprile 1594, ma il periodo di estrema povertà fu relativamente breve e il palazzo di famiglia in Rue des Juifs ricuperato prima del ritorno dall’esilio di Pierre. Da allora, è probabile che Marie lasciasse Longchamp e tornasse in famiglia.

Resta uno scritto di Marie che mostra la sua scrittura e il suo stile che deriva probabilmente in parte dalla sua formazione iniziale all’epoca. Marie ha scritto questo testo nella sua mezza età, a Orleans, con il nome religioso di Marie di Gesù. Lo scritto ricorda a margine : "Di mano della Rev. Madre Marie di Gesù figlia di madamigella Acarie chiamata in religione suor Maria dell’Incarnazione"Relazione manoscritta di madre Marie di Gesù, priora delle carmelitane d’Orléans, sulla vita del nostro beato padre, signor Cardinale de Bérulle, Archivio Nazionale, M 233 d 8 pezzo 3, p 27. il che non lascia alcun dubbio sull’autenticità di questo scritto. A vederlo, è evidente che Marie aveva una scrittura regolare e ben allenata, di una cura rigorosa, e molto applicata. A leggere questo lungo scritto, crediamo che l’autrice utilizzi lo stile del suo tempo con una certa eleganza, ma che l’ortografia, che non è ancora fissata, è vero, è un po’ fantasiosa (per esempio, scrive professie, quando noi oggi scriviamo prophétie, a ricordo della radice greca della parola, e la dessante sugli Apostoli che oggi scriviamo descente). Senza togliere alcun merito alla formazione fornita dal monastero, Marie non ha goduto di un alto grado di educazione intellettuale : è ancora la vecchia scuola dove l’istruzione delle ragazze era molto più orientata verso il cuore e la femminilità per una presenza nella sua (eventuale) futura casa. Ma Marie sa parlare e scrivere con chiarezza, come abbiamo appena visto.

Quando Marie lascia Longchamp, la sua educazione non è completata. Generalmente i ragazzi erano rimossi dalle scuole nei monasteri intorno all’età dai dodici ai quattordici anni (Barbe Avrillot lasciò Longchamp nel 1578 a 12 anni) e invitati a scegliere uno stato in vita : lo stato religioso, o tornare al mondo, e per le ragazze era invariabilmente nel contesto del matrimonio a sedici o diciassette anni (Madame Acarie si sposerà all’età di sedici anni). Anche nella miseria, era inconcepibile che i bambini di una grande famiglia avessero un mestiere. Così Marie riferì che questo terribile periodo (anche se per fortuna breve), in cui "è stato sequestrato tutto" degli Acarie, sua madre, non sapendo come procurarsi il pane, cercò di vendere uno dei suoi anelli ad un inflessibile parente  : "Si inginocchiò, pregandolo di fargli il favore (di) prestargli cinque soldi per il pane … al contrario, con le pungenti parole, (lui) rifiutò e disse che mettesse i suoi figli a mestiere dal calzolaio o ciabattino … la mandò via in questo modo , senza darle un soldoProcesso, Riti 2236, f. 539v". Impensabile mettere un bambino Acarie come apprendista presso un calzolaio o ciabattino, e Marie ha continuato il racconto di ciò che ha sentito dire da sua madre : "Le ho sentito dire che in tutto ciò, lei ne aveva risentito che lui le dicesse di mettere i suoi figli nel lavoro … tenendo presente che non era di questa condizione" (13). Ma lo pseudo consiglio di questo parente, vera invettiva, è fuori luogo perché Nicolas, il figlio maggiore, aveva solo dieci anni, o poco più, il povero ragazzo.

Ordinatole di lasciare Longchamp, però, Marie fece conoscere a sua madre il desiderio contrario di restare per abbracciare lo stato religioso : "Ma la sua pia madre, che la trovava troppo giovane per scegliere il suo stato, non volle permetterle di fare una scelta così importante"Boucher, Libro III, p 335.. Obbedire può essere stato difficile per Marie, ma non c’è dubbio che avvertì tutta la sollecitudine affettuosa della madre che non voleva spingere i suoi figli ad entrare in religione, se non per vocazione indiscutibile. Tuttavia, è forse ragionevole pensare un po’ diversamente : Marie, soddisfatta della sua maestra a Longchamp, avrebbe voluto rimanervi e per questo sembrava che avesse voluto essere religiosa. Questo spiegherebbe ciò che vediamo più avanti in questo documento, vale a dire che Marie è stata lenta a discernere la sua vera vocazione e che le sue parole di bambina indicavano più l’attaccamento al suo stato di vita che ad esprimere un desiderio genuino di essere una suora nel convento.

Marie fu preparata per la prima comunione da sua madre, questo è certo, all’età di dieci anni. In occasione di questa preparazione, Madame Acarie scrisse un breve formulario per farle fare degnamente la Comunione : "… Lei doveva istruire sua figlia che stava appena iniziando a praticare la vita spirituale. (Il formulario ) è organizzato in forma di preghiera, il che non è un modo minore per progredire nella via interiore perché l’anima mette in gioco i suoi due poteri, l’intelletto e la volontàAndré Duval, La vita ammirabile della beata Maria dell’Incarnazione, Parigi 1621, riedizione Parigi 1893, p. 352.". Questo testo fu pubblicato a Parigi nel 1622 con il titolo aggiunto : I veri esercizi della Beata Maria dell’Incarnazione composti da lei stessa, appropriati per tutte le anime che vogliono seguire la sua buona vita. Fu così ben accolto dal pubblico che fu ristampato più volte negli anni immediatamente successivi.

A piccoli passi, il padre di Marie è autorizzato dal re ad avvicinarsi a Parigi, come dire che l’esilio diventa meno stringente. Così si rifugia presso i Molé di Champlâtreux nel comune di Luzarches (Mathieu Molé nato nel 1584 morto nel 1656, fu il primo Primo Presidente Guardasigilli di Francia), apparentati ai Seguier, e quindi vicini agli Acarie. Marie è così chiamata a fargli compagnia e lascia Parigi per Luzarches. La moglie di Pierre, Madame Acarie che "risentiva molto del bando di mio padre a causa della Lega"Processo, Riti 2236, f. 538v andava anche lei a Luzarches, ma per brevi visite. Il giorno di San Giovanni nel 1596, tornando a cavallo da una delle sue visite, fece una caduta molto brutta e il suo servo era molto più avanti di lei, per questo ricevette soccorso solo tre ore dopo l’incidente in cui si ruppe una gamba in tre fratture esposte. Marie poi fu richiamata a Parigi per prendersi cura della madre e, probabilmente, dirigere la casa durante l’immobilizzazione forzata, che durò un anno (giugno 1596 – giugno 1597). Purtroppo, quando la madre poté riprendersi, era impedita permanentemente, camminava con difficoltà e doveva appoggiarsi su una stampella.

Pierre poté ancora avvicinarsi a Parigi, a Ivry, poi finì il suo esilio. Ma che cambiamenti in quei pochi anni! Infine la famiglia poté riunirsi, Madame Acarie soffrì per il resto dei suoi giorni di grave inabilità e Pierre fu costretto a vendere il suo ufficio di maestro presso la Camera dei Conti a Parigi. Marie, a tredici anni, aveva già attraversato le più grandi prove della sua vita (a vista umana).

