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Madame Acarie legge Teresa di Avila

Nel 1601 Madame Acarie si fa leggere le opere di Teresa di Avila (1515-1582), redatte in tre parti: “Vita della Madre Teresa di Gesù, fondatrice”; “Trattato del Castello o le Dimore dell’anima”; e “Il Cammino di perfezione”.
Quest’ultimo lavoro, scritto come gli altri tra il 1562 e il 1577, deplora assai le guerre di religione in Francia e le estorsioni dei protestanti. Madame Acarie è molto più sensibile dopo il 1598, quando s’applica in Francia l’Editto di Nantes che tollera gli eretici. Di qui, la sua conclusione. La preghiera è l’unica via di salvezza.
In seguito a due apparizioni della Madre Teresa che le chiede d’introdurre il suo Ordine in Francia, Madame Acarie, con il consenso dei suoi consiglieri spirituali e con l’aiuto di tutti i suoi amici, in particolare il futuro san Francesco di Sales, la duchessa di Longueville, Monsieur de Berulle, e di tutti quelli che frequentavano il suo salotto, si adopera per realizzare la fondazione di un Carmelo riformato a Parigi. Fu cosa fatta il 18 ottobre 1604.

MADAME ACARIE « LEGGE » TERESA D’AVILA

Quattro secoli fa ovvero la storia dell’introduzione del Carmelo riformato in Francia

Conferenza di Christian RENOUX, docente all’Università d’Orleans

Per lungo tempo, l’introduzione in Francia delle carmelitane, riformate in Spagna nel 1562 e installate in Italia nel 1584, resta una impresa vana. Ma, nel luglio 1602, il re Enrico IV accorda delle lettere patenti per la fondazione del primo monastero a Parigi.
Una pia laica parigina, Barbe Acarie (1566-1618), era all’origine di questo successo. Qualche mese prima, si era fatta leggere nel suo palazzo della rue des Juif, la traduzione francese delle opere di Teresa d’Avila (1515-1582). Da questo incontro, tra l’opera della mistica spagnola e le attese dell’estatica parigina, andava a nascere uno degli episodi più ricchi della storia del Carmelo e più rilevanti della storia del cattolicesimo moderno. L’interesse di questo avvenimento dipende dalla sua fecondità, dal numero e dalla qualità dei personaggi che ci parteciparono, ma anche, dalle sue dimensioni teologiche, politiche e internazionali. Bisogna rileggere questa avventura, ancora poco conosciuta nel dettaglio, avventura che in tutta evidenza fu collettiva.

Della grazia dei libri

Il padre André Duval, deceduto nel 1638, amico e primo biografo di madame Acarie, fornisce nel 1621 la trama degli avvenimenti dei quali fu un testimone e uno degli attori principali. Il suo racconto inizia così :

« Dio avendo riservato nella sua eterna prescienza l’onore dello stabilimento del Carmelo di Francia alla beata suor Maria dell’Incarnazione […], la cosa avvenne in questa maniera. E’ che i libri della santa madre Teresa […] essendo stati tradotti dallo spagnolo in francese dal Reverendo padre Dom du Chèvre, priore allora della certosa di Bourgfontaine, si vendettero a Parigi e furono letti dalle persone di devozione. Ora alcuni di loro, frequentando la casa di suor Maria dell’Incarnazione, li portarono alla sua attenzione, e lei desiderò che gliene si leggesse qualche capitolo ».

Il padre Duval non data quest’episodio, ma la data d’edizione delle opere di Teresa d’Avila in francese permettono di stringere la cronologia. Le tre opere principali della religiosa spagnola sono stampate a Parigi, presso Guillaume de la Noue, all’insegna del Nome di Gesù. Questo libraio ha ottenuto un privilegio unico per le tre opere il 22 dicembre 1600. Sembrerebbe per primo La vita della madre Teresa di Gesù. Fondatrice delle Religiose e religiosi Carmelitani scalzi e della prima regola, Nuovamente tradotti dallo spagnolo in francese di I.D.B.P. E L.P.C.D.B. Furono finiti di stampare il 31 gennaio 1601. Vengono in seguito il Trattato del Castello o le Dimore dell’anima e il Cammino di Perfezione, finiti di stampare rispettivamente il 26 febbraio 1601 e il 28 marzo 1601. Lo stampatore ha dunque fatto uscire un volume il mese. Le tre opere hanno ricevuto un’approvazione comune, deliberata da T. Blanzy e L. DuMont. Sono stampate con lo stesso frontespizio, inciso da Karel van Mallery e comprendente, tra l’altro, una rappresentazione di quella che non è ancora che madre Teresa di Gesù. Il traduttore dell’insieme è Jean di Bretigny, questo prete d’origine spagnola, che ha anche finanziato la stampa, come aveva già finanziato la prima edizione spagnola delle opere della fondatrice. Ha consacrato molti mesi a questa traduzione, aiutato in parte dal padre du Chèvre.

L’anno 1601

Molte ragioni lasciano pensare che le opere di Teresa d’Avila non abbiano tardato ad arrivare presso gli Acarie. Dapprima, Germain Habert di Cerisy, dentro La vita del cardinale di Berulle, apparsa nel 1646, afferma che « nell’anno mille sei cento uno, santa Teresa desiderando farci parte delle sue benedizioni, apparve a Madamigella Acarie e le dette l’incarico di lavorare allo stabilimento del suo ordine in questo Regno ». La storia generale del Carmelo di Pontoise, riprende questa data : « Dio […] permise che l’anno 1601, madame Acarie conoscesse dei libri della nostra santa madre Teresa, nuovamente tradotti e portati in Francia ». Nel 1800, J-B. Boucher adotta la stessa data  : « nell’anno 1601 […] la divina provvidenza […] suscitò in una maniera straordinaria Madame Acarie per essere la fondatrice del Carmelo in Francia ».

Anche Palazzo Acarie era da diversi anni un centro di devozione importante a Parigi e le novità in materia di letteratura spirituale dovevano esserci rapidamente portate.