Vale la pena di soffermarsi sulla formazione che Marie e le sue sorelle ricevettero in famiglia dalla madre e anche da Andrée Levoix, molto impegnata nel servizio degli Acarie e alla quale i bambini erano spesso affidati : "Dove c’è Andrée, c’è pace " si dirà di quest’ultima. La direzione cardinale è : "Lei ha allevato tutti i suoi figli con grande tenerezza e affetto, ma per Dio e secondo Lui"op. cit. f° 500rv. La scelta di vita in cui lei li guida è lasciata completamente alla libertà di coscienza individuale : "Ci ha allevati tutti per Dio in qualunque stato e condizione a lui piacesse di chiamarci. Senza mai parlare di religione (di stato religioso), ha cercato di disporre in noi stessi la pratica delle virtù convenienti alla nostra piccola età" (17). Le piccole virtù appropriate per l’età dei figli sono precise e senza sentimentalismo : "Lei soffriva che noi avessimo qualche piccolo litigio o contestazione, quand’anche fosse stato solo su uno spillo" (17) e da sua madre, Marie riceve istruzioni più specifiche : "Mi diceva che, essendo la maggiore, dovevo aiutare le mie sorelle ad avere più giudizio e che soprattutto diceva loro che mi dovevano fare come alla loro primogenita" (17). La maggiore ha autorità sulle sue sorelle, ma questa autorità non sembra estendersi fino ai fratelli che hanno un insegnante per i loro studi o si trovano a pensione.

Marie osserva ancora : "Lei desiderava da noi un’obbedienza veloce, che fossimo sempre pronte a fare e lasciare tutto quello che facevamo senza mostrare un’aria cupa" (17). Con l’età arriva anche un’esigenza più grande che consiste nel non fare la propria volontà e accettare piccole umiliazioni : "Lei desiderava che fossimo in tutte le cose pienamente con la stessa indifferenza riservata alle cose piccole, come volere un colore piuttosto che un altro per i nostri vestiti, e non dire io preferirei quello invece che l’altro… Desiderava anche che noi mangiassimo tutto senza rifiutare nullaop. cit. f° 501rv". Marie ricorda che all’età di circa dieci anni "disse alla cameriera che non potevo mangiare carne, lei (la madre) me ne fece servire per diversi giorni fino a quando vide che la mangiavo indifferentemente come altre cose, riconoscendo che avevo una natura molto superba e lontana dall’umiltà" (18). Per superare la natura superba e lontana dall’umiltà di Marie, sua madre gli chiese : "di spazzare un gradino (delle scale) dove tutti andavano e venivano. Osservò che spiavo le ore in cui non mi si poteva vedere e per questo, chiusi una porta, mai lei fu attenta a mortificare la mia inclinazione e sentimento facendomelo fare di fronte al mondo" (18).

Intelligentemente, Marie vorrebbe ridurre l’umiliazione con un certo occultamento, che sua madre rifiuta energicamente. Ogni forma di inganno è rigorosamente corretta : "Tra i peccati che lei (Madame Acarie) aveva più in avversione, c’era la menzogna anche se leggera, e non ne perdonava mai alcuna per quanto piccola fosse … (lei), non poteva tollerare la dissimulazione"op. cit. f° 502rv. Tuttavia, l’apertura e la semplicità di cuore, che permette una confessione liberatrice dei peccati, delle sue colpe e della sua viltà, è presentata nella sua essenza più positiva  : "Quando avrete perduto e sconvolto l’intera casa, confessandolo quando vi sarà richiesto, io vi perdonerò con tutto il cuore" (19). È meraviglioso! Perdere o sconvolgere tutta la casa, non un compito facile, ma sarà perdonato se confessato. Quindi nessuna paura, anche nell’errore più grande, perché la menzogna è un male peggiore della colpa se è confessata. Un particolare degno di nota : quando vi si richiederà. Quindi gli errori non sono da confessare a nessuno, né comunque, ma solo quando è richiesto, e forse solo dal movimento di una retta coscienza e prudenza. Siamo in grado di contribuire a tradurre : che cosa devono aver pensato (e sofferto) Madame Acarie e i suoi figli (tra cui Marie che ha già nove anni al tempo dei fatti), quando Pierre fu punito con l’esilio e la confisca dei beni? Pierre si era impegnato in una lotta che, in termini di famiglia, fu un grave errore che sconvolse tutta la sua casa. Ma nella famiglia di Pierre c’è il perdono dei peccati confessati e riconosciuti. In un’altra famiglia senza perdono, che cosa sarebbe successo ?

Marie mostra la sua età in altre due notazioni sulla sua vita con la madre che meritano di essere riportati : "Stando in una casa di campagna con lei, in età compresa tra quattordici o quindici anni, [c’era] una compagnia (gruppo di persone ) di una città abbastanza vicina [dove] aveva un piccolo affare per inviarmi là … ho mostrato qualche piacere d’andarvi, che aveva notato. Senza dirmi nulla, stando [io] in carrozza, mentre il cocchiere toccava il cavallo, [lei] mi fece scendere e prendere la mia borsa, dicendo che non desiderava che andassi. Dopo essere risalita nella nostra stanza e ripreso il mio lavoro tanto da non pensarci più, lei mi chiamò e mi disse che aveva cambiato idea e che entrassi nella carrozza, da cui mi sembra che lei mi fece ancora scendere per vedere se dimostravo qualche risentimento e pena" (18). Marie non dice cosa è successo alla fine, ma è certo che con questa scuola dolce ma energica, il suo carattere superbo e lontano dall’umiltà, è diventato flessibile, senza reticenze. Quando si sceglievano i vestiti, come abbiamo visto, non si doveva essere più esigenti e capricciosi e "se si fosse riusciti a dirlo, ci davano il contrario, il che fino all’età di quindici o sedici anni, o circa" (18). Quindi c’è un momento nella vita, quindici o sedici anni (l’età del matrimonio per le ragazze), dove si forma il carattere e in cui l’adulto deve determinare le proprie scelte, ed essere in grado di esercitare la libertà interiore acquisita a questa scuola di volontà su di sé.

Infine, Marie viene a sapere da sua madre : "che non era bene che una ragazza si annoiasse in qualsiasi luogo o d’avere un altro desiderio che sua madre" (17), il che dovrebbe farle fuggire ozio ed essere sottomessa come, nel caso del matrimonio, lo sarà di suo marito.

Ecco ciò che era una "buona educazione" per una ragazza. Marie rispondendo del suo meglio, si pone infine la questione, come molti di noi, dell’amore che la madre le porta al di là della dolcezza e affetto apparente. Sua madre le chiarì "che ci avrebbe amato così come noi avremmo amato Dio e che il più straniero di Germania di lei avesse conosciuto lo (Dio) avesse amato più di noi, così lei lo avrebbe amato anche di più" (17) e più tardi nella sua testimonianza : "Lei avrebbe amato i suoi figli solo nella misura in cui avremmo amato Dio e che, se riconosceva più amore di Dio nel più straniero in Germania, lei lo avrebbe amato più di noi"op. cit. f° 512rv Marie conclude con una nota che ci lascia tristi per lei che ha un animo buono : "Ciò mi colpì sensibilmente soprattutto per come io fossi, mi sembra poco amata da lei non avendo amore di Dio, da cui mi trovo molto lontana e lo sono ancora" (20). Marie scrive ancora : "Abbiamo avuto il bene di stare con lei fino all’età di ventidue anni"op. cit. f° 514v, perché il 23 marzo 1608 lei prese l’abito del Carmelo.