Infine, madame Acarie conosceva personalmente tutti gli attori di quest’avventura editoriale. In effetti, Jean di Bretigny aveva lavorato alla traduzione dei tre trattati della santa spagnola ad Aumale, presso l’abate Jacques Gallemant, che l’aveva accolto nel suo presbiterio nell’estate 1598. Ora, dopo il loro incontro a Saint Gervais verso il 1597, Jacques Gallemant era uno dei direttori di coscienza di Madame Acarie che gli aveva reso visita, con suo marito, Pierre Acarie, ad Aumale, nel 1599 e in quest’occasione, aveva certamente fatto conoscenza con Jean di Bretigny. Nel 1601, Jacques Gallemant soggiornò, su invito di Pierre Acarie, nel loro palazzo parigino della rue des Juif, per sei settimane, nell’occasione del Giubileo celebrato in quest’anno. Di più, il padre du Chèvre, che aveva collaborato alla traduzione realizzando le pagine di Jean di Bretigny, viveva nella certosa di Bourgfontaine in Piccardia, dove Pierre Acarie era stato assegnato in residenza all’indomani della disfatta della Lega parigina. Madame Acarie vi si era portata per ritrovare suo marito e vi aveva certamente fatto la conoscenza del padre du Chèvre. E’ molto probabile che sia stata lei che ha consigliato a Jean di Bretigny, per mediazione dell’abate Jacques Gallemant, di rivolgersi a questo certosino che sapeva che parlava lo spagnolo, per il controllo della sua traduzione. Infine, il padre Thomas Blanzy, uno dei due dottori che ha approvato l’edizione francese delle tre opere di Teresa d’Avila, è stato il professore del figlio più grande di Madame Acarie al collegio di Calvy, alla Sorbona. Fu anche il confessore delle figlie Acarie delle quali Marguerite fece proprio la sua prima comunione nel 1601, durante il giubileo.

Di più, nel 1601, madame Acarie non ignorava né l’esistenza di Teresa d’Avila, né la sua opera di riforma nel seno dell’Ordine del Carmelo. Lei sapeva che Jean di Bretigny voleva introdurre in Francia questa Riforma teresiana dal 1585, e che aveva accumulato a quest’effetto, numerosi progetti che si erano tutti arenati. Al tempo del suo ultimo tentativo, alleato con monsieur Gallemant, aveva sottoposto ad un gruppo di teologi parigini la sua nuova idea : trasformare un gruppo di terziari di San Domenico d’Aumale in carmelitani. Secondo uno di questi biografi, questa « assemblea [di teologi] era composta da monsieur André Duval, Dottore in Sorbona, da monsieur di Berulle, Elemosiniere del re e in seguito Cardinale, da monsieur Gallemant che venne a lui stesso a plaudire la sua causa, da Dom Beaucousin vicario dei Certosini di Parigi, e dal padre Archange Guardiano dei cappuccini di Rouen ». Ora questi teologi facevano tutti parte di quella che si chiama la cerchia Acarie, a cominciare da Berulle, parente di madame Acarie. Di conseguenza, madame Acarie ebbe fortemente conoscenza di questa riunione della quale è difficile precisare la data, ma che ebbe luogo prima degli avvenimenti che c’interessano, ossia a tutto l’inizio dell’anno 1601.

Questi teologi avevano poco gradito il progetto dei padri Gallemant e Bretigny. Fecero in particolare rimarcare che « quelli che volevano stabilire questa Riforma ne dovevano avere il vero spirito e che l’istruzione delle bambine non era per nulla conveniente a questo istituto che era interamente rivolto alla contemplazione ». E aggiunsero « che per intraprendere una cosa di questa importanza, occorreva qualche rivelazione espressa ». Il padre Duval informò Jean di Bretigny di questa opinione, dicendogli che « la Volontà di Dio doveva manifestarsi particolarmente al riguardo delle nuove istituzioni, che questo carattere non appariva abbastanza marcato in quella che aveva a cuore d’erigere ». Jean di Bretigny non fu « dello stesso sentimento perché non credeva che fosse necessario attendere delle rivelazioni ». Avrebbe allora difeso la sua posizione in una lettera indirizzata a monsieur Duval. Dal suo punto di vista, per prendere questa decisione di fondare, « non era necessario ricorrere a delle vie soprannaturali che possono essere soggette ad illusioni; ma che la regola sicura era d’esaminare se il disegno era buono in se stesso, conforme alla condotta della Chiesa, approvato dagli uomini dotti e pii, utile infine alla gloria di Dio ». Concludeva  : « persevero sempre nei desideri che Dio mi ha ispirato, ma senza volere che Egli usi miracoli per ridurre gli uomini a condiscendere alle mie volontà ». L’opposizione tra una via ordinaria e una via straordinaria nel discernimento della volontà divina è qui espresso con una chiarezza rimarchevole.
Notiamo ugualmente che madame Acarie partecipò attivamente nel 1601 con i padri Gallemant e Bretigny alla Riforma dell’Abbazia normanna di Montivilliers, e nel 1601-1602, con i padri Gallemant e Beaucousin (suo confessore) e monsieur Gautier, avvocato generale al Gran Consiglio, alla Riforma dell’Ordine di Fontevrault.

Uno strano disgusto

La lettura in francese delle opere di Teresa d’Avila, nella primavera 1601, permette dunque soprattutto a madame Acarie di scoprire direttamente, e non più attraverso i propositi degli uni e degli altri, il pensiero e la spiritualità della riformatrice spagnola. Secondo il padre Duval, che insiste su questo fatto, la reazione della pia parigina a questa lettura fu doppia. In un primo tempo, restò insensibile  : « la ascoltò attentamente e non prendendoci tanto gusto all’inizio, e stupendosi del fatto che questa santa madre avesse potuto fondare un così grande ordine nella Chiesa ». Questi « disgusti e raffreddamenti » stupiscono i testimoni, ci precisa Duval, « poiché alla minima parola di Dio, o della Santa Scrittura, tale che fosse, era sempre felicissima ». E’ per questa ragione d’altronde, che non leggeva lei stessa i libri ma se li faceva leggere.
Fino ai suoi ultimi giorni, madame Acarie rimpianse questa prima reazione di avere avuto un tale disgusto rispetto a delle opere che divennero presto i suoi libri di riferimento. La beatificazione di Teresa d’Avila nel 1614 sembrò avere raddoppiato i rimorsi di quella che era diventata nel tempo suor Maria dell’Incarnazione. Diverse carmelitane vennero a testimoniare al processo di canonizzazione che mise una cura, che sembrava eccessiva, a decorare la chiesa delle carmelitane d’Amiens al tempo delle feste in onore della beatificazione della fondatrice delle carmelitane.