2 – La ragazza alla scelta del Carmelo.

Marie aveva accompagnato sua madre e due sorelle al momento dell’arrivo delle Carmelitane spagnole in Francia e della fondazione del loro primo monastero a Parigi nel 1604. Fu presente anche durante lo stabilimento delle Carmelitane di Pontoise e l’anno seguente aiutò negli ultimi preparativi della loro prima casa nella strada che ora si chiama "Marcel Rousier"Storia manoscritta del Carmelo di Pontoise, tomo I (1582-1680), p. 145-146.

Marguerite, prima delle quattro sorelle di Marie, prese l’abito del Carmelo il 15 settembre 1605, meno di un anno dopo l’arrivo delle madri spagnole, e Genevieve, la sua seconda sorella, il 24 giugno 1607.

Ma Marie, dicono, fu a lungo indecisa tra "lo stabilirsi nel mondo", che normalmente aveva luogo, all’età di sedici o diciassette anni, o l’entrare in convento, nonostante le disposizioni da lei emerse a dieci anni circa, al tempo della sua uscita dall’Abbazia di Longchamp. Doveva avere una somiglianza abbastanza forte con sua madre, che di era una bellezza notevole. Senza dubbio, possiamo avere un’idea guardando i ritratti delle sue due sorelle che sono stati conservati e, in particolare quello di Marguerite, dipinto da Simon Vouet. Le Acarie erano molto belle. Non è quindi sorprendente che Marie abbia preso il gusto per la raffinatezza, specialmente con una natura superba e lontana da umiltà, il che ci fa intendere qui come non fosse né sufficientemente modesta o opportunamente in secondo piano.
A quel tempo, le acconciature delle donne sono molto complicate. Per una donna di qualità, ci vuole almeno un’ora o due, per vestirsi ogni giorno, e l’aiuto di una cameriera è essenziale. Per una festa, si aggiunge la quantità di accessori e di complicazioni e così ci vuole un’intera mattinata a rivestirsi e a decorarsi con gioielli e pellicce. I tessuti sono accurati a partire dalla fine biancheria intima fino agli abiti di pesante broccato cadenti, sempre di colori marcati e armoniosi. Le donne portano tutto il giorno, quando vanno fuori, un taglio di capelli a la Medici, reso famoso dalle regine Caterina e Maria. Si può vedere queste belle pettinature nel quadro della chiesa di St. Merry (dipinto nel XIX secolo), che rappresenta la signora Acarie distribuire l’elemosina ai poveri (che fa da copertina del libro di Michel Picard : Madame Acarie). Per inciso, si noti che questo stile fu anche quello dell’uniforme delle Orsoline, dedicate all’educazione delle ragazze, e il cui vestito doveva essere un modello per le proprie pensionanti. L’acconciatura fu propria delle Orsoline fino al Concilio Vaticano II, dopo di cui venne sostituita da un velo semplice. Più delle immagini dei maestri di quel tempo (il Primaticcio e la Scuola di Fontainebleau), è ancora possibile apprezzare lo splendore dell’abbigliamento per le donne di qualità del Rinascimento, agli albori del periodo classico, visitando i musei dedicati a questo periodo come quello di Ecouen. Quindi è comprensibile che Marie sia stata attratta dall’abbigliamento per se stesso, "anche se la madre era molto attenta a rimuovere le vanità di questo mondoBoucher, p. 335.

E Marie "sempre mantenne un grande fondo di religione, ma la sua pietà soffriva del gusto frivolo che aveva preso" (23). Comprendiamo come Marie sia stata allevata a Parigi, in costante contatto con le famiglie Molé, Seguier, Marillac, e tutta la nobiltà del tempo, e dovesse sempre indossare i vestiti e l’acconciatura che la sua condizione richiedeva, ma dovesse tagliarne e il frivolo e l’indecente.

Presso alcune donne di mondo sembrava che la moda avesse perduto la moderazione del passato. Anche dei begli spiriti sentivano il dovere di chiamare a più contegno pubblicando i libri d’etichetta. In uno di questi, scritto nel XVII, si legge tutta l’importanza e il significato del velo che le donne dovrebbero portare : "Se lei (la donna) lo considera (suo marito) tanto quanto lo deve che lei affetti di mostrare la gola e il volto velato, dal momento che in questo modo, dice il grande apostolo, lei dimostrerebbe che è realmente e volontariamente sottomessa al marito. Ai tempi di S. Paolo quando una ragazza si sposava, metteva un velo sulla testa e sulle spalle, per segnare il suo passaggio sotto il potere del marito e nascondeva per chiunque, eccetto che per lui, il suo volto e il pettoJ. Boileau Despréaux, Degli abusi della nudità della gola, Bruxelles, François Foppens, 1675, p. 106". Altri tempi, altri costumi ?

Nel testo che Maria, allora religiosa ad Orleans, scrisse su Pierre de Bérulle citato nella sezione precedente, si fa menzione di alcuni ricordi che appartengono alla sua giovinezza. Marie osserva che l’ordinazione sacerdotale di Pierre ebbe luogo il 5 giugno 1599, lei aveva quattordici anni e lui ventiquattro : "disse all’indomani la messa nella festa della Santissima Trinità, dopo la quale tutti i giorni fino alla morte, egli non ha mancato che per due volte di dirla. Una volta era in viaggio in mare verso la SpagnaRelazione di madre Marie di Gesù, p. 4" e lei dà il motivo eccezionale per l’inosservanza : "Un nuovo (dovere) si presenta nello stabilimento delle Carmelitane in Francia, in cui Dio l’obbliga ad impegnarsi … intraprende il viaggio in Spagna e s’imbarca in Gran Bretagna per andare a richiedere le religiose, ed è quasi fuori di terra che arriva una gran tempesta per cui il pilota ordina di lasciare la nave e di saltare su una roccia vicina; questo grande servo di Dio esce per primo, ma la roccia è gelata (fu nel febbraio 1604) e scivola in mare, Dio … lo conservò da questo pericolo facendo sì che il suo mantello si stendesse sull’acqua e lo tenesse senza premere fino a quando ne venne fuori … Ha sofferto molti affanni e pene in Spagna per le suore, che sono state nominate dal breve del Papa, e una volta gli furono detti un sacco di insulti e calunnie e da persone da cui si doveva aspettare più cortesia e caritàop.cit. p. 9-10". Sulla introduzione del Carmelo riformato in Francia, Marie non dice altro, né sulla madre né il ruolo di superiore esercitato da Pierre de Bérulle (questo sarà l’oggetto della terza lettera conservata da Francesco di Sales a Marie), per non parlare delle frizioni inevitabili che si verificarono tra loro. Il silenzio non è certo quello di chi non sa nulla, ma di chi non lo dice … probabilmente per squisita carità.