Da buon teologo, il padre Duval sentì bene, anche lui, la difficoltà nel redigere la biografia di Barbe Acarie e cercò, più o meno convinto, di dare una spiegazione spirituale a questo disgusto iniziale  : « Era senza dubbio il diavolo, che, prevedendo ciò che è arrivato poi, le causava questi disgusti e raffreddamenti ». L’ipotesi è giudiziosa ma suppone che madame Acarie sia stata grossolanamente ingannata dal diavolo in questa occasione, e ciò non è lusinghiero, soprattutto quando si cerca di ottenere una canonizzazione. E’ certamente la ragione per la quale lo stesso padre Duval sopprime questo episodio nella sua deposizione, data per scritto e in latino, al tempo del processo di canonizzazione nel 1630  : « Recentemente ci furono trasmesse la vita ammirevole e le opere della beata Teresa. Questa lettura interessò meravigliosamente Maria; ammirava soprattutto la forza e le virtù della vergine che aveva potuto elevare un ordine così rimarchevole dai fondamenti fino alla cima ». In questo secondo racconto rivisto e corretto, le prime reazioni di madame Acarie sono in tutto all’opposto di quelle del racconto del 1621, poiché il disgusto ha lasciato il posto all’interesse e lo sbalordimento incredulo all’ammirazione.

In una lettera inserita dopo la sua morte nello stesso processo di canonizzazione del 1630, il padre Coton (+1626), gesuita e confessore di madame Acarie, dette un’altra spiegazione a questa prima strana reazione  : « sentiva delle difficoltà a causa delle visioni e rivelazioni che sono descritte nella vita di Teresa d’Avila delle quali aveva una grande avversione […] a causa che in questo tempo la maggior parte delle persone che si davano alla spiritualità, le vedeva impegnate nell’inganno e illusione diabolica». Il padre Coton fa certamente qui allusione a Nicole Tavernier, questa mistica di Reims, della quale madame Acarie aveva scoperto lo spirito « falso » qualche anno avanti, e forse anche a Marthe Brossier la cui possessione diabolica ha tenuto occupata la cerchia Acarie nel 1599.
Questo disgusto per le visioni potrebbe essere stato inculcato a madame Acarie anche dai numerosi religiosi, difensori della mistica detta astratta, che frequentava. Questa scuola astratta, ispirata dai maestri della mistica reno-fiamminga, voleva che l’anima non s’arrestasse ai concetti e alle immagini, compresi quelli dell’umanità del Cristo, nel suo cammino d’unione a Dio. I numerosi racconti di visioni del Cristo che si trovano nell’autobiografia di Teresa d’Avila avevano dunque di che disgustare gli adepti di questa scuola spirituale. La lettura del « Trattato del Castello o Dimore dell’anima », apparso il mese seguente, non dovette produrre un effetto molto differente sui sentimenti di madame Acarie poiché Teresa d’Avila l’aveva concepito come un trattato sull’orazione e sui più alti stati mistici.

L’inatteso

Per contro, il Cammino di perfezione, che apparve per ultimo, alla fine del mese di marzo 1601, era differente dalle due opere precedenti e conteneva degli elementi che non potevano lasciare madame Acarie insensibile. Questa opera comincia, in effetti, dal ricordo delle cause dirette della Riforma del Carmelo nel 1562, nel « capitolo primo, nel quale si tratta della causa che conduce a fare questo Monastero, con tanto rigore di vita ». Si legge nella traduzione del 1601  : « all’inizio della fondazione di questo Monastero di San Giuseppe […] le rovine, i danni e i massacri che i luterani facevano in Francia vennero a mia conoscenza, e come questa malaugurata setta prendesse credito, mi dette un grande fastidio ». Teresa d’Avila spiegò allora come, « donna e miserabile », non vedeva ciò che potesse fare per spengere questo incendio dell’eresia, se non aiutare con la preghiera i dottori e i predicatori che difendevano la Chiesa cattolica. Per questo, le sembrava che occorresse riunire delle amiche vere di Gesù che avrebbero seguito i consigli evangelici alla perfezione (cap. I).

Queste pagine, scritte tra il 1565 e il 1573, potevano risvegliare l’attenzione di madame Acarie che, nata nel 1566, era cresciuta durante le guerre di religione. Non fu senza emozione che scoprì che la religiosa spagnola aveva, dall’inizio degli avvenimenti, condiviso le preoccupazioni, le ribellioni e i combattimenti dei cattolici francesi contro i protestanti, che qualificava stranamente come « luterani » ma dei quali diceva così appropriatamente, nel capitolo primo, che erano « infettati da un male contagioso », che s’erano « guadagnati un buon castigo con le loro stesse mani » e che erano « con i loro piaceri e delizie premiati con il fuoco eterno ». E madame Acarie si riconosceva pienamente nella formula finale di Teresa d’Avila  : « Ma … peggio per loro ! ». Questa emozione appariva, conservata viva nei Carmeli francesi, nelle prime frasi delle Cronache dell’Ordine delle Carmelitane, memoriale dell’Ordine in Francia redatto da alcune religiose alla fine del XVIII secolo  :

« non si può leggere gli ammirabili scritti di santa Teresa senza essere colpiti dallo zelo ardente che abbracciava il suo cuore per la salvezza della Francia. Lo stato deplorevole in cui questo Regno si trovò ridotto durante la vita di questa grande santa, a causa degli eccessi degli eretici, le fecero versare dei torrenti di lacrime; non ebbe altro scopo, nello stabilire ad Avila il primo monastero della sua Riforma, che di riparare in qualche sorte ai sacrileghi attentati dei partigiani di Lutero e di Calvino contro la maestà divina. Questa serafica madre lo spiega […] al primo capitolo del suo libro del Cammino di perfezione ».

Questa sola evocazione del pericolo protestante degli anni 1560 non ebbe da se solo la virtù di mettere madame Acarie in movimento perché, nel 1601, non era più tempo di guerre civili e di massacri. Dal 1594, aveva dovuto accettare la disfatta militare e politica della Lega parigina. La famiglia Acarie aveva d’altronde pagato cara questa disfatta con l’esilio di Pierre Acarie, il « lacché della Lega », a Bourgfontaine poi a Luzarches e ad Ivry. Di più, dopo il 1598, lei doveva accettare, suo malgrado, di vivere sotto il regime dell’Editto di Nantes che riconosceva uno statuto che giudicava troppo favorevole ai protestanti, come lo ricorda Jean-Baptiste Truchot al tempo del suo processo di canonizzazione  : « Sono testimone della pena che sentiva allorché considerava che si tollerasse l’eresia in Francia. E che si dessero delle pensioni a quelli che predicavano e insegnavano questa perniciosa dottrina. Il solo pensiero di ciò le era insopportabile. Ha fatto vedere in diverse occasioni l’avversione verso questa sorte di persone ». In queste condizioni, l’efficacia della Riforma teresiana nella lotta contro l’eresia in Francia poteva essere un po’ derisoria e madame Acarie poteva certamente dirsi che tutte questi estasi e queste visioni ricordate nella vita di suor Teresa di Gesù erano state vane per soccorrere i cattolici francesi e spengere il fuoco dell’eresia.

Tuttavia, possiamo ragionevolmente supporre che madame Acarie, contrariamente forse ai suoi biografi, dovette avere abbastanza pazienza per ascoltare la lettura del Cammino di Perfezione fino al capitolo III. In queste righe, il testo, vecchio di circa quaranta anni, apparve di un’attualità straordinaria all’antica leghista. Ecco come Teresa d’Avila s’indirizzava alle sue figlie  : « Ritornando al fine principale per il quale il nostro Signore ci ha raccolte in questa casa, […] vedo che il male è molto grande, e scorgendo insieme che le forze umane non sono sufficienti per arrestare e spengere il fuoco di queste eresie, il quale aumenta così fortemente […] ». Che le forze umane siano state incapaci in Francia di fare sparire il protestantesimo, madame Acarie e il suo entourage venivano dal farne l’amara esperienza. Non ci fu bisogno di discuterne per lungo tempo per convincerli. Ma il testo di Teresa d’Avila corrispondeva ancora più strettamente alla situazione degli antichi aderenti alla Lega  : « […] mi è parso bene che ci fosse bisogno di fare come quando i nemici in tempo di guerra, hanno percorso e devastato il paese, e che il Signore del Luogo vedendosi pressato […] ». Il paese degli antichi aderenti alla Lega, questa Francia cattolica che, ai loro occhi, è il paese di Gesù, loro Signore, è stato devastato e i loro nemici vi si sono stabiliti, a loro gusto, troppo potenti e molto pericolosi. Di fronte a questa situazione, il Cammino di perfezione avanzava una soluzione  : « Il Signore del Luogo, vedendosi pressato da ogni parte, si ritira in qualche città che ha fatto ben fortificare ». Utilizzando la metafora classica del combattimento spirituale Teresa d’Avila proponeva dunque ai cattolici vinti di costruire delle fortezze capaci di resistere agli attacchi dei nemici protestanti. I capitani di queste fortezze sarebbero i « predicatori e teologi » che devono avanzare « fortemente nel cammino di perfezione ».

E soprattutto Teresa prometteva la vittoria finale o quasi  : « e siccome quelli che stanno dentro la città con lui sono gente d’élite […] il Signore ottiene spesso la vittoria, o almeno se non vince, i suoi nemici non lo sopraffanno, e se non vi sono traditori, non possono vincere su lui ».
Ecco chi poteva rassicurare dei cattolici francesi inquieti. Il ruolo delle carmelitane sarebbe di sostenere gli assedi e la loro guida tramite la preghiera  : « bisogna che ci sforziamo d’essere tali, che le nostre preghiere e le nostre orazioni possano valere e servire in qualche cosa per aiutare questi servitori di Dio». « Ma perché ho detto tutto ciò? E’ a questo fine, suore mie, che intendiate, ciò che dobbiamo chiedere a Dio  : È che ci siano dei buoni Cristiani di residenza in questo piccolo castello, e che uno di loro non si allei con i nemici ». Non precisava se le religiose pregassero dal cuore del castello fortificato ma questo sembrava andare da sé.

La perfezione ricercata dalle carmelitane non aveva dunque come fine che di condurre più perfettamente il combattimento spirituale, il solo combattimento utile poiché i mezzi umani (e in particolare militari) non erano stati efficaci. Tutte le conseguenze di questo cambiamento di prospettive dovevano esserne tratte per l’obbedienza dei cattolici  : « Ormai, precisava, bisogna che il braccio ecclesiastico ci conservi, e mantenga, e non il secolare ».
Questo discorso d’una donna indirizzato ad altre donne non poteva non toccare madame Acarie. Una tale chiarezza, nel fine e nei mezzi, e una tale coincidenza tra ciò che viveva e ciò del quale parlava questa religiosa spagnola morta venti anni prima non potevano che smuoverla, che metterla in movimento. Il Cammino di perfezione poté dunque rivelare a madame Acarie un nuovo volto di Teresa d’Avila, differente da quello della sola religiosa estatica e visionaria.

Si può tuttavia azzardare che questa emozione non cancellasse la prima impressione negativa che dimorava forte nello spirito di madame Acarie che aveva così bene integrato le categorie della mistica astratta. Presso questa pia parigina, un conflitto interiore tra le sue reticenze di fronte alle esperienze di questi mistici, così centrali nei testi teresiani, e la sua attrazione per la Riforma teresiana, come risposta politico-religiosa alle sue attese di moglie di leghista, era inevitabile. Doveva scegliere. Uno dei biografi di madame Acarie, il padre Marin, ha sentito questo conflitto  : « i numeri prodigiosi d’estasi, di delizie, le fecero perdere il gusto [di Teresa d’Avila]; ciò non impedì che ne ritenesse l’impressione, e le immagini nella sua memoria; che il suo spirito non l’ammirasse, e che l’ammirazione facesse che la guardasse con una sorta di stima. Questa stima, come una scintilla, dimorò coperta dentro il suo cuore ».