Marie ci racconta ancora una volta come nel 1602, il giovane sacerdote andò a Verdun in Lorena (Marie precisa per significare che non si trovava in Francia) per fare gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio condotti da R. P. Maggio, "gesuita in cui aveva grande fiducia … per essere assicurato da lui (il R. P.) su che cosa Dio desiderava da lui (Pierre) … La conclusione di questo ritiro, che fu data da lui, è che Dio non lo voleva in loro compagniaop.cit. p. 8". Ma Pierre conserva affetto e porta sostegno ai gesuiti, nonostante la loro espulsione dalla Francia che i gelosi e gli intriganti, sotto il pretesto della moralità corrottaDiversi scritti dei Parroci di Parigi, Rouen, Nevers, Amiens, Evreux e Lisieux, contro la morale dei Gesuiti, pubblicati negli anni 1656, 1657, 1658 e 1659, senza luogo di edizione, 1762 e perfino della stregoneria La storia di padre Henry, gesuita, bruciato a Anversa il 12 agosto 1601 sono riusciti a ottenere. Infatti, i gesuiti "erano i sostenitori difensori contro il protestantesimo. Nel 1602, quando Enrico IV si stava preparando a ripristinarli, il Sinodo calvinista riunito a Grenoble si risolse a usare ogni mezzo per impedire il loro ritornoJ.Cretineau-Joly, Clemente XIV e i Gesuiti, Bruxelles 1847, p. 98,99". Il raccontare tutta questa storia, precisamente contemporanea al ritiro e al discernimento del giovane sacerdote dai Padri di Verdun, porterebbe troppo lontano, ma vale la pena di leggere ciò che Marie relaziona sull’azione di Pierre : "(Dio) l’aveva scelto come capo di una nuova (congregazione) che voleva stabilire nella sua Chiesa tramite lui e pertanto gli fu donata la vista e l’opera dell’istituzione della Congregazione che, tuttavia, non volle avviare l’istituzione … (perché non voleva) impedire la reintegrazione dei Padri gesuiti in Francia, per la qual cosa lavorò con tutte la sue forze, così come nel loro esilio aveva loro … (testimoniato), grande e sincero affettoRelazione di Madre Marie di Gesù, p. 8,9".

L’ Inghilterra all’epoca, dopo l’esecuzione di cinque padri certosini, la decapitazione di Tommaso Moro e del vescovo Giovanni Fisher, tutti non firmatari di un atto di sottomissione a Enrico VIII, perseguita a morte tutti quelli che non sono anglicani : i cattolici fedeli a Roma, come i luterani e calvinisti. Marie scrive ancora su Pierre, consapevole del grande pericolo cui si espone : "Partendo per l’Inghilterra, egli scrisse a una superiora delle Carmelitane queste parole : sto scrivendo questa nota per pregarvi perché questo viaggio sia raccomandato dalle vostre preghiere e da quelle della casa" (31). Lei testimonia anche che i sacerdoti rifugiati in Francia hanno bisogno di aiuto, "in particolare i sacerdoti inglesi, iberniani (?) e scozzesi"Processo, Riti 2236, f. 506v senza dimenticare, naturalmente, di ricordare che sua madre "aveva una grande avversione degli eretici … e un desiderio particolare per la conversione del Regno d’Inghilterra e pregava spesso e con fervore per esso"op. cit. f° 508v.

Tutto ciò dimostra che Marie aveva una vasta conoscenza dei fatti importanti della sua epoca e la sua personalità doveva tanto essere forte al punto che : "Quando Marie aveva 17 anni, lei (la madre) studiò di svilupparne lo spirito, parlandole degli affari di famiglia, dandogli un incarico, chiedendo la sua opinione in qualche casoDuval, La vita ammirabile della beata p.46.". Sua madre le dà la chiave dell’armadio delle elemosine dove sono custodite le somme di denaro date dai benefattori fino a quando non saranno distribuite in modo appropriato. Il matrimonio è proposto a Marie : "In una circostanza, è stato proposto di darla in sposa ad un giovane, che era dotato di un bell’ufficio nella capitale, e si doveva darle una dote proporzionata alla sua nascita e al rango che suo padre aveva tenuto nel mondoBoucher, Libro III, p 336". Di questa parte interessante, non sappiamo niente di più. Chiunque fosse, Marie non l’ha voluto e i suoi genitori non l’hanno costretta a prenderlo. Sembra che lei non avesse mai esitato a rifiutare il matrimonio il cui stato, come lo visse con i suoi genitori e parenti e come lo si concepiva al suo tempo, non le conveniva : "Lei (sua madre) le propose il matrimonio e la informò che alcune persone la chiedevano ed erano persone d’onore e dotate di grandi mezzi. Ma sua figlia non volle mai intendere, non volendo essere sposataDuval, La vita ammirabile della beata p. 216.". Ma poi, una giovane ragazza che non si sposa deve entrare in convento, non c’è altra scelta. E Marie non si sente (ancora) chiamata per questo. Sua madre più volte diceva che non avrebbe spinto uno dei suoi figli nella vita religiosa a meno di una vera vocazione. Irresoluta, ecco come gli autori dell’epoca intendono Marie.

Il manoscritto che Marie di Gesù ci ha lasciato, contiene nella sua parte finale, un racconto molto lungo e più che dettagliato della lotta interiore che una giovane ragazza, i cui genitori erano spesso visitati da Pierre de Bérulle, poi cardinale, avrebbe intrapreso per determinare se stessa, non avendo voglia né del matrimonio né dello stato religioso : "Una ragazza giovane, molto lontana dalla pietà e ancora di più dall’essere religiosa, il padre e la madre in procinto di concludere un affare (il matrimonio), per impegnarla per stato nel mondo (era di età compresa tra i 15-16 anni), il nostro Beato Cardinale, nella vista del piano di Dio per quest’anima, consapevole di quanto stava accadendo, ispirato da Dio, va a trovare rapidamente i genitori, e dice loro "non andate avanti, rompete l’affare, vi assicuro che vostra figlia diventerà religiosa". Il rispetto per lui e la stima per la sua virtù, li fanno sottomettere alla sua parola e obbedire alla cieca (come ho sentito dire dalla loro bocca) … Qualche anno passa nel mondo ordinariamente ed ecco che viene di nuovo qualcuno a chiederla (in matrimonio), il che dà dei grossi problemi ai genitori e sorge anche una furiosa tempesta nell’anima di questa povera ragazza, che la mette in un’avversione straordinaria della religione (leggi : stato religioso) tanto che le ho sentito dire che lei avrebbe piuttosto scelto di sopportare tutte le pene e i dolori che sono state sofferte subito dopo la creazione del mondo, e dimorato a penare in purgatorio fino all’ultimo giudizio piuttosto che essere religiosa, e al tempo stesso aveva un’avversione al matrimonio… più sensibile e insopportabile dell’agonia della morteRelazione di madre Marie di Gesù, p. 19,20". Il testo va così crescendo nel corso di nove pagine dove è descritta l’influenza discreta ma persistente… le parole, la sola presenza di M. de Bérulle finirono per portare alla vocazione della ragazza dopo sei anni di profondo e difficile combattimento interiore : "Mi occuperò io della vostra anima (le disse) potendo essere chiamato a risponderne a Dio… Io vi prego di credere che è la volontà di Dio che io garantisco"op. cit. p. 25. Questa giovane ragazza entra in convento e finalmente ecco l’epilogo : "La grazia che Dio ha fatto a questa anima di trovare il Paradiso nel posto che le sembrava un inferno, e di darle la forza del corpo per l’osservanza della regola, contro l’apparenza umana, è una testimonianza vera e inattaccabile che Dio la voleva religiosa, il che aveva assicurato il nostro Beato Cardinale" (38). Marie descrive questo caso con una verità e precisione inquietanti. La somiglianza tra Marie e la ragazza del testo va fino alle date : sedici anni per il rifiuto del primo matrimonio, sei anni di ricerche indecise e di rifiuto dei bei partiti che si sono presentati, poi l’ingresso in un ordine religioso (indeterminato nella nota, naturalmente) a ventidue anni. Inoltre, l’influenza di M. de Bérulle sulla decisione di Marie è stato chiara : "… nonostante le sue esitazioni ed errori, ha subito una discreta ma persistente influenza che le parole, la sola presenza di M. de Bérulle esercitavano sulla sua anima"M. Houssaye, M. de Bérulle le Carmelitane di Francia, 1575-1611, Parigi, Plon Ed. 1872, p. 224.