Come nella maggior parte d’altre biografie pie, questo conflitto trovò la sua soluzione in un’esperienza mistica. Qui, l’epilogo venne da un’apparizione di Teresa d’Avila che annunciò a madame Acarie che Dio voleva l’introduzione del Carmelo in Francia. « Come stava in orazione, ecco la santa Madre Teresa che le apparve visibilmente, e l’avvertì che Dio voleva che si impegnasse a fondare in Francia dei monasteri del suo Ordine », ci riporta il padre Duval. Il padre Manrique precisa così il racconto nel 1631  : « Un giorno pregando Dio le apparve una Religiosa venerabile e antica d’un abito annerito; ma contornata di raggi di gloria. La riconobbe dai suoi ritratti, e in ciò che le disse, che Dio voleva che lei facesse venire il suo Ordine in Francia, e che vi si fondassero più monasteri che si potesse ». Il padre Coton spiega la natura di questi « raggi di gloria », dei quali parla il padre Manrique, e mostra come questa visione fosse prima di tutto per madame Acarie una rivelazione sulla vera identità della religiosa spagnola  : « Andando da casa sua a udire la santa messa al piccolo Saint Anthoine, le sembrò tutto un colpo di vedere la gloria che rispondeva alle perfezioni della beata madre Teresa e dopo onorò grandemente questa santa ». La « gloria » di Teresa d’Avila era quella degli eletti del Paradiso e le era stata accordata dal fatto delle sue « perfezioni ». Questa visione permise dunque a madame Acarie di discernere in verità lo spirito di Teresa d’Avila e delle sue opere. Esse non sono inganni diabolici ma frutti dell’azione divina e ricompensate come tali. Paradossalmente, è dunque una visione di Teresa d’Avila che riconcilia madame Acarie con le visioni di Teresa d’Avila ! ciò che i suoi biografi si guardano dal sottolineare. Il padre Duval nota solamente che questa visione è stata riportata da madame Acarie stessa al suo direttore, il padre Beaucousin.

I teologi

Convertita, restava a madame Acarie di convincere i teologi che l’attorniavano e che da soli potevano rendere possibile questa fondazione. La regola era di sottoporre le esperienze di questi mistici, in particolare femminili, al discernimento dei confessori. Madame Acarie sottomise e parlò della sua visione al padre Beaucousin  : « Lei non si poté tenere, qualunque resistenza facesse, di pregare questo buon padre di considerare il tutto davanti a Dio ». André Duval racconta in seguito come il padre Beaucousin, convinto che si trattava della volontà divina, decise di trovare i mezzi per portare a buon fine il progetto. Infatti, è la cerchia Acarie che si mobilita un’altra volta, come al tempo dell’esame del progetto. Gallemant qualche tempo prima, ma questa volta i teologi si riuniscono per esaminare un progetto di Barbe Acarie. La riunione raggruppò, oltre al padre Beaucousin, i Messieurs Berulle, Duval e Gallemant. André Duval, tutti i biografi di madame Acarie e i primi storici del Carmelo francese menzionano anche la presenza di Jean di Bretigny.
La data di questa riunione non è certa. Si sa semplicemente che ebbe luogo all’indomani della prima visione di madame Acarie e prima di una seconda visione, della quale riparleremo e che si situa prima del marzo 1602 ; sarebbero trascorsi « da sette ad otto mesi » tra questa prima riunione e la seconda visione. Ci riporta almeno all’inizio dell’estate 1601, in giugno o luglio. Questa data sarebbe coerente con la lettura, presso gli Acarie, delle opere di Teresa d’Avila in primavera, il Cammino di perfezione essendo stampato fine marzo. Non disponiamo d’altri elementi di datazione.

La risposta dei dotti teologi riuniti da Dom Beaucousin fu negativa. André Duval scrive semplicemente  : « Essendo proposto l’affare, vi si trovò così grandi difficoltà che si giudicò impossibile; e disse a questa beata che la levasse dal suo spirito, almeno fino a quando Dio non avesse stornato i grandi impedimenti che ci furono in seguito alle guerre della Lega ». La calma non sembrava abbastanza ristabilita dentro il Regno, ma soprattutto Enrico IV, a causa dell’affronto fatto al suo ambasciatore a Madrid, veniva a « proibire ai suoi sudditi tutte le comunicazioni con gli Spagnoli ». Questa interdizione, che non cadde che il 3 agosto 1601 e che non concerneva che il commercio con la Spagna, s’inscrive più largamente dentro « una congiuntura internazionale molto tesa, in un clima di guerra fredda tra i potenti cattolici ». Nonostante la pace di Vervins (1598), il trattato di Lione (gennaio 1601) e gli sforzi numerosi di papa Clemente VIII, la Francia d’Enrico IV e la Spagna di Filippo III restarono sulla difensiva. In queste condizioni, tutti i tentativi per ottenere da Enrico IV l’arrivo delle religiose spagnole in Francia appariva compromesso. Soprattutto se la richiesta veniva dalla moglie d’un antico leghista.

Tuttavia, queste considerazioni politiche non furono i soli argomenti avanzati dai teologi per giustificare la loro risposta negativa alla richiesta di madame Acarie. Il padre Ange Manrique riporta, dal 1631, che questi teologi « conclusero alla fine d’attendere che Dio facesse apparire di più la sua volontà, pregandolo d’aprire la via a ciò che comandava, che appariva ora molto chiusa; che se non lo facesse avrebbero materia di credere che questa visione fosse piuttosto illusione, che risparmierebbe a loro delle pene ». Questa riservatezza e questa volontà di giudicare una rivelazione dalla sua realizzazione sono delle costanti del discernimento degli spiriti tale che la Bibbia insegna già a proposito dei profeti e tale che i teologi l’hanno insegnata nel corso dei secoli. Nel 1642, Maurice Marin, che evoca d’altronde delle « difficoltà invincibili », riprende questi argomenti spirituali ma nota un accordo dei teologi sulle visioni  :

« si trovarono tutti d’accordo, che sebbene non ci fosse niente da temere, né dalla parte della beata né da quella della rivelazione, che fosse almeno costante, che alle cose di questa natura, la troppo grande facilità sarebbe estremamente pericolosa e la circospezione senza pericolo […] che la luce divina, come quella del sole non appare tutto un colpo, ma poco a poco, e raggio a raggio : che per non azzardare, bisognasse attendere un più grande giorno e che colui che avesse manifestato il suo disegno, scoprisse anche i mezzi e le vie dell’eseguirlo ».