Tuttavia, ciò che i biografi hanno compreso sul modo con cui Marie prese una decisione cruciale, differisce dal caso della nota manoscritta : "Lei (Maria) rimase sospesa tra cielo e terra, il che causò al suo cuore un’angoscia molto grande. La sua buona madre, mossa a compassione e desiderando che lei non rimanesse irrisolta più a lungo, la portò a Nostra Signora di Liesse circa sei mesi prima della sua entrata in religione. E fu in questo luogo santo, per i meriti della Santa Vergine Madre di Dio e la fervente preghiera della sua beata madre, che lei fu talmente toccata da Dio, che si sentì di essere completamente risolta ad essere religiosa nell’Ordine delle Carmelitane Duval, La vita ammirabile della beatap. 216-217.". E ancora : "Per mettere fine all’indecisione della figlia, la Beata fece con lei un pellegrinaggio a Notre Dame de Liesse, implorando l’aiuto della Vergine Santa, e questa damigella, toccata dalla grazia, determinò sul posto di farsi Carmelitana. Sei mesi dopo questo viaggio, prese l’abito religioso nel primo convento, {tooltipil 23 marzo 1608}{end-text} Boucher, Libro III, p. 336 {end-tooltip}" Si noti che entrambe queste storie non sono contraddittorie. Marie ha preso la sua decisione ai piedi di Nostra Signora di Liesse, dopo essere stata sostenuta nel corso di sei anni, attraverso la preghiera e l’appoggio discreto Pierre de Bérulle.

E a testimonianza di rispetto per il sacerdozio, Marie spiega : "che il giorno precedente alla mia entrata in religione, lei (la madre) mi ha portato da lui (il signor Vicario) per ricevere la sua benedizione e raccomandarmi alle sue sante orazioni e sacrificiProcesso, Riti 2236, f 527r".

3 – Carmelitana di Amiens con la madre.

Il primo monastero è quello di Parigi, che è abbastanza normale per una giovane ragazza parigina. Al suo nome è aggiunto il nome di Gesù : Marie di Gesù è da ora in poi il nome da religiosa, poi : "L’anno seguente, il 25 dello stesso mese di marzo, fece la professione nel monastero, con l’ultima delle sue sorelle (Geneviève)" (41). Non sappiamo precisamente quando Marie di Gesù lasciò il primo convento per Amiens (fondato nel 1606), ma allorché la madre vi entrò il 14 febbraio 1614, Marie di Gesù non faceva ancora parte di questa comunità. Sappiamo, però, che nel febbraio del 1615, al più tardi, Marie di Gesù fu ad Amiens, nella stessa comunità, il che inaugura un’epoca molto particolare in cui sono riunite madre e figlia, e ancora più speciale quando la figlia sarà eletta sotto priora, mentre sua madre era suora conversa.

Marie di Gesù conosce intimamente sua madre perché era rimasta con lei fino all’età di 23 anni. Dopo i giorni terribili del bando dal padre, Pierre Acarie, ha vissuto le prove familiari con la madre, e raggiunti i diciassette anni, fu chiamata da lei ad aiutarla in molte sue opere. Si ricorda dei creditori canaglia che sequestrarono tutti i beni della casa, dei servitori inviati dai loro padroni per mettere alla porta la madre che cercava di pane per la sua famiglia e anche di sua madre che "lavorava la notte e il giorno" per riunire la somma necessaria per pagare il riscatto che avrebbe liberato il padre, il graduale ritorno dall’esilio di quest’ultimo, ma messo in ombra dal grave incidente a cavallo nel quale sua madre, di ritorno da Luzarches, si ruppe una gamba in tre fratture esposte. Marie accompagnava la madre, due anni dopo, quando quest’ultima fece un passo falso che le frantumò di nuovo la gamba e Marie ricorda ancora il viso della madre "così tranquillo e sereno che sembrava non avesse alcun male"op. cit. f° 541r, sostenendo le indicibili sofferenze della rimessa a posto delle ossa da parte del chirurgo La Noue. Vegliò sua madre a letto per i tre mesi necessari alla guarigione e anche nel 1606, poco prima della sua entrata al Carmelo, per tre mesi, Marie veglia la madre che soffre di una malattia debilitante per la quale la si credeva perduta. A volte, nonostante il dolore più acuto, però, la madre le diceva : "Marie mi volete fare un favore? Vi prego di andare a letto"op. cit. f° 543r.

Poi, circa tre settimane prima della fine del noviziato di sua madre, già malata da due mesi, in una ricaduta della malattia, che diventa poi molto grave, Marie di Gesù assicura la sua veglia : "La sua malattia peggiorava e raggiunse un tale estremo che l’otto aprile mille e seicento quindici, nel giorno in cui scadeva l’anno di noviziato, si pensò che questo fosse l’ultimo della sua vita e lei stessa rendesse testimonianza a crederlo, o almeno di pensarloop. cit. f° 520v". Dietro richiesta della madre priora che desidera che la paziente faccia la sua professione in extremis, Marie di Gesù, aiuta la paziente a tenere la sua carta da scrivere e poi ascolta pronunciare i voti : "con una devozione e un fervore ammirevoli che fanno venire le lacrime agli occhi di tutto il convento che era presente allo spettacolo sacro con una estrema devozione e edificazioneop. cit. f° 521r". Poi la nuova professa si comunica ancora una volta con profonda devozione e recita il versetto caro a santa Teresa d’Avila : Misericordias Domini in aeternum cantabo, versetto che glorifica Dio misericordioso, Dio amore. Un cantico del tempo, prende questo versetto meraviglioso in latino come un refrain e ne sviluppa il senso dei versi di pura lode  :

1- Voglio cantare e ripetere sempre  :
La tua misericordia è infinita, o mio Dio!"

2- Voglio amarti, voglio farti amare
Proclamare il tuo nome in tutto il mondo.

3-Canterò le tue lodi, Signore
Con tutte le tue opere mi hai riempito di gioia.

Ma lo stato fisico della morente, reso in modo molto preciso da Marie, diventa pietoso : "Il medico che le ha trovato il freddo della morte in tutto il corpo fino allo stomaco e senza più calore dallo stomaco al cuore, assicurò con le lacrime agli occhi che lei non poteva naturalmente vivere più di un’ora e uscì dal convento nella convinzione di non rivederla in vitaop. cit. f° 522v". Ma ecco che : "II confessore con la Madre Priora le disse che in obbedienza domandasse a Dio di non morire ancora … Oh, mio Signore, se vi piace datemi ancora la vita e che sia solo per soffrire (lei pronunciò) … Nel momento in cui lei fece questa preghiera e dato il suo consenso a vivere, abbiamo sentito a poco a poco il calore naturale ritornare in tutte le sue membra che erano del tutto immobili e fredde come il marmo o piuttosto come quelle di una persona morta … da allora abbiamo avuto la speranza intera che Dio le aveva concesso la vita e la guarigione dalla malattia che era già in corso da tre mesiop. cit. f° 523r".

Ed ecco che l’11 maggio 1616, Marie di Gesù è eletta come sottopriora. Sua madre, nel rispetto della regola, vuole testimoniarle il rispetto dovuto al suo rango : "Mi incontrava spesso nel nostro convento di Amiens in qualche passaggio o ad una porta, e non appena mi vedeva per i diversi passaggi si faceva da parte per lasciarmi passare e io vedendo che il mio orgoglio non lo poteva soffrire, tornavo indietroop. cit. f° 532v-533rv". In effetti, Marie non può sopportare e pertanto : "Si doveva subirlo, ma confesso che vedendo arrivare la mia buona madre con straordinaria umiltà, la quale, indipendentemente da quello che facevano gli altri o dal fastidio alla gamba, si inginocchiava e cominciava a abbracciarmi e a baciare il nostro scapolare con un’espressione nel volto che esprimeva la gioia di mostrare questa sottomissione, il mio orgoglio non lo poteva sopportare … lei aveva piacere di mostrarmi rispetto e obbedienza in tutte le occasioni … mi chiedeva licenza su diverse cose che avrebbe potuto fare senza chiedermelo" (48).

Per ragioni che vanno oltre l’oggetto di questo testo, i Superiori Generali del Carmelo trasferirono la madre di Marie a Pontoise, dove arrivò il 7 dicembre 1616. Da quel momento, Marie non vide più sua madre, che morì a Pontoise il 18 aprile 1618. Ma questa lontananza non significa che Marie fosse stata tagliata fuori dalle notizie della sua amata madre, al contrario, la madre gli scrisse diverse lettere di cui quattro ci sono note ancora oggiMadame Acarie, Scritti spirituali, presentazione di Bernard Sesé, Ed. Arfuyen 2004, p 115-128 (nonostante il fatto spiacevole che gli originali siano scomparsi nel XIX secolo). Nella lettera di marzo (o aprile) 1617 indirizzata a Pontoise, è possibile leggere le richieste pressanti di preghiere a Marie per i familiari : "… ricordatevi dei vostri fratelli e cognata. Raccomando in particolare quelli più di altri, credendo che abbiano più bisogno"op. cit., lettre n° 9, p. 117. L’accento è lo stesso nella lettera del 2 ottobre 1617 : "Ma, più insistentemente, pregate per i vostri fratelli che si trovano nel mare del mondo e in grande rischio di fare naufragio"op. cit., lettre n° 10, p. 120. E nella lettera del 21 gennaio 1618, la preoccupazione è accresciuta dal fatto che i figli non danno più notizie alla madre : "Penso che siano in campagna. Noi non abbiamo più notizie di quante ne avete voi. Occorre, pensiamo, un colpo dal cielo per apportarvi dei cambiamenti"op. cit., lettre n° 11, p. 125. Fino alla sua morte, Marie dell’Incarnazione chiederà alla figlia maggiore di far pregare tutto il monastero di Amiens per i suoi figli : "Tuttavia, vi prego di farlo (pregare) saggiamente per il vostro fratello maggiore (Nicolas). Non sta bene in salute … e per l’altro, lo vorrei fuori di tutti i pericoli"op. cit., lettre n° 12, p. 127-128. Come si vede, i fratelli di Marie davano molta preoccupazione, in particolare il maggiore Nicolas e più giovane Jean.

Mentre i membri di una famiglia che vivono in una comunità religiosa evitano difficilmente di ricostituire una calda atmosfera familiare tra loro, suor Maria dell’Incarnazione rivela nelle sue lettere alla figlia, la sua maturità spirituale : "Dio vuole che noi conduciamo una vita completamente spirituale e che non si abbia in noi più amore secondo la carne e il sangue che è di poco pregio rispetto a quello dello spirito che ci unisce e congiunge a Dio. In lui, anzi, dobbiamo essere uniti, lasciando fortemente tutto ciò che può impedire questa unione di cui la nostra Santa Madre (Teresa) parla così bene nel suo libro del Castello dell’animaop. cit., lettre n° 11, p.124"

Queste lettere ci dicono anche che vi erano spedizioni di immagini religiose in entrambe le direzioni, e che sono scambiate notizie circa le suore dei due conventi e le persone nel mondo che contano per l’una e l’altra. "Lei (Madame Acarie, soprattutto nel mondo) scriveva innumerevoli lettere sia per i suoi affari interni che per rispondere a chi le scriveva. Lei non rileggeva le sue lettere … eppure erano così ben fatte che non c’era niente di sbagliato, anche se le scriveva molto velocemente e senza interruzioniDuval, La vita ammirabile della beata p 347".

Marie di Gesù riceve anche lettere da altri corrispondenti, che segnalavano lo stato di salute di sua madre così bene che lei sarebbe stata in grado di ricostruire esattamente cosa succedeva a Pontoise quasi al presente : "In una lettera che mi scrisse il signor Guardasigilli de Marillac quattro giorni prima della sua felice morte…"Processe, Riti 2236, f. 546r. In occasione della sua morte, Marie riceve un gran numero di lettere delle quali ricorda nella sua testimonianza le più importanti che cercano confortarla rendendo un’ultima testimonianza della sua eccezionale madre : "Il Reverendo Padre Dom Sans di S. Caterina generale dei reverendi padri Foglianti in questo scritto che mi ha mandato dopo la morte di questa beata per mia consolazione". Il santo uomo aggiunge in quello stesso documento : "Vi desidero nello spirito della vostra madre santa cioè in quella umiltà completa, semplicità, fanciullezza, verità, lealtà, carità e santità che sono state nella sua anima…" op. cit., f. 545r et 549v. E ancora : "In una lettera che il nostro reverendo Padre Superiore del M. du Val mi ha scritto sulla sua morte… " (56).

L’Ordine Carmelitano si sta diffondendo a ritmo sostenuto, i "quadri" ben formati quel tanto che basta; così nel mese di luglio 1620, Marie di Gesù fu inviata dai Superiori Generali come priora del Carmelo di Orleans, fondato il 25 marzo 1617.

4 – Al Carmelo di Orleans.