Dopo questo rifiuto, Barbe Acarie obbedì, senza recriminare e mostrando un certo distacco in rapporto alla sua visione  : « Lei non si stupì punto di questo rifiuto […] facendo bene più conto dell’opinione dei suoi direttori che delle sue rivelazioni, stette tranquilla e si risolvette di non pensarci più ». Questa obbedienza è il criterio principale del discernimento degli spiriti. Sottomettersi al giudizio dei confessori e dei teologi è una prova di sottomissione alla volontà divina che s’esprime ordinariamente dalla bocca dei suoi ministri. Una mancanza di sottomissione nella materia avrebbe potuto essere una prova di presunzione.

Il segno sperato

Ma questo atto d’obbedienza fece nascere un conflitto interiore in madame Acarie, divisa tra il suo desiderio di fondazione per obbedire al messaggio che credeva avere ricevuto nella sua prima visione e il rifiuto dei suoi consiglieri spirituali di permetterle di realizzarlo. Come la prima volta, questo conflitto si risolve in un’esperienza mistica, « sette ad otto mesi » più tardi, ci racconta André Duval, « la santa madre le apparve per la seconda volta più fortemente e potentemente che la prima, comandandole di mettere daccapo sul banco questo affare, assicurandola che nonostante tutte le difficoltà che si sarebbero presentate, sarebbe riuscita ». Aprendosi di nuovo al suo confessore, madame Acarie ottenne una nuova riunione di teologi. Il gruppo comprendeva André Duval, Dom Beaucousin e Pierre Berulle. Sembra che Dom Beaucousin abbia domandato a madame Acarie di venire a difendere lei stessa la sua causa. E’ almeno quello che riporta il padre Robert Duval nella vita rimasta manoscritta di suo zio André Duva l : « Allora Dom Beaucousin, vicario dei Certosini, fu forzato da Dio a dire : « Lasciamo la ragione umana, e ascoltiamo parlare lo Spirito Santo dalla bocca della sua umile e fedele servitrice, Madamigella Acarie ». André Duval lascia intendere che l’unanimità non si raggiunse immediatamente  : « In questa riunione, dopo numerose ragioni da una parte e dall’altra, l’affare fu concluso nella sua sostanza ». Questa volta la risposta fu dunque positiva perché i teologi, che erano tutti gli amici di madame Acarie, « la giudicarono condotta dallo spirito di Dio e conclusero che il pensiero che aveva loro esposto veniva da Dio e che bisognasse lavorare senza rinvio né sfiducia al renderla, tramite l’assistenza di Dio, efficace e utile in maniera che non si pensasse più che ai mezzi per eseguirla ». La seconda visione di madame Acarie rispondeva bene al desiderio dei teologi di vedere Dio manifestarsi più chiaramente e attendere di più sarebbe stato il frutto d’una curiosità colpevole e una pericolosa messa alla prova di Dio. D’altronde, la situazione politico-religiosa sembrava più favorevole che nell’estate 1601. Le relazioni con la Spagna erano in effetti migliorate dal gennaio 1602 con la liberazione a Madrid dei prigionieri francesi e il ristabilimento del commercio tra i due paesi. La decisione era presa, restava da trovare i mezzi. Il genio di madame Acarie fu grande nella materia.

La data di questa seconda riunione non è conosciuta ma si sa da una lettera di madame Acarie inviata il 19 marzo 1602 a Jacques Gallemant e a Jean di Bretigny per invitarli a riunirsi al gruppo, che la decisione di fondare è già presa a questa data e che è stata presa senza l’opinione dei due ecclesiastici normanni. In questa missiva, si sente la volontà di madame Acarie di governare la loro suscettibilità invitandoli a « prendere alloggio nella sua casa per avere più comodità di informarli dell’affare delle Carmelitane, al fine che potessero più convenientemente trattare con gli altri della riunione e che potesse apprendere più liberamente i loro sentimenti e scoprire a loro i suoi con più sincerità, come a persone che sapeva essere chiamate da Dio per completare questo affare ».
Notiamo che il gruppo iniziale si è anche aperto ad un nuovo personaggio che non assisté alle prime riunioni decisive : Francesco di Sales. Precisa in una lettera a Clemente VIII  : « Io ho assistito a quasi tutte le sedute che si sono tenute a questo riguardo ». E’ difficile sapere quando e come il coadiutore del vescovo di Ginevra sia stato introdotto nel gruppo. Era a Parigi dopo il gennaio 1602 per regolare la questione delle parrocchie del paese di Gex entrato nel Regno di Francia, a seguito del trattato di Lione, firmato il 17 gennaio 1601. Tutto aureolato dalla sua recente missione nel Chablais, il giovane prelato prende numerosi contatti con gli ambienti cattolici parigini. Si fa rapidamente notare per i suoi sermoni e André Duval afferma che è Dom Beaucousin che convocò « Monsieur di Sales Vescovo di Ginevra che predicava allora a Parigi con grande reputazione ».

Francesco di Sales dette un’altra versione degli avvenimenti, in una lettera al papa Clemente VIII del novembre 1602  : « Catherine d’Orleans, principessa di Longueville che, in questo tempo, si proponeva di fondare in questa città di Parigi un monastero di donne dell’Ordine delle Carmelitane riformate, mi associò a qualche teologo eccellente in pietà e in dottrina, per dirle la mia opinione e giudizio su questo argomento ». Questa presentazione dei fatti forse è tutta diplomatica per lasciare intendere al papa che questa fondazione è stata voluta della duchessa di Longueville, « principessa distinta dal sangue illustre che circola nelle sue vene; e più ancora, dal suo amore per Gesù Cristo che ha scelto per Sposo », e non da una semplice laica parigina. Tuttavia, è molto probabile che Francesco di Sales rappresenti realmente gli interessi della duchessa di Longueville in queste riunioni. Nella sua qualità di vescovo, è il personaggio più importante del gruppo e gli altri membri « lo scelsero per loro Direttore e padre spirituale : a lui scoprirono i più nascosti pieghi della loro coscienza, e ricevettero una meravigliosa soavità e luce dalle sue opinioni e dalla sua direzione ». La più assidua in questa direzione fu certamente madame Acarie. Francesco di Sales scriverà che l’ha « confessata molte volte e quasi ordinariamente durante sei mesi ». Poiché sappiamo che Francesco di Sales lasciò Parigi all’inizio del mese di settembre 1602, e fu a Lione il 19 settembre, si può supporre che raggiunse il gruppo nel marzo 1602.