Il Carmelo di Orleans era ancora agli inizi, quando Marie di Gesù vi giunse come priora. È povero come tutti i Carmeli senza dubbio, ma soprattutto perché il dono di fondazione era molto modesto. Il monastero fu posto sotto il patrocinio della Santa Madre di Dio e di San Giuseppe. Madre Marie del Santissimo Sacramento, professa al Carmelo de Pontoise ne fu la prima priora, coadiuvata in particolare da suor Thérèse di Gesù come sotto priora, suor Madeleine di San Giuseppe, e Jeanne dello Spirito Santo, anch’esse di PontoiseCronache dell’Ordine delle Carmelitane della riforma di Santa Teresa dopo la loro introduzione in Francia, Troyes 1856, Tomo III, p. 183. La madre Priora, nei tre anni del suo ufficio, ricevette la professione di sette suore!

Marie di Gesù, aureolata dalla fama di sua madre, quindi arriva a Orleans nel 1620, il primo di luglio per l’esattezza. Fu lei che fece costruire il convento in una condizione adatta per una comunità religiosa e si disse che il monastero fosse il più coerente con tutte le norme dell’Ordine. Ciò si concepisce bene per due motivi : primo, che Marie conosce bene l’ordine carmelitano e secondo, che Marie aveva un vero talento artistico, probabilmente sviluppato nel corso della sua educazione a Longchamp dapprima, e dalla madre poi. Nel convento che fece così ben costruire, aggiunse sei eremi e un settimo in seguito "in onore della sua santa madre N. B. Maria dell’Incarnazione, che era il suo ricorso ordinario in tutti i bisogni di questa casa nascente, la cui povertà estrema necessitava il doppio della Provvidenza. Nei bisogni più urgenti e per soddisfare le spese della costruzione, correva in questo luogo sacro dove si poteva trovare completamente assorbita in Dio Storia manoscritta della fondazione delle Carmelitane di Francia , volume Orléans. Copia gentilmente trasmessa dal Carmelo di Créteil.".

Anna d’Austria fece una grande donazione (10.000 libbre, ma non è chiaro con quale valore sia da confrontare per avere un’idea della sua importanza pratica : Pierre Acarie dette 100 scudi per la cappella della Madonna del Buon Parto della chiesa Saint-Gervais) chiedendo preghiere al monastero in modo che potesse partorire un delfino per la Francia. Va detto che Anna d’Austria, sposata a 17 anni (il marito aveva la stessa età) tuttavia non aveva ancora avuto figli dopo 21 anni di matrimonio, e aveva "bussato a tutte le porte" : aveva anche chiesto di dormire nel letto di Maria dell’Incarnazione al convento di Pontoise. Ma ancora, perché la regina Anna d’Austria si era indirizzata, tra gli altri, a Marie di Gesù, per comunicarle la sua intenzione di preghiere che, come ci immaginiamo, le stessero particolarmente a cuore? Una risposta plausibile è semplicemente quella di ricordare il legame diretto tra Marie e la madre che la pietà popolare ora designava come intercessore privilegiato con la Madonna del Buon Parto. Poiché Anna d’Austria fu esaudita al di là di ogni speranza, dando vita (a 38 anni!) il 29 settembre 1638 a un forte figlio maschio, aggiunse altre donazioni al monastero (riscaldamento e oggetti di culto) e, successivamente, ottenne dal figlio, Luigi XIV, l’esenzione dal pagamento della tassa sul sale. Questa nascita e probabilmente molte altre, orientarono la devozione popolare verso Maria dell’Incarnazione.

Sappiamo che una profonda amicizia spirituale nacque dal 1602, tra Madame Acarie e Francesco di Sales, poi vescovo Coadiutore de Granier, vescovo di Ginevra residente a Annecy. Questa amicizia fu naturalmente estesa ai bambini. La prima lettera di Francesco di Sales indirizzata da Tours a Marie di Gesù, ancora sottopriora del Carmelo di Amiens, è datata 20 o 21 settembre 1619. La lettera è breve, ma non manca di citare le altre due sorelle di Maria, Margherita e Genévieve, entrambe Carmelitane. Ma soprattutto vi si leggono i segni di profondo affetto per Marie di Francesco de Sales e la gioia perché la decisione è stata finalmente presa, dopo tutte le sue lotte interiori : "(Io) vi invio questa nota per dirvi da parte mia che per tutta la vita ho avuto cara la vostra anima, con tutto il mio cuore e mi conforta sapere che la Divina Maestà vi ha preso al suo servizio in una così (santa) vocazione come quella in cui vivete e che onoro pienamente e nella quale prego Dio non cesserò mai, che voi perseveriate felicemente facendo continui progressi…Francesco di Sales, Opere complete, edizione della Visitazione d’Annecy, tomo XIX, anno 1619, lettera MDLIV, p. 23-24 "".

Arrivata dopo il 1 luglio 1620 al Carmelo di Orleans, Marie di Gesù ricevette dal grande vescovo Francesco di Sales, una nuova lettera scritta a settembre o ottobre dello stesso anno, che sembra essere una risposta a due lettere precedenti di Marie a Francesco di Sales ma che purtroppo non sono state conservate. Ci sarebbe stata una corrispondenza tra i due proprio durante il periodo del cambiamento di monastero e l’incarico di sotto priora ad Amiens e di priora a Orleans. Quali fossero le circostanze, è in quella lettera che troviamo le frasi magnifiche sull’amicizia spirituale : "È una qualità di amicizie che il cielo fa in noi, di non morire mai, né la fonte da cui provengono mai si asciuga, e che la presenza non le nutre non più che l’assenza le faccia languire, o finire, perché il loro fondamento è ovunque, perché è Dio al quale ho reso grazie molto umilmente della vostra vocazione, e di quella delle due care sorelle in un così santo istitutoFrancesco di Sales, op. cit., Volume XIX, anno 1620, lettera MDCCV, p. 342-344.".

La lettera di Francesco di Sales continua esprimendo la soddisfazione che sente di fronte all’unione che ormai lega il Carmelo alla Visitazione, nella città di Orleans. Lungi dal far sentire qualche rivalità, la sana teologia di Francesco di Sales, appare con tutta la sua chiarezza, per l’intelligenza e la rettitudine per la fede nel disegno di Dio, il tutto in uno stile ellittico e piacevole "(quando parlo con voi, credo, da cuore a cuore) posso aggiungere e secondo la regola vera che spesso ho inculcato loro (le Suore della Visitazione), che occorreva coltivare la vigna in cui ciascuno si trovava fedelmente e molto amorosamente per l’amore di Colui che ci ha mandato lì, ma che non occorreva per questo lasciare di conoscere e riconoscere francamente l’eccellenza maggiore degli altri, e alla stessa misura portare loro ogni riverenza e venerazione" (59). Come fare a meno di chiedersi se il grande Francesco di Sales avrebbe messo un limite a tale riconoscimento dell’eccellenza maggiore degli altri? La risposta, nel febbraio del 1938, di una Teresa Benedetta della Croce è sorprendente : "Sono lontana dal pensare che la misericordia di Dio sia limitata ai confini della Chiesa visibile. Dio è la verità. Cercare la verità è cercare Dio, che ne siamo coscienti o no"E. Miribel, Edith Stein (1891-1942), ristampa di Parigi 1998, lettera 172.. È ‘tirato per i capelli’ avvicinare i pensieri di questi due grandi leader spirituali che si sono espressi nell’atmosfera della spiritualità carmelitana ?