La Duchessa di Longueville

LOra, nella sua lettera del 19 marzo 1602 a J. Gallemant e J. Di Bretigny, madame Acarie « li avvertì che Madamigella di Longueville se ne rendeva Fondatrice ». Sembra dunque che ben presto contattata, Catherine d’Orleans si sia augurata di avere l’opinione di Francesco di Sales sulla serietà e la fattibilità del progetto prima d’intraprendere qualche procedimento sia presso il re che a Roma. Questa entrata in scena della duchessa di Longueville e di Francesco di Sales è determinante nell’introduzione del Carmelo in Francia. I biografi di madame Acarie raccontano come questa ultima riuscì ad interessare la duchessa di Longueville al suo progetto di fondazione. André Duval situa questo incontro dopo la seconda apparizione di Teresa d’Avila e presenta l’affare come miracoloso  : « Rimaneva ancora che il Monastero fosse fondato da qualche persona di qualità, alla quale piacesse a Dio di provvedere in maniera speciale e miracolosa ». Racconta come madame Acarie andò ad attendere la duchessa di Longueville all’uscita d’una chiesa per ottenere del denaro nel quadro delle sue attività caritatevoli; Maria Tudert, vedova di Jean Seguier e diventata in seguito carmelitana a Parigi, precisò nel dicembre 1630 che questo incontro ebbe luogo alla porte della chiesa Saint Germain l’Auxerrois che era la chiesa del Palazzo del Louvre. Madame Acarie, come racconta, beneficiò allora d’una parola interiore che la illuminò sul ruolo della duchessa di Longueville  : « In questo intervallo una voce del cielo le disse al cuore, Guardatevi dal parlare alla Principessa della necessità di questi poveri per i quali siete venuta, ma parlatele della fondazione del Monastero; è lei che ho scelta per essere la fondatrice ». Madame Acarie obbedì alla sua ispirazione e la duchessa accettò sul campo : « Questa buona e virtuosa Principessa si offrì molto volentieri, e promise di adoperarsi verso il Re per lui fargli accettare » lo stabilimento del Carmelo.

Il ricorso alla principessa di Longueville era molto accorto. In effetti, Catherine d’Orleans era un personaggio importante alla Corte. Da parte di madre, Maria di Borbone-Saint-Pol (1539-1601), era cugina d’Enrico IV. Cattolica fervente, era vicina a Maria dei Medici che la incaricò, alla metà del febbraio 1602, di trovare all’ultimo minuto un predicatore per predicare la Quaresima poiché colui che era previsto si trovava bruscamente impedito. La scelta di Catherine d’Orleans cadde su Mgr Francesco di Sales di cui veniva a fare la conoscenza.
I sermoni di Quaresima davanti alla Regina e alla Corte al Louvre dettero luogo a risonanti conversioni di protestanti al cattolicesimo e fecero notare il predicatore. Gli fu anche chiesto di venire a predicare davanti al Re.
Naturalmente, la principessa di Longueville pensò a lui quando cercò ad essere illuminata da una persona di fiducia sulla sollecitazione che le aveva fatta madame Acarie, alla fine di febbraio o inizio marzo, sull’argomento del Carmelo.

Questa collaborazione tra la duchessa di Longueville e la cerchia Acarie è abbastanza straordinaria : qualche anno solamente dopo la fine delle guerre di religione, riunì, in effetti, antichi aderenti alla Lega e una delle più celebri vittime della Lega. In effetti, sorella d’Enrico I (1568-1595), duca di Longueville e governatore di Piccardia restato fedele a suo cugino il re, Catherine d’Orleans fu tenuta prigioniera ad Amiens con sua madre, sua cognata e altri membri della sua famiglia. La sua detenzione fu molto rude, così si crede da un libello del duca di Nevers. Durò più di tre anni, fino allo scambio, il 21 gennaio 1592, contro Enrico di Lorena-Vaudemont (1570-1601), conte di Chaligny e fratello della regina Luisa di Lorena, fatto prigioniero nella battaglia d’Aumale. Catherine d’Orleans, come sua sorella Marguerite, aveva rinunciato al matrimonio per consacrarsi alla pietà e alle opere caritatevoli. E’ in questo ultimo campo che in questo inizio d’anno 1601 madame Acarie era in relazione con la principessa in modo, sembra, abbastanza abituale.

La realizzazione del progetto

Francesco di Sales raggiunge dunque il gruppo dopo che la decisione di fondare è stata presa. Le riunioni del gruppo di discernimento si moltiplicheranno nei mesi seguenti per trovare i mezzi per far riuscire l’affare, che non andava da sé. Francesco di Sales lo conferma in una lettera a Clemente VIII  : « Ci riuniamo a questo effetto per diversi giorni ». Uno dei suoi biografi, C. A. di Sales ci precisa il ritmo e il luogo delle riunioni  : « faceva perfino delle sante riunioni nella casa del sieur Acarie, da Maria Avrillot sua moglie […] di due in due, o tre in tre giorni ». Le riunioni durarono almeno fino alla firma delle lettere patenti nel luglio 1602 e certamente anche dopo.

Rapportate alle riunioni dell’estate 1601, quelle della primavera e dell’estate 1602 beneficiarono, l’abbiamo visto, d’un clima internazionale meno pesante. Le relazioni con la Spagna, che erano migliorate dal gennaio 1602, non restarono meno tese. L’affare dell’ambasciata non fu d’altronde veramente regolato che con l’arrivo a Parigi dei prigionieri francesi, rilasciati dal re di Spagna e resi al re di Francia dall’intermediario del papa, il 18 luglio 1602, il giorno stesso della firma delle lettere patenti del Re. Tuttavia l’affare era stato a lungo eclissato da quello, altrimenti più serio, del complotto del maresciallo Biron. Questo ultimo, arrestato il 14 giugno per tradimento e complotto con la Spagna e la Savoia, fu decapitato il 31 luglio. Certuni progettarono allora, invano, di compromettere un suddito del duca di Savoia bene in vista a Parigi, Francesco di Sales.