Data la difficile questione già posta di sapere come si deve organizzare il governo dell’Ordine Carmelitano in FranciaMelot J.D., Storia del Carmelo de Pontoise – Volume I – 1605-1792, p. 111-112, il grande vescovo scrisse nel dicembre dello stesso anno, nel 1620 quindi, una lettera a Marie di Gesù dove le consigliò di non voler cambiare i superiori. Lo fa con grande umiltà che si manifesta nella delicatezza con la quale si permette di dare il suo parere, il tutto con gentilezza squisita e affetto caloroso : "Non è che voglio fare l’arbitro in una controversia sollevata da entrambe le parti da tante persone, ma vi parlo come alla mia antica e cordiale figlia, con fiducia"Francesco di Sales, op. cit., Volume XIX, anno 1620, lettera MDCCX, p. 410-411.. E la conclusione merita di essere trascritta tanto lei dimostra affetto e rispetto, ma dando la priorità all’affetto, senza ridurre il rispetto : "Sono contento di scrivervi un poco senza cerimonie e di osare di chiamarvi semplicemente Figlia mia e di trattare cuore a cuore con la vostra anima che ho sempre amato teneramente e che prego Dio di riempire con il suo santo amore".

Marie di Gesù fu priora per quasi 20 anni e ricevette 22 ragazze in professione. Una di queste ragazze, M. Catherine Couplier, figlia di una buonissima casa, fu accolta, ma aveva gravi difficoltà nella lettura, e non poteva essere ammessa al coro. Questa difficoltà affliggeva la famiglia che ne aveva fatto un punto d’onore. Ma Marie di Gesù sapeva ben leggere nelle anime e persistette nella direzione che dette alla sua novizia. Infine, quest’ultima : {tooltip"… ha adempiuto i doveri della sua vocazione con grande edificazione; fu estremamente penitente e laboriosa"}{end-text} Cronache dell’Ordine Carmelitano, tomo III, p. 194{end-tooltip}.

Marie di Gesù morì il 31 luglio 1641, all’età di 56 anni. Fu la prima suora a morire nel Carmelo dalla sua fondazione nel 1617. Si era giunti a dire, a Orleans, le figlie immortali di Santa Teresa! (57 bis) I testimoni del tempo hanno riconosciuto a Marie di Gesù un’umiltà profonda, una grande carità nel sostenere il prossimo e la fedeltà precisa alla preghieraBoucher, III, p. 337, nota infondo alla pagina.. Per noi persone comuni, Marie è in primo luogo una persona che ha sofferto nella sua giovinezza nei suoi affetti e che non ha perso il suo equilibrio. Non c’è dubbio che amasse la vita, ma in bilico con la scelta cruciale del suo stato di vita, ha avuto una preferenza, non senza lotta interiore : il Carmelo. Ma ciò che ci commuove ancora di più è che lei ha amato i suoi, in primo luogo sua madre alla quale ha fornito cure e assistenza al tempo delle sue più grandi prove. Fondamentalmente questo è ciò che Francesco di Sales vide di più luminoso in questa anima di eccezione e molto umana allo stesso tempo.

Pontoise, 11novembre 2007.

Bernard YON e suor Anne-Thérèse.

Nota Saint Gervais, parrocchia degli Acarie.

Gli Acarie ebbero un legame molto profondo con la Chiesa di Saint Gervais. Ecco ciò che lo storico della chiesa ne ha scritto :

"Nel 1528 Messere Loys de Harlay abitava il sito del numero 22 dell’attuale via del Re di Sicilia. Contro un pilastro di fuori della sua casa in una nicchia, si trovava una Madonna in pietra. Ma la notte del lunedì e martedì di Pentecoste di questo anno, un fanatico ugonotto profanò la statua, rompendo la testa della Vergine e di Gesù Bambino. Questo atto di violenza, preludeva, abbastanza in anticipo, alle guerre di religione. Re Francesco I profondamente commosso, ordinò la riparazione ed egli stesso partecipò a cortei e espiazioni e fece fare una vergine d’argento per sostituire la statua mutilata. Fu poi assegnata a St. Gervais e, come quella, sempre mutilata, posta in una piccola cappella annessa più che laterale, è vero, che fu costruita forse in questa occasione perché non se ne parlava da nessuna parte in passato.

La devozione spontanea dei fedeli onorò la Madonna a causa del trattamento empio e di cui conservava le tracce, sotto il nome dapprima di Nostra Signora del Dolore, quindi per un’associazione di idee che è facilmente ricostituibile, e poi, ad esclusivo beneficio delle donne in gravidanza, sotto quello di Nostra Signora del Buon Parto.

Ma in una riunione dei fabbricieri, tenutasi il 22 luglio 1590, in pieno assedio di Parigi da parte di Enrico IV, M. Pierre Acarie signore di Montberost, consigliere del re, Maestro ordinario della Camera dei Conti, e ardente membro della Lega e uno di questi fabbricieri, chiese ed ottenne la concessione della cappella stessa.

Sua madre, Marguerite Lotin, ancora vivente ma vicina alla fine, scelse, per testamento, la Chiesa di Saint Gervais come suo luogo di sepoltura, dove il figlio stesso avrebbe designato la sua. Egli chiese pertanto questa cappella e il permesso di scavare una tomba per la sua sepoltura, di sua madre, di sua moglie e dei suoi discendenti. Offrì 100 corone e promise di restaurare la cappella e di abbellirla con "tutti gli ornamenti " .

L’assemblea approvò, ma con alcune restrizioni, al fine di consentire l’accesso gratuito a tutti di questa cappella, a causa della statua che era da lungo tempo così venerata.

La moglie di Pierre Acarie, Madame Acarie, conosciuta anche sotto il nome di Maria dell’Incarnazione, fu introduttrice del Carmelo in Francia e Carmelitana lei stessa dopo la morte del marito. In questa cappella le piaceva ritirarsi, per ascoltare la messa e qui lei ebbe quella estasi famosa che durò tutta la domenica! In questa cappella ancora, nelle parole del suo biografo, André Duval, la sua amica la regina Maria de Medici*, le diede un appuntamento per quando sarebbe venuta, come altre madri, a raccomandare le sue gravidanze alla Madonna del Buon Parto. Pierre Acarie e sua madre furono, in effetti, sepolti nella tomba, oggi vuota … La cappella fu, senza proteste, abbandonata nel 1768 per la costruzione della nuova sagrestiaNella testimonianza di Maria di Gesù, leggiamo : "La Regina Madre del Re si degnò una volta di farle onore di una visita a casa sua per l’anno 1603 e rimase per più di un’ora con lei nella sua cappella e più volte ha preso il disturbo di venire per la sua pietà alla sua cappella di Saint-Gervais … " f. 547..".

Brochard Louis, Saint-Gervais, Desclée de Brouwer, Parigi, 1938, p. 120-122.

Le date sono derivate principalmente dalla cronologia stabilita da Michel Picard nel suo libro Madame Acarie, Pierre Téqui ed. 2004, p. 217-218