Sembra che quest’ultimo, e con lui la duchessa di Longueville, ottenessero abbastanza velocemente la certezza che il progetto veniva da Dio ed era realizzabile. Nondimeno, gli argomenti di discussione non mancarono, in particolare sull’organizzazione interna della futura fondazione e le sue relazioni con le carmelitane e i carmelitani spagnoli. L’insuccesso dell’ultimo tentativo di J. Gallemant e di J. Di Bretigny permette di comprendere gli elementi decisivi che permisero a madame Acarie e ai suoi amici di giungere ai loro fini. Per la storia generale del Carmelo di Pontoise, una delle ragioni del fallimento degli ecclesiastici normanni fu l’impossibilità d’attendere il re, da cui dipendeva in definitiva la fondazione  : « a causa della guerra, nessuno ne osa parlare al re ». La fondazione delle Carmelitane riformate precisa anche che non fu possibile a Bretigny e ai suoi amici di penetrare nel Consiglio di Stato per ottenere le lettere patenti. Su questi due punti, madame Acarie dispose dei mezzi per avere buon fine.

Ottenere la firma delle lettere patenti che autorizzarono la fondazione del primo Carmelo nel Regno di Francia fu l’affare di Catherine di Longueville, che non ebbe ostacoli ad avvicinare Enrico IV, suo cugino. Egli poteva darle fiducia in materia religiosa poiché poteva ragionevolmente pensare che non nutrisse retro-pensieri politici in questo procedimento. Resistette tuttavia un poco, il 18 luglio 1602. Secondo il padre Duval, il re  :

« non gradì di primo acchito la venuta delle madri dalla Spagna, come se la Francia diceva, fosse sprovvista di religiose per dare inizio a questa opera, ma quando ebbe rappresentato a sua Maestà che erano delle povere religiose che restavano in una clausura strettissima, e che, non essendoci nessuno di questa riforma in Francia, era a proposito di farne venire dalla Spagna, si trovò d’accordò e comandò i disbrighi necessari ».

Le difficoltà considerate dalla cerchia Acarie non erano dunque immaginarie e il patronato della duchessa di Longueville fu molto utile in questa occasione. E’ ancora del nome e della reputazione di questa ultima che si servì la cerchia Acarie per ottenere da Roma la bolla di fondazione. Denis di Santeuil, che andò a sistemare l’affare a Roma, fu inviato a portare al papa una supplica redatta dalla duchessa di Longueville e una lettera del re, datata 23 ottobre 1602 che cominciava così  : « Nostra cugina la Madamigella di Longueville, avendo desiderio di stabilire nella nostra città di Parigi una comunità di giovani ragazze e di mogli vedove, dell’Ordine di nostra Signora del Carmelo riformate che pregano Dio per il bene e l’avanzamento degli affari della Repubblica cristiana e la conservazione della pace tra i Principi … ». Francesco di Sales, ritornato nella sua diocesi, presso la quale si fermò Santeuil, confidò a questo ultimo una lettera personale per il Sovrano pontefice che ricorda la maniera nella quale la duchessa di Longueville l’aveva personalmente impegnato in questa avventura. E’ ancora la duchessa di Longueville che ottiene, nell’ottobre 1602, la costruzione del primo Carmelo intervenendo due volte presso il cardinale di Joyeuse, allora abate di Marmoutier, dal quale dipendeva il priore di nostra Signora des Champs, perché ne cedesse i diritti. Il 29 aprile 1603, la prima pietra del nuovo monastero fu posta della duchessa di Nemours, in nome di Maria dei Medici, prima fondatrice, la seconda è di Catherine e Marguerite di Longueville e furono esse – oltre che fondatrici – che versarono, ad ogni tappa, le somme necessarie. Quando, il 13 novembre 1603, Clemente VIII emana la bolla d’erezione dell’Ordine delle Carmelitane in Francia, il testo è redatto come una risposta alla supplica della duchessa di Longueville. E’ ancora il nome e il prestigio della duchessa di Longueville che furono messi a contribuire in Spagna quando Berulle negoziò con i carmelitani spagnoli, a partire dal febbraio 1604. Infine, le prime carmelitane spagnole, condotte da Jean di Bretigny, arrivarono nella capitale francese il 15 ottobre 1604 e furono accolte congiuntamente della duchessa di Longueville, accompagnata della sua sorella, e da madame Acarie, circondata dalle sue figlie.

Questa preoccupazione di mettere avanti una principessa in delle negoziazioni con i poteri reali e pontificali è conforme ai costumi del XVII secolo. Madame Acarie non avrebbe potuto da sola attendere a questo fine. Dopo il padre Manrique, Anne di Gesù di Lobera, una delle prime carmelitane venute di Spagna, chiese un giorno a madame Acarie, spontaneamente o forse con un sorriso complice, « in che modo una sola donna particolare avesse avuto tanto credito a Roma, in Spagna, e in Francia, [e] da dove avesse preso il denaro che aveva dispensato in viaggi, edifici, affari ? ».

Un’alleanza feconda

La fondazione del Carmelo francese sembrerebbe dunque un’avventura collettiva che riposò su numerose alleanze intrecciate tra gruppi e personaggi molto differenti. Il nodo centrale, composto da madame Acarie, da Pierre di Berulle, da Dom Beaucousin e da André Duval, seppe allargarsi, grazie sembra al tatto di madame Acarie, dapprima ai preti normanni che potevano considerarsi come i primi portatori del progetto, Jean di Bretigny e Jacques Gallemant, poi alla duchessa di Longueville e a Francesco di Sales, che detenevano, loro, le chiavi che permettevano d’aprire le porte del Louvre e del Vaticano. Per permettere la buona riuscita di questo progetto, madame Acarie aveva scelto di restare in secondo piano e il suo nome non appare in nessuna parte nei documenti ufficiali della fondazione. Il titolo stesso di fondatrice non le era dato d’ufficio. Tuttavia, papa PIO VI glielo riconobbe, il 24 maggio 1791, nel Breve di beatificazione della « Serva di Dio, MARIA DELL’INCARNAZIONE, conversa e FONDATRICE in Francia dell’Ordine delle Religiose della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, dette Scalze ».

Questa conversazione è estratta da una lunga conferenza (37 pagine), pubblicata sotto il titolo : « Madame Acarie legge Teresa d’Avila all’indomani dell’Editto di Nantes » in « CARMELITANI E CARMELITANE IN FRANCIA DAL XVII SECOLO AI NOSTRI GIORNI »
Atti del Colloquio di Lione (25-26 settembre 1997),
raccolti da Bernard Hours,
Alle Edizioni du Cerf, Parigi 2001.